Un grave infortunio sul lavoro avvenuto nel 2004 gli ha fatto perdere la mano destra. Nonostante questo ha voluto entrare nel mondo dello sport paralimpico diventando in pochi anni anche campione italiano di para archery, tiro con l’arco paralimpico. Lui si chiama Kelmend Cekaj, ha la doppia nazionalità italo-albanese e gareggia per la nazionale albanese, anche se è seguito da uno staff composto da professionisti italiani come Antonio Zara (tecnico attrezzature), Marco Barigozzi (tecnico materiale arcieristico), Fabio Galimberti (fisioterapista dal 2004), Elio Imbres (allenatore) e per conto di Inail la dottoressa Giorgia Albanese. Il suo albo d’oro è notevole, considerando che ha iniziato nel 2016 a praticare questa disciplina. Le sue vittorie: compound a squadre seniores targa 2018, campione italiano para archery compound a squadre targa assoluto 2018, campione italiano para archery compound seniores indoor 2019, campione italiano para archery compound assoluto indoor 2019.

In questi giorni si trovava in Repubblica Ceca per partecipare al torneo di qualificazione per le Paralimpiadi di Tokyo 2020, dove non è riuscito però a centrare l’obiettivo. Gli resta la speranza di ricevere il cosiddetto “invito” formale del Comitato paralimpico che, in alcuni casi, riserva dei posti a determinati atleti per motivi particolari. Contattato da Ilfattoquotidiano.it mentre era di ritorno verso l’Italia, Cekaj ha detto: “In Repubblica Ceca è stata un’esperienza sportiva davvero importante, per ogni atleta partecipare a queste gare è un onore perché questi eventi ti fanno crescere e imparare molto”.

Cekaj non vive questo sport come una professione ma come una passione. “Più che un professionista di para archey mi sento un dilettante nel senso migliore del termine, che vuole sempre migliorare e crescere. Partecipare a tornei e gare internazionali mi riempie di gioia e mi stimola. In questi giorni ho sfidato gli atleti tra i più forti al mondo, peccato per la non qualificazione ma lo sport è anche questo”.

Il campione si allena presso la struttura Arcieri del Roccolo, all’interno di un parco a Canegrate, vicino a Legnano, dove vive dagli anni 2000 con tutta la sua famiglia. Ha partecipato anche al Campionato mondiale a ‘s-Hertoghenbosch in Olanda. “Sono seguito da un staff che mi è di grandissimo aiuto, c’è chi mi cura l’attrezzatura meccanica e chi mi aiuta con la fisioterapia, oltre al mio coach. Sto cercando uno sponsor perché si tratta di una disciplina sportiva assai costosa e mi piacerebbe trovare qualcuno che mi aiutasse a sostenere le spese”. Al momento Kelmend è anche senza occupazione e spera di ricevere un’opportunità di lavoro per aiutare la sua famiglia e poter andare avanti con maggiore serenità. Dal 2016 può partecipare solo a competizioni a squadre avendo optato per la nazionale albanese.

Nel 2002, Kelmend è partito dall’Albania per venire in Italia. Dal giorno dell’infortunio, all’età di 35 anni, la sua vita è cambiata completamente. Ex operaio legnanese, è un assistito dell’Inail e gli è stato proposto un percorso sportivo con il CIP. La prima cosa che colpisce di Kelmend è la caparbietà e la voglia di imparare. Nella sua vita non ha mai smesso di mettersi alla prova e, soprattutto, ha fatto dello sport e del tiro con l’arco una delle sue maggiori sfide personali. Il suo allenatore Imbres dice a Ilfattoquotidiano.it che “lo sostiene come assistito Inail, potendo usufruire di questa opportunità come persona infortunata sul lavoro. Kelmend è un bravo atleta e non lo vedo come persona disabile”. Ogni anno si confronta senza la mano destra con campioni di importanza mondiale. A livello agonistico il tiro con l’arco è una disciplina assai cara. “Un buon arco costa intorno ai 1.400 euro – afferma Kelmend – Poi ci sono le frecce e i mirini. Per questo devo ringraziare la Sede Inail di Legnano che mi ha aiutato anche per quanto riguarda l’acquisto di alcuni attrezzi utili”.

Tirare con l’arco è complesso per Cekaj. “Si è costruito una giacca su cui ha posto uno sgancio meccanico come ausilio da dove parte un filo che gira attorno al collo e poi ha una molla che si infila in bocca e premendo con i denti la molla riesce a scoccare la freccia”, spiega il coach. Con il Covid è stato più difficile trovarsi per le sessioni di training. Per fare tiro con l’arco occorre pazienza, precisione e tecnica e sono tutti fondamentali che Kelmend possiede. “Io abito a Pavia – continua l’allenatore -, lui a Legnano, ci siamo visti poco o nulla quest’anno. Con Kelmend vivo una continua avventura sportiva esaltante, in tempi brevi siamo riusciti a raggiungere traguardi davvero importanti. È l’unico albanese ad essere riuscito a raggiungere una certa tipologia di punteggi”. Ora Cekaj ha due grandi sogni da realizzare: “Mi piacerebbe tantissimo partecipare alle Paralimpiadi con uno sponsor e vorrei trovare un lavoro perché mi sento ancora una risorsa per la società nonostante tutto”.

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