Cinquantamila firme in 5 ore. Il traguardo delle 500mila adesioni necessarie non pare affatto irraggiungibile per il referendum per la depenalizzazione della cannabis. Il quesito, depositato il 7 settembre in Corte di Cassazione, chiede di intervenire sia sul piano della rilevanza penale sia su quello delle sanzioni amministrative. “Un inizio davvero inaspettato” commentano associazione Luca Coscioni e comitato promotore. “Guardiamo con ancora più ottimismo al 30 settembre, data limite per la consegna delle 500mila adesioni per poter andare al voto la prossima primavera”, dichiara Marco Perduca dell’Associazione Coscioni, presidente del Comitato promotore referendum. La raccolta firme sarà solo online, grazie alle firme digitali. La raccolta delle firme sarà una corsa contro il tempo visto che andrà completata in soli 20 giorni. La legge, infatti, consente che le firme a sostegno dei quesiti referendari siano raccolte solo nei primi nove mesi dell’anno, dall’1 gennaio al 30 settembre. Per questo i promotori si affidano alla tecnologia: sarà possibile sul sito www.referendumcannabis.it grazie alla firma digitale sostenere il quesito per via telematica.

Il coordinamento è formato dalle associazioni Luca Coscioni, Meglio Legale, Forum Droghe, Antigone, Società della Ragione e alla proposta hanno aderito anche +Europa, Sinistra Italiana, Possibile e Radicali italiani. “In questi anni – dice Nicola Fratoianni di Sinistra Italiana – il Parlamento non è mai riuscito con un atto di coraggio a dare una svolta nella lotta al traffico criminale degli stupefacenti e contemporaneamente avviare la legalizzazione della Cannabis. Ora la parola deve passare ai cittadini per dare al Paese una legge moderna ed efficace in questo senso. È per questo che nelle prossime settimane mi auguro che gli italiani firmino in gran numero il referendum depositato oggi”. Tra i sostenitori anche il sottosegretario agli Esteri Benedetto Della Vedova, segretario di +Europa: “Nel ’95 venni arrestato e condannato per una disobbedienza civile sulla legalizzazione della cannabis. Non ho mai cambiato idea. Ho promosso il più grande intergruppo parlamentare su questo. Ho visto legalizzare la cannabis negli Usa, in Canada e altrove; tra poco in Messico. Oggi ho firmato online il referendum per legalizzare la Cannabis, che Più Europa ha promosso con altri. Più sicurezza, più legalità, più entrate per lo Stato e meno mafie. Insieme si può fare, firma anche tu!”. Tra coloro che sostengono il referendum anche il deputato di Forza Italia Elio Vito. “Puntiamo a raggiungere l’obiettivo delle 500mila firme digitali entro la fine del mese e siamo sicuri che i cittadini saranno con noi anche per questa nuova battaglia di civiltà”, sostiene Massimiliano Iervolino di Radicali italiani.

“Quello della coltivazione, vendita e consumo di cannabis è una delle questioni sociali più importanti nel nostro Paese. Un tema che attraversa la giustizia, la salute pubblica, la sicurezza, la possibilità di impresa, la ricerca scientifica, le libertà individuali e, soprattutto, la lotta alle mafie“, viene spiegato da chi ha presentato i quesiti, secondo cui sei milioni sono i consumatori di cannabis in Italia, “tra questi anche moltissimi pazienti spesso lasciati soli dallo Stato nell’impossibilità di ricevere la terapia, nonostante la regolare prescrizione”. Per i promotori la conclusione è che “questi italiani hanno oggi due sole scelte: finanziare il mercato criminale nelle piazze di spaccio o coltivare cannabis a casa rischiando fino a 6 anni di carcere. Un dibattito che non può più essere rimandato e deve essere affrontato con ogni strumento democratico”.

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