I dubbi sulla reale diffusione della variante Delta anche in Italia spinge il ministero della Salute a una prima contromisura: con una circolare firmata dal direttore generale Prevenzione, Giovanni Rezza, si annuncia una nuova indagine rapida sulla presenza delle principali varianti del coronavirus pandemico (le cosiddette inglese, brasiliana, sudafricana e indiana) e di altri mutanti circolanti. “L’indagine sarà coordinata dall’Istituto superiore di sanità in collaborazione con le Regioni e Province autonome, e in particolare con i laboratori da queste ultime identificati”, si legge nel testo che per i dettagli metodologici rimanda a una nota tecnica allegata. “Questa valutazione – si precisa – prenderà in considerazione i campioni notificati il 22 giugno, corrispondenti a prime infezioni, da analizzare tramite sequenziamento genomico“. Così si prova a colmare il gap di un sequenziamento finora carente, che permette di analizzare meno dell’un per cento dei genomi di soggetti positivi. E che si accompagna a un tracciamento inefficace perché mai potenziato da parte delle Regioni, come ha raccontato ilfattoquotidiano.it.

In Italia oggi è il primo giorno di zona bianca per tutti (esclusa solo la Valle d’Aosta) e a breve arriverà anche la fine dell’obbligo di indossare la mascherina all’aperto, che il governo vuole far cadere a inizio luglio: lunedì pomeriggio è prevista la riunione del Cts che darà il suo via libera, poi si dovrà decidere la data. Intanto, in particolare dal ministro Giancarlo Giorgetti, arrivano nuove pressioni per trovare una data anche per la riaperture delle discoteche, i luoghi dove l’estate scorsa il contagio aveva ripreso a crescere da metà agosto in poi. È in questo contesto che diventa utile e necessario sapere se nuove varianti sono già in forte circolazione: “Siamo a un livello di circolazione del virus abbastanza basso da poter riprendere il tracciamento dei casi, ma purtroppo le Regioni sono disincentivate, per paura di dover uscire dalla zona bianca. Dovremmo anche potenziare il sequenziamento del virus per accorgerci in tempo delle varianti. Se non lo facciamo ora che la situazione è calma, resteremo in balia degli eventi“, è l’avvertimento di Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, che in un’intervista a Repubblica dice: “Rischiamo di vedere gli effetti di una variante più contagiosa solo dopo l’aumento dei casi“.

Cartabellotta si dice favorevole allo stop alla mascherina all’aperto: “La mascherina all’aperto possiamo toglierla, soprattutto se siamo vaccinati“. Il presidente di Gimbe poi spiega: “Fatico a immaginare che rivivremo le ondate del passato, soprattutto in termini di ricoveri ospedalieri. Il virus continuerà a circolare, ma i vaccini eviteranno le conseguenze più serie per chi si contagia”. Per questo motivo, però, Cartabellotta sottolinea anche che “all’appello mancano due milioni e mezzo di ultrasessantenni“. E sulla mascherina chiede chiarezza: “L’obbligo c’è o non c’è. Altrimenti rischiamo di ricreare la confusione vista con AstraZeneca“.

Confusione di cui ha parlato anche il sottosegretario alla Salute, Pierpaolo Sileri: “Sul mix vaccinale c’è stato errore di comunicazione da parte del ministero della Salute. Dentro al ministero ci sono grandi professionalità, ma anche diverse cose che potrebbero funzionare molto meglio. Colpa di chi? Non lo so, faccio fatica a individuare colpe dei singoli e non sono la persona più adatta per rispondere, visto che io stesso da più di un anno ho seri problemi di comunicazione all’interno del ministero”, ha detto Sileri a La Stampa. “Era più sensato lasciare aperta l’opzione di fare anche la seconda dose con AstraZeneca, per chi preferisce evitare l’eterologa, che resta comunque la soluzione più sicura ed efficace”, il parere del sottosegretario. Che in una seconda intervista a Libero affronta anche il tema varianti: “La situazione non mi spaventa – dice – gli inglesi hanno fatto un lavoro eccezionale somministrando rapidamente la prima dose e ciò ha permesso di bloccare in maniera drastica il contagio quando la loro variante stava prendendo il sopravvento. Ora devono accelerare la somministrazione dei richiami”.

LA NUOVA INDAGINE – L’indagine rapida – spiega la nota tecnica – sarà coordinata dall’Iss con il supporto della Fondazione Bruno Kessler e in collaborazione con ministero della Salute, Regioni e Province autonome. L’analisi riguarderà 4 macroaree: Nord-Ovest (Piemonte, Valle d’Aosta, Liguria, Lombardia), Nord-Est (Trentino Alto Adige, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna), Centro (Toscana, Umbria, Marche, Lazio), Sud e Isole (Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sardegna, Sicilia). “Tenendo conto del fatto che sul territorio circolano varianti con diverse prevalenze – prosegue la nota – si calcola che, con l’ampiezza campionaria scelta” e indicata in una tabella per ognuna delle aree, “sia possibile stimare prevalenze intorno a 1%, 10% o 50% con precisione rispettivamente intorno a 0,9%, 2,7% e 4,5% nelle 4 macroaree considerate”. Inoltre, “seguendo il protocollo Ecdc sul sequenziamento del Sars-CoV-2, con l’ampiezza campionaria scelta è possibile osservare in ogni macro-regione varianti che circolano intorno all’1% con un livello di confidenza del 95%“. Una tabella dettaglia anche la numerosità dei campioni richiesti a ogni Regione/Pa. “Il campione – si raccomanda – dovrà essere scelto in modo casuale fra i campioni positivi, garantendo la rappresentatività geografica e se possibile la rappresentatività per fasce di età“. Le Regioni/Pa dovranno inviare i dati entro le 12 del primo luglio prossimo.

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