La proposta è semplice e netta: durante l’esecuzione degli inni, ad inizio degli incontri internazionali, si chiudano i microfoni ambientali, e si lasci il canale audio alla sola musica, alla solennità della esecuzione ufficiale. E’ un esigenza estetica, ma anche comunicativa.

Mi chiedo con angoscia che idea si possano fare, per esempio, del nostro inno i telespettatori non italiani ascoltando i bramiti dei calciatori e l’onda sonora ritardata del vocio degli spettatori.

E non considero alcuni dettagli che già da soli consiglierebbero il silenziamento ambientale: parole sbagliate, tempi non rispettati, e poi quel ‘poropò poropò poropompompompompò’ tra la prima e seconda strofa che suona vendetta.

No, i calciatori facciano quello che sanno fare e lascino l’inno ai musicisti. Continuino, se vogliono a cantarlo durante l’esecuzione ufficiale, ma senza che la tv ce li faccia ascoltare.

E se fosse possibile, ma so di chiedere molto, senza inquadrature di volti sformati, di colli gonfiati e di sguardi alzati al cielo in mistica congiunzione con malintesi doveri della patria.

Ricordo da ragazzo stilare classifiche parallele a quelle dei tornei di calcio tra gli inni nazionali: quello sovietico era davvero bello, come anche quello svedese e della repubblica federale tedesca. Che dire di quello inglese… e poi con la Marsigliese emergevano tutti i crediti di una nazione che ci ha insegnato i diritti compreso quello alla ribellione.

E oggi che ne è di quel rito magico? Cosa è rimasto?

La disintermediazione che si impone in questo tempo può privarci dello specifico musicale e farci tutti cantori di brani complessi musicalmente e densi di simboli e di storia? Finirà questa ubriacatura, per ragioni estetiche prima ancora che politiche. E il disgusto musicale che precede le partite, avvertito da tanti anche se espresso da pochi, ne è un segno profetico.

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