Una corruzione non c’era, l’altra è stata derubricata a traffico di influenze e dichiarata prescritta. Il reato di finanziamento confermato e un’ulteriore reato di traffico di influenze con la pena da rideterminare. A sintetizzarla così la decisione della Cassazione sulla posizione di Gianni Alemanno, la cui posizione fu stralciata dal mare magnum del processo Mafia Capitale/Mondo di mezzo, appare meno favorevole per l’ex sindaco di Roma a cui arrivano felicitazioni molti, compreso un imputato eccellente di quel processo come Salvatore Buzzi, l’ex ras delle cooperative condannato a 12 anni e 10 mesi perché caduta l’aggravante mafiosa.

In appello Alemanno era stato condannato a 6 anni e una conferma gli avrebbe inevitabilmente aperto le porte del carcere. La procuratrice generale, Perla Lori, aveva chiesto di confermare quel verdetto e la aveva sollecitato un nuovo processo di secondo grado solo per rideterminare le pene accessorie e in particolare l’interdizione dai pubblici uffici. Sulla corruzione però gli ermellini hanno riconosciuto una assoluzione e una prescrizione arrivata con la riqualificazione del reato.

Con la formula “per non avere commesso il fatto” l’ex ministro è stato assolto nel capitolo che riguardava la gara d’appalto sulla raccolta differenziata ma ha incassato la prescrizione per la corruzione contestata nella vicenda del pagamento dei debiti Ama. I giudici hanno confermato la condanna a sei mesi per l’accusa di finanziamento illecito e hanno disposto un nuovo processo davanti alla Corte d’appello per la rideterminazione della pena (che riguarda il capo di accusa riqualificato da corruzione a traffico di influenze illecite) sullo sblocco dei pagamenti Eur Spa.

Secondo l’accusa, tra il 2012 e il 2014, per il tramite l’ex ad di Ama Franco Panzironi, l’esponente dell’allora An avrebbe ricevuto, attraverso la sua Fondazione Nuova Italia, oltre 223mila euro tra cene elettorali, finanziamenti alla sua associazione e denaro contante. Una parte consistente dei soldi sarebbe arrivata nell’ottobre 2014, a due mesi dalla prima ondata di arresti avvenuti il 4 dicembre. Soldi, secondo l’accusa, arrivati dai due principali protagonisti dell’inchiesta ex “mafia capitale”: Salvatore Buzzi, a capo dell’universo di cooperative racchiuse sotto il marchio della 29 Giugno, e Massimo Carminati, noto estremista di destra. Va ricordato che l’iniziale aggravante mafiosa è decaduta in Cassazione per tutti gli imputati alla quale era stata contestata.

In sede di indagine i carabinieri del Ros di Roma avevano infatti ricostruito le dazioni illecite di denaro giunte da Buzzi e Carminati sul conto corrente della Nuova Italia. Somme per un valore complessivo di 198.500 euro arrivarono nel periodo compreso dal 4 gennaio 2012 al 3 settembre 2014, mentre altri 25mila euro sono arrivati sul conto corrente dell’allora mandatario elettorale di Alemanno. A pagare quelle cifre i soggetti riconducibili in particolare a Buzzi (Casa Comune 2000, Unicop, Eriches 29, cooperativa Formula Sociale, Sarim Immobiliare e Sial Service) ma anche soggetti economici che in qualche modo, secondo gli inquirenti, agivano in accordo con il ras delle cooperative (Edera di Franco Cancelli per la somma di 60.000 euro, coop. Un Sorriso e Impegno per la Promozione di Sandro Coltellaci per la somma di 15.000 euro). “I bonifici della fondazione non li faceva Alemanno, il quale non ha mai effettuato alcun pagamento, in tutti i documenti compare solo il nome di Panzironi (l’ex ad di Ama, ndr)”, avevano ribattuto i suoi avvocati Franco Coppi e Pietro Pomanti. Quanto ai 10mila euro dati da Formula Sociale, “altro non erano che un regolare versamento tramite bonifico che riguarda la Fondazione Nuova Italia”.

Fra i “favori” svolti, secondo l’accusa, da Alemanno e dai suoi uomini durante il periodo da sindaco della Capitale, elencati dall’accusa e sempre fortemente contestati dall’allora primo cittadino, ci sono interventi per l’erogazione di finanziamenti dal Comune di Roma a Eur Spa “finalizzati a consentire il pagamento di crediti di soggetti economici riconducibili a Buzzi e Carminati”, pressioni sui vertici di Ama per lo sblocco dei crediti vantati dalle cooperative di Buzzi e interventi finalizzati all’approvazione del bilancio di previsione 2012 e alla realizzazione dell’assestamento di bilancio, sempre con un occhio agli interessi delle cooperative, con riferimento particolare ai crediti vantati nei lavori di allargamento del campo rom di Castel Romano, a cui Carminati – secondo gli atti di inchiesta – era direttamente interessato.
La decisione della Cassazione è stata accolta con emozione da Alemanno che ha abbracciato i familiari che hanno atteso la sentenza con lui al Palazzaccio. “Per me è la fine di un incubo durato sette anni, e che obiettivamente poteva essere evitato – ha commentato l’ex sindaco -. Mi sono ritrovato prima mafioso e poi corrotto, adesso rimane un piccolo traffico di influenze che sarà la Corte di appello a giudicare” ha detto Alemanno dimenticando la prescrizione sulla vicenda debiti Ama che sancisce che quel reato è stato commesso ma è passato troppo tempo perché sia sanzionato. E ancora: “Questa sentenza ridimensiona questa vicenda: non c’è più corruzione, non c’è più quel fango che mi era stato tirato addosso”. Dal canto loro i difensori esprimo soddisfazione. “La sentenza impugnata – commentano Cesare Placanica e Filippo Dinacci non prendeva atto di quanto già aveva statuito sulla vicenda la Corte di Cassazione e soprattutto non considerava che il sindaco Alemanno, al di là del coinvolgimento, solo tramite Panzironi, in alcune specifiche e a nostro modo di vedere lecite vicende“. Alemanno “era stato giudicato completamente estraneo alle contestazioni di associazione ipotizzate dalla Procura, peraltro solo in parte riscontrate dalle sentenze che si sono occupate della intera vicenda”.

La vicenda giudiziaria dell’ex primo cittadino della Capitale era iniziata nel dicembre del 2014 con una perquisizione domiciliare e l’iscrizione nel registro degli indagati nell’ambito della operazione Mondo di Mezzo. Nei suoi confronti l’accusa iniziale era di concorso esterno nell’associazione di stampo mafioso e corruzione. Per il concorso esterno i pm chiesero e ottennero l’archiviazione nel febbraio del 2017. La posizione dell’ex sindaco venne, però, stralciata e per lui restò in piedi la corruzione a cui si aggiunse il finanziamento illecito.

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