Malika Chalhy è stata al centro dell’attenzione di quotidiani e social che l’hanno travolta con un fiume di veleno e rancore perché con la raccolta fondi lanciata sulla piattaforma GoFundMe che l’ha beneficiata di una cifra ingente, ha avuto la sfrontatezza di acquistare una Mercedes Classe A, usata, da 17mila euro, e un bulldog francese da 2500 euro. Secondo la morale di molti commentatori social, avrebbe dovuto comprare un’utilitaria (che oggi comunque ha un costo che varia dai 10mila agli 11mila euro) o scegliere un randagio in un canile pubblico per dare prova di essere modesta e umile, degna della munifica manna che le era caduta dall’alto dei cieli.

E’ stata una occasione persa. La solidarietà sociale si è degradata in una maligna gogna pubblica. Infinite sono le vie della provvidenza e anche le ambivalenze dell’inconscio e i pregiudizi che lo abitano.

Malika Chalhy era conosciuta dal pubblico perché aveva pubblicato sui social un audio della madre che la insultava ferocemente perché si era innamorata di una ragazza. Era stata buttata fuori casa senza alcun sostentamento. Sulla piattaforna GoFundMe era stata lanciata una raccolta fondi per aiutarla a rifarsi una vita e tutti si erano sentiti civili e buoni e le avevano donato qualcosa. La risposta era stata generosa: 140mila euro per risarcirla moralmente e materialmente del rifiuto di una famiglia che avrebbe dovuto proteggerla e amarla. Solo che tutti possono arricchirsi, tranne i poveri, così la catena di solidarietà si è trasformata in una frusta impugnata anche da chi non le aveva dato nemmeno un centesimo e le ha rovesciato addosso un malcelato classismo e razzismo.

Tutto questo è avvenuto nonostante le dichiarazioni di Elisa Liberatori Finocchiaro, direttrice di GoFundMe in Europa che ha spiegato che la raccolta fondi era stata regolare: “I due organizzatori delle raccolte che hanno impostato i fondi a suo beneficio, hanno chiarito che i fondi sarebbero serviti a permettere alla ragazza di rifarsi una vita e questo è legittimo e rispetta i nostri termini di servizio. Chi ha donato lo ha fatto consapevole che quel denaro sarebbe servito a Malika a comprare quello di cui ritenesse avere bisogno”.

Tutto a posto? No. Si rimprovera Malika di non aver fatto acquisti consoni alla sua classe sociale e di aver voluto beni che rappresentano lo status privilegiato di chi, libero dal bisogno, può appagare i propri desideri. Un lusso riservato solo ai ricchi perché ai poveri e a chi si barcamena per arrivare a fine mese, resta solo l’opportunità di occuparsi, quando gli va bene, di soddisfare bisogni. Ma anche soddisfare i desideri è un bisogno. Non è una questione che riguarda solo i nostri tempi funestati da sprechi e ipnotici quanto inutili feticci che vogliamo possedere per colmare i nostri vuoti. E chi è senza peccato scagli la prima pietra.

Durante la colonizzazione delle Americhe e la conseguente importazione di beni e spezie che all’epoca erano pregiate, i minatori inglesi con salari da fame, rinunciavano ad alimenti più nutrienti e acquistavano té e zucchero che non erano necessari in una sana alimentazione. Ci sono beni che nel nostro immaginario diventano simboli di elevazione personale e sociale, qualcosa che a torto o a ragione (quasi sempre a torto) ci fa sentire migliori. La scelta un po’ ingenua di Malika “di togliersi lo sfizio” comprando una Mercedes e un bulldog di razza non ha suscitato in me nessuna rabbia solo tenerezza perché forse come molti suoi coetanei desidera e sogna cose che sono imposte dal marketing o dalla televisione o da influencer che si presentano come persone di successo sfoggiando orologi di marca, borse firmate, auto di lusso e petulanti cagnetti con il pedigree. Ma c’è ben altro da sognare.

Se fosse mia figlia le darei i soliti consigli quali “molla il bulldog, prendi un gatto che è meno impegnativo, acquista una casa, fai dei viaggi, iscriviti all’Università, studia e vai dalla parrucchiera” ma sono certa che qualcuno avrebbe da ridire anche su questo, preferendo che 140mila euro venissero spesi in purghe e medicine ma vi piaccia o no, la scelta di come spendere quel denaro spetta solo a Malika.

Alcuni l’hanno accusata di aver goduto dei “soldi degli italiani” con la certezza che nessuno straniero possa aver donato qualcosa mentre altri le rinfacciano di aver speso denaro per il proprio benessere invece che in psicologi e avvocati , ovvero di non spenderli, come scrivevo poco fa, in purghe e in medicine. Trattandosi della gogna di una donna, immigrata e lesbica poteva forse mancare l’esternazione salviniana? Il leader politico che non ha ancora scoperto che fine abbiano fatto i 49 milioni di finanziamento pubblico donati dagli italiani alla Lega, ha sentenziato: “coi soldi raccolti per beneficenza si è comprata una Mercedes nuova di zecca vergogna be abbiamo?”.

Quando i social e i quotidiani avranno finito di infilare la vil materia nel ventilatore e la gente si dedicherà a qualche altra feroce gogna in nome dell’amore per anziani, bambini, cani e gattini, Malika dovrà riflettere e fare tesoro di questa brutta esperienza e imparare che è pericoloso appellarsi al buon cuore altrui perché la beneficenza soggiace ad una regola ferrea: deve far sentire meglio e gratificare chi la fa e non chi la riceve. Attenzione a rivoluzionare la condizione del beneficiato fino a superare quella di chi ha donato perché esploderà l’invidia sociale insieme ai sentimenti più vili.

Il dono è una magnifica cosa quando è autentico e disinteressato ma è raro come un unicorno. Non chiede nulla in cambio, non la restituzione di una bella immagine di sé, non la gratitudine e non pretende di avere potere su chi ha ricevuto il dono.

In questa storia da 140mila euro e miserie, Malika ha acquistato un’auto usata e un cane costoso ma c’è stato chi ha reclamato la pretesa di dirigere la sua vita solo per averle donato pochi spiccioli perché ha confuso una donazione con una compravendita.

Se la raccolta fondi è ancora in corso, farò una donazione a Malika. Che metta benzina nella Mercedes usata o se li sputtani come crede ma in futuro punti su se stessa, sia indipendente e sia prudente e non chieda denaro al prossimo. Dovrà dare in cambio qualcosa. Spesso molto più di quanto avrà ricevuto.

@nadiesdaa

Sostieni ilfattoquotidiano.it: se credi nelle nostre battaglie, combatti con noi!

Sostenere ilfattoquotidiano.it vuol dire due cose: permetterci di continuare a pubblicare un giornale online ricco di notizie e approfondimenti, gratuito per tutti. Ma anche essere parte attiva di una comunità e fare la propria parte per portare avanti insieme le battaglie in cui crediamo con idee, testimonianze e partecipazione. Il tuo contributo è fondamentale. Sostieni ora

Grazie, Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Ddl Zan, non ci capisco molto ma di certo so che ogni persona è unica

next
Articolo Successivo

Il piano pandemico inadeguato e obsoleto. Ne ho parlato con Francesco Zambon

next