Il Vaticano non è mai stato avaro di misteri, ieri come oggi. Lo sottolinea in modo molto efficace il giornalista Giovanni Landi in due suoi testi appena pubblicati da La Gazzetta dello Sport. Si intitolano L’attentato a Giovanni Paolo II e I misteri dello Ior e fanno parte di una collana curata da Barbara Biscotti, docente di diritto romano all’Università Milano Bicocca. Entrambi molto ben documentati, ripercorrono due pagine di storia recente che tuttora suscitano interrogativi che non hanno ancora trovato una risposta. Il 13 maggio 1981 Alì Agca sparò a Wojtyla mentre era sulla papamobile in piazza San Pietro e salutava i fedeli arrivati per la tradizionale udienza generale del mercoledì. Il killer turco sparò per uccidere, ma il Pontefice si salvò. Eppure le domande su chi armò davvero la mano di Agca sono rimaste senza risposta, nonostante i processi che si sono svolti.

Giovanni Paolo II – nota Landi – si è sempre mostrato poco interessato alle inchieste giudiziarie e giornalistiche sull’attentato, preferendo concentrarsi sul suo significato religioso, sull’importanza di un disegno divino di cui si sentiva parte e strumento. Allo stesso modo, la Santa Sede si è tenuta abbastanza lontana dalle varie istruttorie, limitandosi a rigettare, quando lo ha ritenuto opportuno, le accuse più infamanti”. “In ogni caso – continua l’autore – il modo con cui il Papa polacco reagì alla durissima prova del 1981, insistendo per tornare subito in attività e perdonando immediatamente il terrorista, si è trasformato in una pietra miliare del pontificato di Giovanni Paolo II, e in generale dell’istituzione che egli rappresentava”.

Ne I misteri dello Ior, Landi non si sofferma solo sulle pagine oscure della storia della banca vaticana, ma analizza anche l’opera di trasparenza messa in atto con forza da Francesco. “La missione del nuovo Pontefice – scrive il giornalista – non è stata immune da rallentamenti e intoppi, però è proseguita. Nel 2017 il Vaticano è ufficialmente entrato nella White List, cessando di essere considerato un paradiso fiscale. ‘È ormai impossibile riciclare denaro allo Ior’ ha affermato la presidenza. Nel 2019 Papa Bergoglio ha varato il nuovo statuto dell’ente, attribuendo più poteri al direttore e al prelato e rendendo permanente la revisione esterna. I membri della Commissione di sorveglianza e di quella cardinalizia possono essere rinnovati una sola volta”.

Il giornalista ricorda, inoltre, che “attualmente, l’Istituto per le opere di religione ha centosette dipendenti e quindicimila clienti. Metà dei conti sono intestati a sacerdoti e vescovi, mentre l’ottanta per cento del patrimonio è riferibile a realtà come fondazioni, ordini religiosi, congregazioni episcopali. I conti cifrati e i prestanome sono vietati. Il bilancio relativo al 2020 riporta depositi per 5 miliardi e un patrimonio di 645,9 milioni di euro. L’utile netto, di 36,4 milioni, è stato distribuito per il settantacinque per cento ‘al Santo Padre o a specifici enti’, mentre il resto alle riserve. ‘L’Istituto’ recita il bilancio ‘ha proseguito nel suo massimo impegno di assicurare piena e continua adesione ai principi e alla dottrina sociale della Chiesa cattolica’”.

Landi riporta, infine, che “nel giugno del 2021, il comitato europeo Moneyval ha diffuso i risultati della sua ultima ispezione sull’antiriciclaggio: la Santa Sede ha ottenuto cinque giudizi di efficacia ‘sostanziale’ e sei di efficacia ‘moderata’; nessuno di efficacia ‘bassa’. L’attuale presidente dell’Istituto, il francese Jean-Baptiste Douville de Franssu, ha commentato la notizia: ‘È tempo che anche la percezione esterna si adegui a quella che è la realtà dello Ior, che non ha nulla a che vedere con il passato, nelle persone, nelle procedure, nei progetti e nei riconoscimenti continui in ambito internazionale. Lo Ior del passato non esiste più, né vi sono più le condizioni per un ritorno al passato. La Chiesa non se ne vergogna più’. Un giudizio estremamente positivo – conclude Landi – che non nasconde il riconoscimento di ciò che fu. Il tempo andato rimane sepolto dentro il Torrione, e con esso una parte della nostra storia”.

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