Se il Giappone e in particolare Tokyo è la patria del judo, l’arte marziale inventata alla fine del 1800 in cui gli atleti del Sol Levante eccellono in tutte le categorie, allora Mesagne deve diventare la capitale mondiale del taekwondo, perché una cittadina con poco più di 20mila abitanti è riuscita a sfornare due campioni olimpici (come Usa e Russia messe insieme) oltre 1100 campioni italiani e questo è un mezzo miracolo. Il miracolo, ma meglio definirlo il lavoro fatto con impegno, talento, dedizione e grandissime capacità è stato fatto in questi anni da Roberto Baglivo, l’uomo che ha la palestra “New Marzial” ed è il maestro di Carlo Molfetta, oro olimpico nel taekwondo categoria 80 kg a Londra 2012 e di Vito Dell’Aquila, altro oro olimpico nella 58 kg a Tokyo.

Vito Dell’Aquila si è avvicinato a questa arte marziale grazie a Bruce Lee. Sì, sembra strano, anche perché il grande attore che ha diffuso nel mondo il cinema realizzate con le arti marziali tanto famoso nel secondo dopoguerra a Honk Kong, non praticava il taekwondo nelle sue scene, ma a Mesagne quella era la palestra migliore che c’era e lì il papà ha portato il piccolo Vito a soli 8 anni. Bruce Lee piaceva al padre di Vito, che ha accompagnato in palestra il figlio anche perché era un bambino troppo timido. Voleva che entrasse in contatto con gli altri, parlasse con persone più grandi di lui che volevano farlo crescere sotto tutti i punti di vista, non soltanto fisico.

All’inizio Vito fa taekwondo quasi per gioco, poi partecipa ai Campionati italiani cadetti e li vince. Si qualifica anche ai Mondiali della categoria cadetti, vincendo anche questi. È quello il momento in cui capisce che può diventare un grande atleta nello sport che ha scelto. Le due grandi manifestazioni tra i senior che lo portano alla ribalta della sua disciplina ma anche dello sport italiano sono i Mondiali di Muju nel 2017 e gli Europei di Kazan dell’anno successivo. Ai Mondiali organizzati in Corea del Sud vi arriva a soli 17 anni ed è praticamente sconosciuto anche tra gli addetti ai lavori. Riesce a portare avanti un percorso meraviglioso, facendo innamorare tutti per la sua capacità di reggere la pressione in così giovane età, ma anche per il suo stile dinamico, armonioso, pulito. Arriva in semifinale e affronta uno dei migliori atleti della 54 kg, l’iraniano Armin Hadipour. Non riesce a vincere contro un atleta molto più esperto di lui, ma la possibilità di poter combattere contro atleti di questo livello è una sorta di laurea che Vito, ancora non in età da diploma, si porta a casa. Passano due anni e agli Europei di Kazan 2018 riesce a ottenere un altro bronzo, attestandosi in questo modo ad alti livelli in maniera costante.

Fino a quel punto tutto sembrava procedere in linea retta per Vito Dell’Aquila, ma agli ultimi Mondiali disputati prima della pandemia, quelli di Manchester del 2019, arriva il primo momento critico: perde male agli ottavi contro il coreano Bae Jun-seo e suona il primo un campanello d’allarme. Vito non è in forma come prima, non sembra brillante. A questo si aggiunge che per partecipare a Tokyo 2020 deve salire di categoria, passando dalla 54 kg alla 58 kg e, come lui stesso afferma, “sembrano pochi 4 kg, ma si sentono parecchio in combattimento”. Deve resettare tutto adattandosi a nuovi avversari, nuove misure da prendere, un nuovo corpo da mettere a posto per adattarlo alla categoria. Sembra una cosa facile, ma non lo è. A un certo punto si temeva che avesse problemi seri anche a qualificarsi per le Olimpiadi di Tokyo 2020, invece ci è riuscito soprattutto grazie alle belle prove disputate nel Grand Prix Final tenutosi a Mosca, manifestazione classificata come G8 e che assegnava quindi il doppio dei punti per il ranking rispetto a un normale Gran Premio.

Oggi Vito è arrivato a Tokyo senza i favori del pronostico, anzi quando il sorteggio gli ha dato al primo turno l’ungherese Omar Salim, campione d’Europa in carica, molti pensavano che il suo cammino sarebbe durato davvero poco. Già al primo incontro disputato quando in Italia era notte ha dimostrato invece che oggi era in grandissima forma e leggero di testa. Ha battuto 26-13 l’ungherese, vincendo con le armi che erano anche del magiaro, velocità e precisione dei colpi. Come si poteva anche immaginare, le altre due sfide successive, ai quarti di finale contro il tailandese Ramnarong Sawekwiharee e in semifinale contro l’argentino Lucas Guzmán, sono stati incontri anche meno complessi, che hanno permesso a Vito Dell’Aquila di arrivare all’oro olimpico.

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