È il film dell’estate. Complice la sua ambientazione marina affascinante, le Cinque Terre, le cinque regine della Liguria. Ma complice anche l’epoca scelta: gli iconici anni 60, con le musiche di Morandi e Bennato in sottofondo e il rombo inconfondibile della Vespa Piaggio che ha fatto sognare tantissime famiglie, in quell’epoca piena di spensieratezza. L’animazione Pixar è frutto del talento del regista Enrico Casarosa. È nato e cresciuto fino a vent’anni a Genova per poi trasferirsi a New York dove, dopo un po’ di lavori, approda in casa Disney e nel 2011 con il cortometraggio “La Luna” riceve la sua prima candidatura al premio Oscar. Nel film Luca, le Cinque Terre non sono solo una cartolina di sfondo. Ma il lungometraggio è ricco di citazioni della Liguria vera: ci sono dettagli che agli occhi di un autoctono non passano inosservati. Ecco ad esempio 15 riferimenti significativi.

Il PESTO
Sulla tavola dei protagonisti del film troviamo il principe dei condimenti liguri: il pesto. Basilico, aglio, olio, pinoli, formaggio sono l’alchimia perfetta per la salsa che non manca mai nei piatti di ogni angolo di Liguria. Ovviamente un pesto fatto rigorosamente al mortaio e non col frullatore, come si vede fare dalla protagonista Giulia.

LA FOCACCIA
In Liguria è sempre l’ora della focaccia. A colazione col cappuccino, all’aperitivo col frizzantino. Ma anche nelle merende di metà giornata e, perché no, farcita con prosciutto o formaggio, come si vede mangiare nel film dal bullo Ercole Visconti e dai suoi compagni.

LE TRENETTE
Altro riferimento gastronomico presente nel film sono le trenette. Questi spaghetti dalla forma rettangolare formano un binomio perfetto con il pesto. E il grande classico delle feste in famiglia vuole che alle trenette al pesto si uniscano patate e fagiolini e, infatti, è così che sono servite nel film, nella cena a casa di Giulia.

LA TORRE SARACENA
La casa del protagonista Alberto ricorda una diroccata torre di avvistamento sul mare. Una costruzione non insolita sulla costa ligure, infatti, sono tantissimi i paesi che sul litorale conservano antiche torri che servivano per segnalare gli assalti dei pirati saraceni.

IL PACIUGO
Su di una facciata di Portorosso si scorge un’insegna con scritto “paciugo”. È una parola genovese che significa “miscuglio”. È usata in dialetto per dire “che guaio”. Ma ha anche un goloso significato. In molte gelaterie liguri si trova la coppa “paciugo”. Ognuno ha la sua variante ma, di fatto, è un mix di tutto: gusti alla crema, pezzetti di frutta fresca, amarene sciroppate, panna e…chi più ne ha più ne metta.

SAN GIORGIO
Altra insegna non senza significato: nel film si legge “Latteria San Giorgio”. Un santo mica a caso. In Liguria la sua devozione affonda nel Medioevo, al tempo delle crociate, tanto che ricorre nello stemma comunale di Genova (croce rossa in campo bianco). Inoltre, a Genova si trova “Palazzo San Giorgio”, sede dell’Autorità portuale e San Giorgio è il nome del nuovo ponte, quello progettato da Renzo Piano in sostituzione del Morandi.

LA FERROVIA
Non è inventata neanche la ferrovia sul mare. Le Cinque Terre si raggiungono comodamente su rotaia. Un tempo la ferrovia costeggiava tutta la costa ligure. Adesso in buona parte è stata spostata più a monte, ma restano ancora diversi tratti in cui dalle carrozze non resta che godersi la vista mare.

LA STAZIONE
La stazione “Genova Piazza Principe” che si sente annunciare alla fine del film non è finzione. È una delle due principali stazioni del capoluogo ligure. Il principe non è altro che Andrea Doria, ammiraglio e nobile genovese, il cui palazzo si trova proprio a due minuti dalla stazione.

LE ISOLE
Alberto abita su un’isola e guarda con curiosità le luci di Portorosso. Non molto distanti dalle Cinque Terre esistono davvero delle isole: sono l’isola Palmaria, l’isola del Tino e l’isola del Tinetto.

LE ACCIUGHE
Si dice un mare di stelle. E per Alberto il cielo è davvero un mare, la luna è un grosso pesce e quei corpi luminosi del firmamento sono acciughe. A Genova le acciughe sono un piatto tipico: impanate e fritte, ripiene, in umido. Non stupisce che al protagonista vengano in mente proprio loro. Celebri sono le acciughe salate di Monterosso, note come “pan du ma” (pane del mare).

PORTOROSSO
Ma esiste Portorosso? Sì e no. Una delle Cinque Terre si chiama Monterosso al mare. E verso levante si trova Porto Venere, altra perla della Liguria. Il nome deriva dalla fusione di queste due celebri località, ma le ambientazioni – ha fatto sapere il regista – prendono spunto da tutti i borghi del litorale.

IL PECORINO SARDO
I bambini nel film dicono come imprecazioni i nomi dei formaggi. Un omaggio all’Italia dai mille sapori dei caseifici, ma come non pensare ancora una volta al pesto quando l’intercalare è pecorino? Infatti, la salsa verde si realizza proprio con parmigiano e pecorino sardo. Ingrediente, quest’ultimo, che mostra il legame storico commerciale della repubblica di Genova con la Sardegna.

LA PASTA
Per un film tributo all’Italia non può mancare la pasta. La signora che lavora per l’azienda di pasta che fa da sponsor alla Portorosso cup di cognome è Marsigliese. Curioso è che l’art director si chiami Deanna Marsigliese (anche lei ha origini italiane), ma il nome ha una certa assonanza – per i liguri più veraci – con la pasta Agnesi, un marchio ligure tra i più antichi di Italia. Non tutti sapranno che la Liguria ha una tradizione di pasta molto antica. Sono tantissimi i formati nati in questa regione come trofie, pansoti, mandilli de sea.

LO SCIACCHETRÀ
Compaiono in molte immagini del film i vigneti. D’altronde crescono davvero sugli aspri terrazzamenti della Liguria e alle Cinque Terre danno vita ad alcuni vini, come il pregiatissimo passito sciacchetrà.

IL GATTO
Anche Machiavelli – il gatto di Giulia – esiste davvero, in carne e baffi. È Seppia il gatto bianco e nero che tutti conoscono a Boccadasse. Si tratta del borgo di pescatori situato nel cuore di Genova in cui ha vissuto Gino Paoli che – restando sul tema – si dice che proprio da questi tetti si sia ispirato per la sua celebre canzone “La gatta”.

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