Non è stato ancora trovato il cadavere di Saman Abbas, la 18enne di origini pakistane residente a Novellara (Reggio Emilia), che la famiglia avrebbe condannato a morte perché non voleva sposarsi. La ragazza, secondo il racconto del fratello, sarebbe stata uccisa dallo zio, e da settimane inquirenti e investigatori ne cercano il corpo. Venerdì mattina l’elettromagnetometro, utilizzato per verificare eventuali irregolarità nel terreno, ha dato riscontri in un punto tra due serre. I cani addestrati arrivati dalla Svizzera sembravano confermare di aver trovato una traccia. Lo scavo, però, con una ruspa bobcat, non ha portato a nulla: falso allarme.

Le operazioni proseguono, nonostante il caldo. L’area di ricerca nelle campagne di Novellara, vicino al casolare dove viveva la famiglia della 18enne pachistana e dove da giorni sono impegnati i carabinieri, è stata circoscritta ulteriormente e sono una ventina i punti che nelle prossime ore saranno verificati uno a uno, sulla base delle indicazioni strumentali. “Stiamo facendo questi approfondimenti, dureranno ancora un po’ di tempo – ha spiegato al Tgr Rai Emilia-Romagna il colonnello Cristiano Desideri, comandante provinciale dell’Arma di Reggio Emilia – perché bisogna isolare alcune zone e effettuare perforazioni per verificare”. Oltre alle ricerche del corpo, ci sono quelle degli indagati. Prima di tutto in Europa, per lo zio della ragazza, Danish Hasnain e il cugino Nomanulhaq Nomanulhaq, fuggiti il 10 maggio. Più complesse quelle in Pakistan, per i genitori, Shabbar Abbas e Nazia Shahenn, volati via il primo maggio. In carcere a Reggio Emilia c’è sempre il secondo cugino, l’unico degli indagati a essere stato arrestato, Ikram Ijaz.

Tra gli spunti seguiti dagli investigatori coordinati dal pm Laura Galli ci sono le dichiarazioni del fidanzato delle 18enne, un pakistano residente in un’altra regione. Ieri sera la trasmissione Dritto e Rovescio su Rete4 ha mostrato le immagini, pochi secondi, dove si vede il padre di Saman, con una giacca blu e uno zio materno con uno scialle marrone, a gennaio in Pakistan, incontrare proprio il fratello del fidanzato. Di questo incontro aveva parlato anche la ragazza ai carabinieri il 22 aprile, pochi giorni prima di sparire: Saman aveva infatti raccontato del viaggio del padre e dello zio in Pakistan per incontrare il fratello del suo ragazzo e delle minacce che avrebbero fatto, ossia di uccidere il suo fidanzato e tutta la sua famiglia se non l’avesse lasciata.
Il fidanzato, poi, ha riferito Chi l’ha visto, ha consegnato ai militari una foto della ragazza con un livido, un segno rosso sul volto, il segno di una percossa su una guancia. A suo dire Saman avrebbe incolpato del gesto un parente, rimasto a Novellara, il quale ha negato: ha detto di non essere stato lui e di non aver niente a che fare con la sparizione della ragazza. Le indagini stanno poi concentrandosi anche su due zie all’estero, che avrebbero fatto pressioni sul fratello minorenne di Saman, ora in una comunità protetta, affinché tacesse. Ma le sue parole, prima ai carabinieri e poi ribadite in incidente probatorio, hanno indicato nello zio Danish l’esecutore materiale del delitto. Per la sparizione della ragazza che aveva rifiutato un matrimonio forzato, sono iscritte nel registro degli indagati cinque persone, tra cui i genitori che sono fuggiti in Pakistan.

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