Sì all’estensione per i mezzi di trasporto a lunga percorrenza come per concerti e discoteche, no in bar e ristoranti. La “via italiana” indicata mercoledì da Mariastella Gelmini al ‘modello francese’ potrebbe essere in un allargamento dimezzato dell’obbligo di green pass. È questa una delle ipotesi che si fa strada in vista della cabina di regia che, lunedì o martedì, sarà chiamata a rispondere con una mossa alla ripresa del contagio sotto la spinta della variante Delta. Un utilizzo diffuso della certificazione verde – a quanto si apprende – eviterebbe il ricorso a misure più restrittive. Tra i provvedimenti verso cui si tende, c’è anche quello di riservare – almeno per alcune attività – l’utilizzo del green pass solo dopo aver fatto la seconda dose di vaccino, in linea con l’Unione Europea.

Una mediazione rispetto all’entusiasmo che aveva accompagnato la strategia annunciata negli scorsi giorni da Emmanuel Macron, frutto del muro alzato dalla Lega dopo i sì del generale Francesco Paolo Figliuolo e anche di alcuni ministri, compreso Renato Brunetta. Un no a bar e ristoranti è arrivato nelle scorse ore anche dal Movimento Cinque Stelle che ha ricordato i “grandi sacrifici” di commercianti e imprenditori nell’ultimo anno e mezzo e avvisato: “Dopo tutto questo non si può tornare indietro”. Oggi – è la posizione – dei pentastellati “grazie alla diffusione dei vaccini, ai contagi non corrispondo più molti ricoveri perché abbiamo messo in sicurezza i soggetti fragili”, chiedendo quindi la riapertura di stadi e discoteche con il green pass, la gratuità dei tamponi e allo stesso tempo stoppano l’ipotesi di introdurne l’obbligo anche per bar e ristoranti: “Significherebbe solamente limitare una ripresa così faticosa, dopo mesi di sacrifici. Come sempre, quindi, adeguatezza e proporzionalità sono i criteri che ci muovono”.

La sintesi prova a farla, anche oggi, la ministra per gli Affari Regionali Gelmini: “Credo sia normale su un tema importante avere sensibilità differenti, è capitato anche in passato. Sono fiduciosa che anche su questo tema, come ha detto il presidente Fedriga, si troverà una soluzione unitaria”. La decisione però, ragiona la ministra, deve essere presa in fretta: “Se non vogliamo tornare a dover chiudere il Paese non possiamo perdere tempo e non possiamo accontentarci dei risultati buoni che abbiamo raggiunto. Dobbiamo fare uno scatto in avanti. Penso ci saranno le condizioni per compiere queste scelte in un clima di coesione, condivisione rispettando la sensibilità di tutti”.

L’aspetto delle chiusure non riguarda solo l’obbligatorietà del green pass, ma anche i parametri che regolano le fasce di rischio. Con il sistema attuale, stando all’evoluzione dei dati nelle ultime settimane, diverse aree del Paese rischiano di passare in zona gialla nelle prossime settimane senza una contromossa decisa per arginare l’impennata di casi. Su questo fronte, avanza l’ipotesi di un maggior peso dell’Rt ospedaliero sui profili di rischio da assegnare alle Regioni. I provvedimenti che scaturiranno dal confronto su questi temi confluiranno nel ‘decreto emergenza’ del governo previsto entro fine luglio, dove dovrebbe essere prevista anche la proroga dello stato di emergenza, che al momento termina il 31 luglio. Due sono le ipotesi, al momento, della sua prossima scadenza: fine ottobre oppure fine dicembre.

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