Nel 2018 la Calabria viene scossa dall’inchiesta che ha portato all’arresto dell’ex governatore Mario Oliverio, accusato di corruzione e abuso di ufficio, il quale ne è poi uscito assolto in via definitiva. Secondo i giudici di Cassazione, dalle carte dell’inchiesta si rileva un “chiaro pregiudizio accusatorio”. Anche se il terremoto è passato quell’inchiesta ha condizionato, dal 2018 in poi, le sorti della politica calabrese. Il Partito Democratico, poco prudentemente, ha di fatto scaricato Oliverio.

Alle Regionali del 2020 la leader scelta dalla maggioranza è stata Jole Santelli, di Forza Italia, poi purtroppo deceduta. Ma la crisi del Pd calabrese, incapace di evitare divisioni, ha fatto perdere anche questa seconda chance, nonostante la candidata della coalizione fosse una neuroscienziata di fama internazionale, Amalia Bruni, persona che aveva più di tutti le carte in regola, vera eccellenza calabrese. Debole la sua leadership sul piano politico; debole, probabilmente, anche il suo programma e comunque espressione di un centrosinistra che si è presentato troppo frammentato. La Bruni ha comunque guadagnato una buona posizione collocandosi al secondo posto con oltre il 27%. In controtendenza rispetto ai dati nazionali in Calabria vince ancora il centrodestra con Roberto Occhiuto, con oltre il 54% e il primo partito della coalizione è Forza Italia, con il 17.31% di voti.

Oliverio, che ha giocato la sua partita da solo, è arrivato ultimo, fermandosi all’1.70%. L’ex sindaco di Napoli e l’ex pm di Catanzaro Luigi De Magistris non ha convinto gli scettici. Si è fermato al 16.16%. Non è bastato nemmeno l’effetto Mimmo Lucano (che di fatto oggi è l’unico “impresentabile” per la legge Severino, dopo una condanna a 13 anni e due mesi nel processo Xenia, per vari presunti illeciti nella gestione dei migranti) a portare acqua al suo mulino.

Nei giorni scorsi Salvatore Borsellino, il fratello del giudice ucciso nella strage di via D’Amelio, sostenendo la candidatura di De Magistris ha detto: “O si vota Luigi De Magistris o si vota la ‘ndrangheta, perché nelle altre liste c’è di tutto”. Concetto che in qualche modo ha tenuto a sottolineare lo stesso De Magistris poche ore fa, commentando il risultato elettorale. “Questa terra non è voluta passare dal ricatto al riscatto”. Ecco, prima e dopo è la proposta politica che forse è mancata, con riferimenti generalizzati alla ‘ndrangheta e ad una antimafia che forse delude quando generalizza. Denunciare il malaffare è sempre giusto ma non è giusto dire che tutto è mafia. Anche in Calabria ci sono cittadini onesti che non hanno creduto al progetto di De Magistris e non per questo sono mafiosi.

Né convince il vittimismo che sempre fa da sfondo a chi vuole “liberare” la regione dai mille problemi. Quello che serve alla Calabria a mio avviso sono due cose: coraggio e normalità. L’Italia è destinataria di una buona parte dei fondi europei del Pnrr. È la grande occasione che non bisogna sprecare. Il governatore della Calabria, Roberto Occhiuto, dovrà convincere gli studenti delle università calabresi a restare nella propria terra, a lavorare al Piano di ripresa, a partecipare al cambiamento.

Per questo la prima cosa da fare è liberare la pubblica amministrazione calabrese dagli amici e amici degli amici. Infondere fiducia verso chi ha capacità e professionalità adeguate. Far entrare il merito nella Pa. È questo il primo passo per tagliare il cordone ombelicale della ‘ndrangheta con il potere. Di conseguenza, il merito e la professionalità devono essere il faro anche di chi guida la sanità pubblica regionale, dei manager, dei dirigenti amministrativi. Le selezioni devono avvenire sempre tenendo presente i requisiti dei candidati e non altri princìpi. Se Occhiuto riuscirà a garantire trasparenza e legalità nelle scelte del capitale umano sarà possibile raccogliere le esperienze di tutte quelle eccellenze che non aspettano altro che una possibilità nella propria terra.

Alla Calabria serve sanità, servono infrastrutture, servono strade, servono ospedali, serve una maggiore tutela dell’ambiente e del patrimonio pubblico, serve una vera valorizzazione dall’arte e dei luoghi di interesse storico e culturale. Serve moltissimo, ma per iniziare serve tornare alla normalità, liberandosi delle male marce che in questi anni hanno garantito alla ‘ndrangheta di arrivare prima su ogni cosa, di prendersi tutto quello che c’era da prendere. L’immagine più convincente che la Calabria può dare di sé all’esterno è il sorriso delle persone migliori che la abitano. Si punti ora sul capitale umano. A quel punto non ci sarà bisogno di nessun cortometraggio strapagato per mostrare al mondo le vere eccellenze locali.

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