Chiunque sarà, il prossimo sindaco di Roma avrà certamente un bel da fare. E non sarà facile.

Anche perché, a mio sommesso avviso, dovrà muoversi su due piani diversi, anche se collegati.

Il primo è il più urgente e attiene al minimo indispensabile per restituire ai romani una città “normale” e cioè una città sanata delle gravi criticità di cui oggi soffre. In primo luogo, la pulizia e i rifiuti: senza guerre ideologiche ma, più semplicemente, attenendosi alla legge, la quale impone una precisa scala di priorità che vede al primo posto la riduzione alla fonte (il miglior rifiuto è quello che non viene prodotto), al secondo il riciclo, il riutilizzo ed il recupero come materia, senza mutamento di stato; al terzo il recupero con produzione di energia (in cui rientrano i cosiddetti termovalorizzatori); e all’ultimo la discarica e gli inceneritori senza recupero di energia.

Occorre vietare (o ridurre) al più presto tutte le plastiche monouso e tutti gli imballaggi a perdere, incentivare il riutilizzo e, soprattutto, riprogrammare (con il porta a porta) la raccolta differenziata, che oggi a Roma è di pessima qualità, per cui, alla fine, viene, in buona parte, smaltita insieme all’indifferenziata. Certo, non sarà sufficiente, e per questo è necessario potenziare al più presto l’unico termovalorizzatore esistente (Colleferro), creando, eventualmente, stoccaggi provvisori (e non discariche) di rifiuti urbani in aree controllate cui abbinare, al più presto, impianti di trattamento.

In secondo luogo, viabilità e illuminazione, restituendo ai romani strade senza voragini e buche, nonchè adeguatamente illuminate (evitando gli effetti cimiteriali oggi troppo spesso imperanti); e restituire al più presto ai pedoni i marciapiedi oggi in molte zone occupati da ristoranti, bar e bancarelle. In terzo luogo, il trasporto pubblico, che va privilegiato con decisione (anche con vie riservate), disincentivando (pandemia permettendo) l’uso delle auto private; ed il verde pubblico (basta con gli alberi che cadono e con la vegetazione incolta che avanza indisturbata), entrambi gravemente deficitari.

So bene che, per fare questo, occorrono adeguati finanziamenti e che ci si scontra sempre con le “competenze” di altri organi ma ci sono tutte le premesse per ordinanze di urgenza e per alzare la voce, pretendendo pubblicamente che anche tutti gli altri facciano al più presto la loro parte per la capitale del paese.

E qui arrivo al punto più importante e delicato della prima fase: il rispetto delle regole. Negli ultimi anni molto si è fatto meritoriamente per la difesa della legalità ma ciò che manca è il rispetto delle regole nella città che viviamo tutti i giorni dove basta vedere il traffico e la sosta per capire che vige la legge del più prepotente. Costi quel che costi, bisogna al più presto ripristinare un controllo visibile ed attento sulle strade, da presidiare in forza con la polizia locale, reprimendo con decisione tutti gli abusi ed ascoltando le segnalazioni dei cittadini (occorre rispondere ai telefoni); utilizzando al massimo anche la moderna tecnologia e le telecamere.

Ma, oltre alla “normalità”, bisogna anche decidere che tipo di città si vuole e programmarla di conseguenza, tenendo presente le meravigliose bellezze e la storia di Roma che devono sempre prevalere su qualsiasi altra esigenza. E, se si vuole una città a misura d’uomo, basta con lo straripare di supermercati e centri commerciali: occorre incentivare il ritorno dei negozi e degli artigiani, riscoprendo l’importanza del contatto umano. Così come non c’è bisogno di altro cemento, basta recuperare tutte le aree e gli edifici dismessi (e sono tanti) oggi in pieno abbandono.

E bisogna anche pensare a far ridiventare il Tevere, con tutta la sua storia, il fiume di Roma e non un collettore di scarichi.

Molto altro ci sarebbe da dire (e, soprattutto, da fare), ma, intanto, iniziamo con la “normalità”.

Una ultima preghiera, del tutto personale al prossimo sindaco: Roma è Roma, caput mundi, e questo è più che sufficiente. Perché mortificarla scrivendo da ogni parte “Roma capitale”?

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