Voucher energia per le fasce di popolazione più povere finanziate tra l’altro dalle entrate delle aste Ets, ridurre le aliquote fiscali in modo limitato e mirato nel tempo, spostare il prelievo per il finanziamento delle rinnovabili al di fuori della bolletta elettrica e misure di carattere generale per tutti i consumatori di energia, che “non costituiscono aiuti di Stato”. Sono alcuni degli strumenti – simili a quelli già adottati da diversi governi tra cui quello italiano – che la Commissione Ue indica nella ‘toolbox‘ a disposizione fin da ora degli Stati membri per far fronte al caro bollette determinato da un boom della domanda di gas per effetto della ripresa economica non accompagnato da un aumento dei volumi in arrivo dalla Russia e andato di pari passo con scorte molto basse e una temporanea riduzione della produzione di energia dal vento. A queste misure se ne aggiungono altre di medio termine, a partire dalla necessità di “potenziare gli investimenti nelle energie rinnovabili, nelle ristrutturazioni e nell’efficienza energetica e di sveltire le aste e le procedure di autorizzazione delle rinnovabili”. Oltre a sviluppare la capacità di stoccaggio e istituire “nuovi gruppi regionali transfrontalieri che analizzino i rischi nel settore del gas e forniscano consulenza agli Stati membri circa l’impostazione dei loro piani di azione preventivi e piani di emergenza”. Secondo la Federazione europea sindacati funzione pubblica l’Ue deve mettere “in atto misure di emergenza più forti” e “affrontare le cause profonde della povertà energetica“.

Cauta l’apertura alla possibilità (come chiesto dalla Spagna e ipotizzato anche dal premier Mario Draghi) che gli Stati membri acquistino gas in forma congiunta, un po’ come è accaduto con i vaccini anti-Covid: si suggerisce di “sondare i potenziali vantaggi di appalti congiunti volontari”. Il programma dovrebbe essere strutturato “in modo da non interferire con il funzionamento del mercato interno dell’energia e rispettare le regole di concorrenza”. La comunicazione sarà presentata al Parlamento Ue giovedì 14 e discussa dai leader europei nel vertice del 21 e 22 ottobre. A dicembre l’esecutivo Ue presenterà anche alcune proposte per rafforzare il potere dei consumatori nel mercato del gas e per la sicurezza dell’approvvigionamento, “ad esempio mediante disposizioni per un più facile accesso alla capacità di stoccaggio transfrontaliero, anche per i gas rinnovabili e a basse emissioni di carbonio”. Per ora si consiglia di “rafforzare il ruolo dei consumatori nel mercato dell’energia facilitando la scelta e il cambio di fornitore, la produzione della propria energia elettrica e la partecipazione a una comunità energetica“.

Tra gli altri interventi che gli Stati membri possono mettere in campo per far fronte al caro bollette nell’immediato c’è la possibilità di aiuti alle imprese, “nel pieno rispetto del quadro degli aiuti di Stato”, con un margine di flessibilità per gli investimenti sulla transizione energetica. Altre misure a sostegno delle imprese prevedono l’aggregazione della domanda delle Pmi, ma sempre “nel rispetto delle regole di concorrenza”. La Commissione si impegna inoltre a indagare “eventuali comportamenti anticoncorrenziali nel mercato dell’energia”, chiederà all’Autorità Ue dei mercati finanziari (Esma) di intensificare l’attuale monitoraggio del mercato Ue del carbonio e incaricherà l’Agenzia per la cooperazione dei regolatori dell’energia (Acer) di valutare vantaggi e svantaggi dell’attuale struttura del mercato dell’elettricità all’ingrosso, soprattutto in riferimento a situazione di estrema volatilità dei prezzi.

Le misure a medio termine della Commissione comprendono lo sviluppo delle capacità di stoccaggio dell’energia, “per supportare la quota di energie rinnovabili in evoluzione, comprese le batterie e l’idrogeno“. “La crisi ha anche richiamato l’attenzione sull’importanza dello stoccaggio per il funzionamento del mercato del gas dell’Ue. L’Ue dispone attualmente di una capacità di stoccaggio per oltre il 20% del suo consumo annuo di gas, ma non tutti gli Stati membri dispongono di impianti di stoccaggio e il loro uso e gli obblighi per la loro manutenzione variano”, afferma la Commissione. L’Italia risulta essere tra i Paesi Ue meno a rischio per quanto riguarda le scorte di gas: secondo l’analisi della Commissione al 6 ottobre scorso il livello di stock nazionale era tra l’80 e il 90%, più alto della media Ue che ora si attesta al 76%, contro il 90% degli ultimi 10 anni. Austria, Olanda, Germania e Spagna hanno livelli dal 50 all’80%. Anche se in ribasso, l’attuale livello di stoccaggio sembra adeguato per affrontare l’inverno, scrive Bruxelles, mettendo tuttavia in guardia sull’evoluzione del meteo, “variabile chiave da tenere d’occhio” come anche l’evoluzione degli stock in alcune regioni.

Tra le proposte per rafforzare il potere dei consumatori ci sono requisiti minimi per le condizioni contrattuali, un passaggio più rapido e gratuito ai contatori intelligenti, un quadro favorevole per le comunità energetiche dei cittadini sul mercato del gas. “Ciò – si legge nel documento – contribuirà a rafforzare l’accettazione pubblica dei progetti di gas rinnovabile e aiuterà a mobilitare gli investimenti di capitale privato in gas rinnovabili e a basse emissioni di carbonio”.

Per quanto riguarda le cause dei rincari, Bruxelles riassume così le motivazioni dietro il boom dei prezzi: “E’ dovuto principalmente all’impennata della domanda globale di gas con la ripresa economica. L’aumento della domanda non è stato accompagnato da un aumento dell’offerta con effetti non solo nell’Ue ma anche in altre regioni del mondo. Inoltre, sono stati osservati volumi di gas in arrivo dalla Russia inferiori al previsto, stringendo il mercato con l’avvicinarsi della stagione di riscaldamento. Sebbene abbia adempiuto ai suoi contratti a lungo termine con le sue controparti europee, Gazprom ha offerto poca o nessuna capacità extra per allentare la pressione sul mercato del gas dell’Ue. Anche la manutenzione ritardata delle infrastrutture durante la pandemia ha limitato la fornitura di gas”. Il presidente russo Vladimir Putin nel corso del suo discorso alla settimana dell’energia a Mosca ha detto che l’aumento dei prezzi del gas, nonché in generale quello dell’energia, è “dannoso” per “i paesi produttori”, non solo per i consumatori. “Il mercato ha bisogno di stabilità e prevedibilità e dobbiamo lanciare un dialogo tra produttori e consumatori per beneficiare entrambe le parti”, ha detto Putin. “Siamo pronti a discutere altre azioni con i nostri partner europei”, ha aggiunto sottolineando che la Russia condivide la sfida alla lotta al “cambiamento climatico”, che mette a rischio l’umanità.

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