Ho seguito Giuseppe Conte sui social per 3 giorni e vi proverò a spiegare qual è secondo me il segreto del suo successo. C’è qualcosa che i sondaggi non riusciranno mai a rilevare e l’ex premier lo sta mostrando in un tour elettorale per l’imminente voto alle amministrative di domenica 3 ottobre.

Giuseppe Conte a Isernia, a Sora, a Formia, a Cisterna, a Mentana (intesa come località, non come Enrico), a Latina: sono solo le ultime tappe di un tour elettorale per le amministrative 2021 che sta vedendo protagonista l’ex premier, nei suoi nuovi panni di capo del Movimento 5 Stelle. La notizia è che ogni volta c’è un bagno di folla; quando Conte prende il microfono sembra una rockstar, tanto da fare indignare Fedez & C. per via delle limitazioni ancora vigenti sulla capienza per i concerti.

Voi che siete lettori, lettori de ilfattoquotidiano.it, lettori informati e che vi sapete direzionare tra social, web e tante altre fonti di informazioni, probabilmente questo lo sapete già; il resto della popolazione che si informa solo limitatamente con tv e telegiornali non potrebbe saperlo.

I nostri tg Rai (non guardo Mediaset e i tg delle tv private) infatti sono abbastanza prevedibili, lo schema è quasi sempre questo negli ultimi due o tre anni: parte il pastone politico, parlamentari dei vari partiti parlano e dicono cose davanti a un microfono, poi senza tornare in studio (sfumatura non da poco) parte un altro servizio che immortala Salvini camminare tra la “ggente” , poi si ferma, piccola pausa e dice la sua “parola definitiva” su un certo argomento X del tal giorno.

Ultimamente a Salvini potete sostituire la Meloni, ma lo schema è sempre questo e si ripete su tutti i tg con varie sfumature e differenze tra il Tg1, Tg2, Tg3. Il messaggio tradotto è: “dopo che hanno parlato i politicanti” si dia voce agli uomini e donne del popolo tra il popolo.

Ma noi siamo qui per parlare di Giuseppe Conte. Il primo video della campagna elettorale che mi ha colpito è questo: l’ex premier cammina per strada a Ravenna e un capannello di gente si raduna spontaneamente e lo applaude, dando vita a una sorte di processione laica per le vie della città. Pazzesco. Io quelle immagini le avevo già viste, era Silvio Berlusconi in uno dei suoi spot del 1999. Realtà vs. finzione, cittadini veri vs. figuranti pagati.

Tranne per il completo blu non trovo altre analogie tra Silvio Berlusconi e Giuseppe Conte. Stiamo parlando di due persone completamente diverse. Ma siamo di fronte allo stesso racconto: uno, quello di Berlusconi, di Forza Italia, completamente costruito a tavolino dai suoi specialisti della comunicazione; l’altro, quello di Conte, un racconto ancora vivo, già controverso (leggete gli ultimi interventi di Selvaggia Lucarelli, Peter Gomez, Giuliano Ferrara e Giovanni Valentini oggi sul Fatto), un racconto non compiuto, che sta per scriversi, i cui risvolti sono ancora ignoti. C’è un bivio: da una parte la strada stretta e impervia per tornare a Palazzo Chigi, dall’altra Mario Segni (l’uomo che perse il “biglietto della lotteria” dopo il trionfante referendum del 1993).

Gli ultimi sondaggi che si sono potuti pubblicare fino a domenica scorsa parlavano di un M5S intorno al 16%, e il partito di Conte fuori dai ballottaggi nei grandi Comuni. Ora non so come andrà a finire, ma se dovessi giudicare dalle miriadi di immagini, video di piazze piene e festanti per Conte, c’è qualcosa che non torna oppure c’è qualcosa che i sondaggi non riescono a rilevare: ed è l’entusiasmo, che andando a fondo nell’etimologia sta per “avere il dio dentro”, leggete questa bellissima definizione di entusiasmo dal sito unaparolalgiorno.it: Quello dell’entusiasmo non è uno stato d’animo che si riduce ad una semplice eccitazione partecipe. È qualcosa di estremamente più profondo, potente, massiccio. È il risvegliarsi di una forza che ci invasa tramite la quale non c’è meta che non sia a portata di mano, non ostacolo che non possa essere abbattuto, non collettività che non ne possa essere travolta e coinvolta. È lo stato d’animo attivo, centrato e sorridente che schiude l’infinita realizzabilità dei sogni“. Tre elettori diversi voteranno tre liste diverse con diversi gradi di entusiasmo, di potenza, di energia.

Ora le elezioni potranno anche concludersi così; ma voi vorreste essere al comando di un 15% di gente piena di forza e voglia di cambiare o di un 20% di elettori asfittici e “vittime” della propaganda televisiva? A voi la sentenza.

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