Quattro anni di reclusione per bancarotta. È la pena inflitta al leghista Mario Raggi, presidente di Net spa, la società pubblica che gestisce il ciclo integrato dei rifiuti a Udine e in una novantina di Comuni del Friuli-Venezia Giulia. Nominato il 17 settembre 2020, il suo mandato sarebbe scaduto con la chiusura del bilancio 2023, ma un paio d’ore dopo la sentenza ha annunciato l’intenzione di rimettere l’incarico nelle mani del sindaco di Udine. I fatti per cui è stato condannato – piuttosto remoti nel tempo – non riguardano la società pubblica, ma la finanziaria Fingestim, di cui era stato vicepresidente. Proprio a causa del procedimento in corso, la scelta di Raggi per un ruolo pubblico di grande importanza aveva suscitato non poche polemiche. Promotore finanziario, assicuratore e operatore nel campo delle rinnovabili, prima di arrivare in Net era stato consigliere comunale a Udine (dal 1995 al 1997), poi vicepresidente della Zona Industriale Udinese (2001-2003), presidente del Gruppo Confindustria Servizi di Udine (2003-2005), e consigliere del consiglio generale Anfao Confindustria Milano.

Il Tribunale di Udine ha condannato anche gli ex amministratori della Fingestim Loris Marzona di Tricesimo (4 anni e 6 mesi) e Franco Pirelli Marti di Tavagnacco (4 anni e 4 mesi). Assolto Luciano Di Bernardo di Tavagnacco, per non aver commesso il fatto. Per tutti il pubblico ministero aveva chiesto una pena di quattro anni e dieci mesi. “Dopo lunghissimi undici anni di causa finalmente siamo andati a sentenza di primo grado per il fallimento di Fingestim spa e Fingestim finanziaria spa. Evidenzio che il sottoscritto si era dimesso da tutte le cariche a gennaio 2007 e che una società è fallita a novembre 2010 dopo quattro bilanci depositati dopo la mia uscita e una nel 2012 dopo addirittura sei bilanci”, ha commentato Raggi. “Sono contento di essere stato stato assolto per tre dei quattro capi di imputazione. Sull’unico capo di imputazione rimasto sono fiducioso di chiarire la mia estraneità in Appello”.

Infine l’annuncio: “È stato un processo lungo e complicato che ha visto cambiare il pubblico ministero tre volte, ha visto da subito un non luogo a procedere, un azzeramento processuale, cambi di giudici, oltre trenta rinvii. Per quanto riguarda la mia carica in Net, mi recherò dall’azionista di maggioranza rimettendomi alle sue decisioni pur essendo convinto di essere del tutto innocente”. L’azionista di maggioranza (con il 68% del capitale) è il comune di Udine: il sindaco è Pietro Fontanini, esponente di lungo corso della Lega (già deputato, senatore, presidente del Friuli-Venezia Giulia e della provincia di Udine). A sorpresa, lo scorso aprile, si era dimesso da Net il direttore generale Massimo Fuccaro, prendendo le distanze dalle modalità di gestione della società. Una decisione che era apparsa in polemica non solo con Raggi, ma anche col sindaco Fontanini.

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