Contro ogni guerra, in prima linea per difendere gli esclusi e gli ultimi. Sempre dalla parte di chi era in difficoltà, capace di parole di mediazione di fronte ai conflitti, ma anche il primo a schierarsi contro le ingiustizie. Se ne è andato all’improvviso Gino Strada, medico milanese e fondatore della ong Emergency: attivista che ha messo al centro prima di ogni altra cosa l’umanità, esempio laico per l’Italia intera e punto di riferimento per le organizzazioni umanitarie di tutto il mondo. Una perdita dolorosa per chiunque creda nella tutela dei diritti umani, al di là di fedi e appartenenze.

“I pazienti vengono sempre prima di tutto”, è una delle frasi che ha scelto il suo staff per ricordarlo in queste ore. L’ultimo pensiero è stato per l’Afghanistan, uno dei luoghi dove ha lasciato non solo ospedali, ma anche una cultura e una generazione di giovani medici, infermieri e ostetriche capaci di portare avanti il suo insegnamento. E proprio oggi, in un articolo pubblica sulla Stampa, le ultime parole sono state per amici e colleghi che continuano a lavorare mentre i talebani avanzano nelle principali città del Paese: “Continuano a lavorare in mezzo ai combattimenti, correndo anche dei rischi per la propria incolumità: non posso scrivere di Afghanistan senza pensare prima di tutto a loro e agli afghani che stanno soffrendo in questo momento, veri ‘eroi di guerra’”.

Prima chirurgo nelle zone di guerra, poi fondatore di Emergency – Prima di tutto per Gino Strada e il suo operato parlano i dati: sono oltre 11 milioni di persone in 19 Paesi che sono state curate gratuitamente da Emergency dal 1994 al 2020, ovvero “una ogni minuto”, come amava ripetere. Del resto quella del medico Strada è stata una vera e propria scelta di vita. Dopo la laurea in medicina e la specializzazione in chirurgia, decide di occuparsi in particolare all’assistenza dei feriti di guerra. Fino al 1994 infatti, lavora con la Croce Rossa Internazionale di Ginevra in Pakistan, Etiopia, Thailandia, Afghanistan, Perù, Gibuti, Somalia, Bosnia. Proprio grazie a queste esperienze, decide, insieme alla moglie Teresa Sarti e alcuni amici e colleghi, di fondare Emergency, aprendo il primo progetto in Ruanda durante il genocidio. Il secondo progetto è in Cambogia, Paese in cui resta per alcuni anni. Nel 1998 parte per l’Afghanistan: raggiunge via terra il nord del Paese dove, l’anno dopo, l’ong apre il primo progetto nel Paese, un centro chirurgico per vittime di guerra ad Anabah, nella Valle del Panshir. Ospedale che è tutt’ora attivo e funzionante ed è diventato un centro d’avanguardia per la maternità intitolato a Valeria Solesin. Strada rimane in Afghanistan per circa 7 anni, operando migliaia di vittime di guerra e di mine antiuomo e contribuendo all’apertura di altri progetti nel Paese. Dal 2005 inizia a lavorare per l’apertura del Centro Salam di cardiochirurgia, in Sudan, il primo Centro di cardiochirurgia totalmente gratuito in Africa. Nel 2014 si reca in Sierra Leone, dove Emergency è presente dal 2001, per l’emergenza Ebola. Ma la lista delle iniziative realizzate all’estero dalla ong è lunghissima: dal centro di riabilitazione in Iraq ai centri chirurgici in Eritrea, Etiopia, Uganda e Sudan. Proprio in Uganda, a breve, avrebbe dovuto inaugurare il nuovo ospedale realizzato da Renzo Piano. “Curare i feriti non è né generoso né misericordioso, è semplicemente giusto. Lo si deve fare“, diceva Gino Strada. E con la coerenza che lo ha sempre contraddistinto, così ha fatto per tutta la sua vita.

“Spero che si rafforzi la convinzione che tutte le guerre sono un orrore” – I suoi pensieri, le sue idee, la sua visione, si possono ritrovare nei tanti interventi e comizi che ha fatto nelle piazze là dove decideva di prendere posizione. Alcuni sono poi nei suoi libri che raccolgono frammenti di un percorso ispiratore per generazioni di cooperanti e non solo. Nel 1999 Strada ha pubblicato uno dei suoi testi più famosi: “Pappagalli verdi: cronache di un chirurgo di guerra“, con le memorie e i racconti delle zone di guerra in cui è stato impegnato nella prima parte della sua vita. Lì si trovano i suoi pensieri e l’intima speranza che il mondo si muova verso la pace. “Spero che si rafforzi la convinzione che le guerre, tutte le guerre sono un orrore”, scrive in una della citazioni più celebri. “E che non ci si può voltare dall’altra parte, per non vedere le facce di quanti soffrono in silenzio”. E ancora: “Mine giocattolo, studiate per mutilare bambini. Ho dovuto crederci, anche se ancora oggi ho difficoltà a capire”. Nel 2002 ha poi pubblicato “Buskashi. Viaggio dentro la guerra”: un saggio in cui Strada ha raccontato il viaggio per raggiungere l’Afghanistan realizzato dalla delegazione di Emergency all’indomani dello scoppio della guerra. Nel suo terzo libro, “Zona Rossa”, scritto nel 2015 insieme a Roberto Satolli, il fondatore della ong ha affrontato la piaga dell’Ebola che ha fatto tremare tutto il mondo nel 2014.

L’impegno contro il Covid in Italia: dalla Calabria alle brigate per l’emergenza – In tutti questi anni Strada e Emergency però non hanno mai abbandonato l’Italia. E, proprio durante il Covid, l’ong ha rafforzato ancora di più la sua presenza sul territorio nazionale. In particolare, a novembre 2020 Gino Strada ha dato la sua disponibilità a rivestire il ruolo di commissario straordinario per la sanità in Calabria, facendo poi un passo indietro e mettendo a disposizione Emergency per la gestione dell’ospedale di Crotone. Qui l’ong ha gestito l’ospedale da campo prima e poi il reparto Covid. A Milano, una delle città più colpite dalla pandemia, la ong ha collaborato alla creazione del progetto delle “brigate per l’emergenza”, gruppi di volontari che hanno aiutato sia sul fronte sanitario che su quello economico i quartieri più in difficoltà. Ma l’impegno in Italia non nasceva dal nulla. Nel nostro Paese, dal 2006, ha creato ambulatori per migranti e persone disagiate da Marghera (Ve) a Napoli. Dal 2017 ha poi fornito assistenza psicologica e infermieristica nelle zone colpite dal terremoto: in provincia di Teramo, Macerata e L’Aquila. Dal 2019 Emercency è impegnata nel supporto alle operazioni di ricerca e soccorso dei migranti con l’associazione Proactiva Open Arms nel Mar Mediterraneo.

La battaglia per la sospensione dei brevetti per i vaccini – Negli ultimi mesi, una delle battaglie che si era impegnato a portare avanti insieme a Emergency era quella per la sospensione dei brevetti sui vaccini. Una scelta “necessaria”, come disse a il Fatto Quotidiano a marzo scorso (qui l’intervista). Di fronte ad un fenomeno globale come quello attuale, disse, “è meschino” portare avanti la discriminazione tra Paesi ricchi e Paesi poveri. “Ci sono Stati africani che hanno ricevuto solo 50 fiale, mentre alcune nazioni ricche hanno comprato una quantità di dosi sufficiente a vaccinare la propria popolazione cinque volte. I brevetti cosa c’entrano? Bloccano l’aumento della produzione. Ovviamente quelli che ci sono vengono accaparrati dai Paesi più ricchi”. Nella stessa intervista, Strada citò il caso dell’Hiv: “Fino a prima della liberalizzazione dei brevetti sui farmaci retrovirali, se ne producevano pochi e ad altissimo prezzo, e questo ha provocato una quantità di morti impressionante. Solo con la liberalizzazione dei farmaci i prezzi si sono abbassati e si è riusciti a controllare l’infezione. Lo stesso vale per il Covid”.

La battaglia in difesa dei migranti: “Sono d’accordo con chi l’ha definita una nuova Shoah” – Se da una parte Strada ha rifiutato qualsiasi strumentalizzazione a livello politico, dall’altra ha preso posizione ogni volta che è stato necessario per la tutela de diritti umani. E così ha fatto nel 2017 quando attaccò il governo italiano e l’allora ministro dell’Interno Pd Marco Minniti, che aveva da poco gettato le basi per il memorandum d’intesa con la Libia per il controllo delle frontiere e del Mediterraneo. Intervistato da ilfattoquotidiano.it, definì l’accordo “un atto di guerra contro i migranti”. Ma non solo. Sono state tante le prese di posizione. “C’è una guerra contro i migranti”, disse nel 2019. “Sono d’accordo con chi l’ha definita una nuova Shoah. Ci vedo la stessa volontà, crudeltà, indifferenza delle persone”. Ma andando ancora più indietro, già a maggio 2009 diceva: “‘In questi giorni è stata definita svolta storica rimandare dei poveracci al proprio paese e io mi vergogno di essere italiano. Spacciano per progresso razzismo, intolleranza e arroganza. Mi dispiace vedere che c’è poca reazione nella nostra società”.

Quando i 5 stelle provarono a candidarlo al Colle – Strada ha sempre rifiutato le strumentalizzazioni politiche e non ha mai voluto candidarsi, nonostante i tanti corteggiamenti. Negli anni ha sempre preso posizione contro i governi che si sono succeduti alla guida del Paese (da Prodi a Berlusconi fino a Conte) per la loro partecipazione ai conflitti e per le politiche di immigrazione. Uno degli episodi più noti è quando, nel 2013, il Movimento 5 stelle lo propose come candidato al Colle dopo un voto online che lo vide arrivare secondo dietro Milena Gabanelli. “Credo che il mio nome sia un grande segno di apprezzamento per il lavoro di Emergency, e di questo sono grato e orgoglioso”. Ma, aggiunse, “il modo in cui possiamo essere più utili a questo Paese, oggi, sia continuare a curare chi ha bisogno”. Proprio contro i 5 stelle poi, si scaglio quando andarono al governo con la Lega: “Sui migranti si sono appiattiti sul Carroccio”, disse a Radio Capital. E non risparmiò parole ancora più dure, parlando di “fascisti e coglioni al governo” che non davano grandi prospettive al Paese. Gino Strada è stato corteggiato più volte dall’area del centrosinistra, ma l’unico endorsement che abbia mai fatto è stato per la lista “L’Altra Europa con Tsipras” per le Europee del 2014. Nel 2005 si parlò di lui addirittura per le primarie che avrebbero deciso il leader dell’allora Unione. ”Da Kabul vengo a sapere che esisterebbero pressioni su di me per un mio coinvolgimento a competizioni elettorali ‘primarie'”, disse. “Ne sento parlare per la prima volta e confido che sia anche la sola”.

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Gino Strada, quando nel 2017 disse: “Accordi con la Libia? Ributtiamo i migranti in mano a torturatori. Non potremo dire “non lo sapevamo’”

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