E’ ufficiale. La presa di strangolamento, una controversa tecnica di arresto della polizia francese, non sarà più utilizzata. Ad annunciarlo è il capo della polizia che – tramite una lettera – comunica la sostituzione della presa in questione, con altre tre tecniche per fermare gli eventuali arrestati. In realtà si era già parlato di questo provvedimento a giugno 2020. L’ex ministro dell’Interno Christophe Castaner, però, non aveva ufficializzato l’utilizzo di nessuna tecnica alternative, per questo è rimasta utilizzata fino ad oggi. In quella circostanza, inoltre, le forze di polizia non la presero bene, anzi.

La polizia, nella protesta di Parigi a giugno 2020, si aspettava “sostegno” dal ministro, e non, quindi una presa di posizione così forte. Gli agenti scesero in piazza più volte, sottolineando che la categoria “è la più controllata al mondo” e che se “ci sono episodi che riguardano una minoranza non si deve stigmatizzare tutto il corpo di polizia”. La presa di strangolamento era criticata dopo il caso Chouviat, un fattorino morto a Parigi nel gennaio 2020 dopo un controllo, che ha portato l’allora ministro dell’Interno ad annunciare l’abbandono della tecnica.

Questa volta il direttore generale della polizia nazionale Frédéric Veaux spiega che un rapporto ha constatato che la tecnica della presa di strangolamento presentava “rischi“. “Si decide quindi di rinunciarvi definitivamente”, aggiunge Veaux. Che spiega, poi, quali sono le tre tecniche alternative: “portare a terra tramite perno”, di “portare a terra mediante il controllo della mezza spalla” e di “dominio mediante controllo della testa”. Queste nuove tecniche si basano sul “principio della gradazione della forza secondo la resistenza dell’individuo, utilizzando metodi per portare a terra e controllare senza ricorrere a pressioni continue e prolungate a livello della laringe”, scrive il capo della polizia.

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