Il cane Angelo non è sopravvissuto alle ustioni mortali del rogo scoppiato in Sardegna. Ma loro, i veterinari della Clinica DueMari di Oristano, dieci medici e cinque volontari, capitanati dalla dottoressa Monica Pais, coloro che hanno amorevolmente curato il povero cagnone, continuano indefessi a soccorrere e lenire le ferite terribili di altri cani, cerbiatti, cinghiali che l’immenso incendio sardo ha provocato. “Sono trent’anni che facciamo questo lavoro, siamo il primo centro di soccorso per animali selvatici della provincia di Oristano – spiega la Pais a FQMagazinesoccorriamo tutti gli animali in difficoltà, animali di terra, di cielo, di mare, con squame, con piume, con pelo”.

La pagina Facebook della Clinica DueMari è eloquente: oltre mezzo milione di contatti, dicemila like per ogni post, migliaia di persone che da ogni parte d’Italia mandano aiuti per curare la cerbiatta Luzzerzesa, una cinghialina piccola come un jack russel con le zampette ustionate, o il cagnetto Cenerino, tra i primi ad essere stato portato in clinica quando le fiamme hanno iniziato una decina di giorni fa a propagarsi sul Montiferru, ed oggi dimesso e affidato ad una famiglia. “Noi curiamo circa 200 randagi all’anno, tutti animali fracassati, tutti con il diritto ad essere assistiti come si deve e non ad essere abbattuti – continua Pais – mi arrivano in clinica politraumatizzati, dobbiamo intervenire con tre o quattro interventi di ortopedia. Dopo che faccio: li porto in canile? Uso la cassa di risonanza di Facebook proprio per affidarli a qualcuno. Quello che facciamo lo dobbiamo a questi essere viventi. Noi e tutti i veterinari siamo responsabili nei confronti di questi animali in un modo che va oltre la nostra professione”. Pais, che ha scritto diversi saggi editi da Longanesi sul mondo animale, ricorda che per supportare economicamente l’attività della Clinica DueMari è stata fondata una onlus che si chiama Effetto Palla, in ricordo del povero pitbull randagio chiamato Palla che venne rinvenuto dalla clinica nel 2016 con un collarino di 15 centimetri, evidentemente messo quando era cucciolo e mai più tolto, quindi curato per ridurre la dimensione abnorme del cranio dovuta a quella tortura a cui era stato crudelmente sottoposto.

“Ci fermavano in mezzo alla strada, a Milano e a Roma per darci soldi per questo è nata la onlus. L’attività della clinica continua però ad essere quella che è sempre stata: mero atto di volontariato che accoglie animali randagi doc segnalati dagli enti preposti”. C’è poi un momento in cui chiacchierando con la dottoressa, la commozione del cronista vacilla. La Pais prova a spiegare il cortocircuito sulla vita animale che anche questo incendio ha mostrato in tutta la sua paradossalità. “Questi animali sono vite come tutte le altre. Sono individui. Purtroppo la gente ha questa dicotomia nel cervello: il bambi tenero da accarezzare e il maiale d’allevamento da continuare a divorare. Ecco, voglio dire questo: così non facciamo che divorare sofferenza”, spiega la veterinaria. “Quella cinghialina ce l’hanno portata dei cacciatori che un minuto prima le avrebbero sparato in testa. Spero quindi che in questa situazione di emergenza e sofferenza, la sensibilità verso questo paradosso aumenti e io voglio fare la mia parte”.

La dottoressa Pais ha avuto colonie di cinghiali e maiali da allattare nella propria abitazione e poi c’è la storia della volpina Rosa Fumetta, vittima nel passato di un altro incendio sardo. “Era talmente bruciata e strinata che puzzava d’incendio. L’ho portata a casa per accudirla meglio, fuori dalla clinica. Era piccolissima e i mammiferi hanno necessità di cure parentali quando sono piccoli, altrimenti si lasciano morire. Lei mi dirà tutto questo impegno per una volpe vero? E io le rispondo: sì tutto questo impegno per una vita meritevole come tutte le altre”.

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