di Gianluca Pinto

Nel 2001 fui eletto Segretario di Rifondazione Comunista della mia città. Dovetti seguire il G8 (per motivi di necessario “care giving” familiare, come si direbbe oggi) ascoltando anche, tra tutte, le oscene omelie “politiche” di Marco Pannella con la spalla Bordin su Radio Radicale.

Con il “Social Forum” si era creato un movimento “globale” che era plurale e pacifico contro le politiche liberiste della globalizzazione. Era un movimento forte, coordinato e “pericoloso”, che aveva già dimostrato di poter ostacolare quello che, a livello economico, stava avvenendo (e di cui vediamo i primi risultati negli ultimi anni). Si era creata una forza oggi impensabile (a causa del lavoro di cesello fatto per impedire la nascita di una coscienza collettiva come quella: dall’assenza di tempo per pensare, all’informazione omologata, allo smantellamento dei “luoghi” fisici di lavoro e via dicendo).

Un filo lega, dopo Seattle, il trittico Napoli-Genova-Göteborg. Nelle ultime due si è addirittura “cercato il morto” anche se a Göteborg l’impresa non è riuscita, mentre a Genova sì. Si voleva far capire che “manifestare” è pericoloso. Si è voluta esibire la forza bruta e l’odore “testosteronicamente spinto” delle squadre di aggressione che il sistema poteva mettere in gioco quando necessario, con tanto, a Genova, di mezzi da sbarco direttamente sulla spiaggia dove stavano anche i bagnanti.

Black bloc che distruggevano tutto davanti alle “forze dell’ordine” che, dopo aver assistito alla devastazione senza fare nulla, assalivano con violenza allucinante i manifestanti inermi. Niente pietà per la disabilità: la manganellata nell’occhio sano – dopo avergli sollevato la testa per osservare bene gli occhi per capire quale funzionasse e, quindi, dove colpire – di un manifestante sofferente di paresi spastica agli arti inferiori ed un occhio atrofico (testimonianze). Pronto soccorso blindato dalle forze dell’ordine che hanno puntato la pistola alla gola di infermieri. Cosiddetti “black bloc” ricoverati nella zona dei poliziotti e non in quella, piantonata, dei manifestanti “colpevoli” (testimonianze).

Ho ancora in mente quella telefonata tra due esponenti delle forze dell’ordine, dopo l’omicidio Giuliani, in cui ridendo sulle “zecche” (i manifestanti) la donna, ridendo, esclama “uno a zero”. Una violenza inaudita senza precedenti. Il messaggio era chiaro: “Questo è quello che succede a chi vuole ostacolare il progresso del sistema in atto. Niente Democrazia, niente diritti, niente. Avrete solo forza bruta e violenza”. Ho conosciuto persone che hanno subito e ho provato (inezie, a confronto) di persona.

“Oddio no!!! Merde!”: questo, che si sente da parte di un manifestante in un video girato alla morte di Carlo Giuliani, mi resterà sempre in mente. Questo urlo descrive purtroppo quello che io realmente penso. Mi dispiace, ma io fiducia nelle forze dell’ordine non ce l’ho. Le forze dell’ordine non mi danno alcuna sicurezza, anzi, il contrario, servono il regime, qualsiasi sia (democratico o meno), con mezzi che il regime desidera: questo è. Mi dispiace, so che si dovrebbe dire il contrario per motivi che non capisco, ma questo è.

Quello in cui ho fiducia, invece, è la democrazia e quindi (se la rappresentanza funziona, cosa che non mi sentirei di affermare da anni in Italia) almeno la “possibilità” di avere leggi giuste per tutti. Ho fiducia nel complesso della magistratura, nonostante le aberrazioni evidenti che ci sono. Ho fiducia nella possibilità che esista, a prescindere dall’azione delle forze dell’ordine, un sistema che stabilisca chi non rispetta le regole e chi le rispetta.

Ho fiducia in tutto questo, per cui chiedo sinceramente che la riforma Cartabia venga smantellata. Chiedo a forze del Parlamento (nel caso specifico al Movimento 5 Stelle guidato da Giuseppe Conte) di non accettare compromessi al ribasso. Chiedo, se posso, per favore, a loro (rivolgersi ad altri sarebbe inutile) di poter avere fiducia, ancora per un po’, nel sistema democratico.

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