Ottanta anni fa nasceva Mariangela Melato. Icona indimenticabile. Nata a Milano nel ’41, Mariangela conquistò teatro e cinema e danza. Tanti i film con grandi registi anche se il successo di pubblico arrivò con Lina Wertmüller e due pellicole cult: Mimì metallurgico ferito nell’onore (1972), in cui impersona l’amante milanese di un operaio interpretato da Giancarlo Giannini e Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto (1974), dove sempre con Giannini è snob, sopra le righe, non certo simpatica. Perfetta. È Renzo Arbore a parlare di lei oggi, sul Corriere della Sera. Lei, il suo grande amore. Un amore nato negli anni ’70, interrotto e ricominciato nel 2007 fino alla morte di lei (2013): “Io adoro ricordare Mariangela, il suo talento straordinario, la sua grazia, la sua unicità. Certo gli anniversari portano con sé rimpianti e tante riflessioni. Sono felice però che venga ricordata , anzi bisognerebbe farlo di più. Giovedì 30 settembre andrà in onda la prima puntata di “Illuminate” su Rai3 interamente dedicata a Mariangela Melato. Ci sono anche io. Vedremo molto di lei, è un bellissimo omaggio”. E poi il ricordo della prima volta che si sono visti, lui 36-37 anni e lei 4 di meno, l’amore “indimenticabile, fortissimo, rispettoso, molto sorridente. Abbiamo riso tanto“. Momenti indimenticabili, che commuovono: “La festa dei suoi 40 anni e un capodanno: avevamo tantissimi inviti a tante feste. Abbiamo dato buca a tutti e abbiamo passato quel capodanno a casa, a Roma, con cotechino e lenticchie, solo noi due. Eravamo troppo innamorati”. La fine della storia, che non finisce mica per davvero: “Una storia non immaginabile, molto anomala la nostra. Ci ha sempre tenuti legati un filo. Io viaggiavo e compravo regali per lei, quando potevo la chiamavo per telefono, ci raccontavamo le nostre storie. Una donna straordinaria nel senso letterale del termine, di quelle che difficilmente si incontrano. Aveva una sua nobiltà popolare, ma purissima, dovuta alla fatica che aveva fatto per diventare Mariangela Melato. Aveva una grande capacità di assorbire gli eventi della vita sua e degli altri . E aveva una grande attenzione, un grande rispetto”.

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