A distanza di cinque anni dall’avvio del progetto Refuge Lgbt, l’esperienza nata in collaborazione con il Gay Center terminata a maggio 2021, la Croce Rossa di Roma ha deciso di inaugurare una nuova struttura per continuare ad aiutare i ragazzi e le ragazze che hanno subito violenza omotransfobica. Il progetto ricalca quello avviato nel 2016, come spiega Debora Diodati, presidente della Cri di Roma. “La nuova casa rifugio continua ad accogliere giovani gay, lesbiche e trans, tra i 18 e i 26 anni – racconta – E a oggi stiamo accogliendo sette persone che hanno una storia di violenza familiare, che nasce dalla non accettazione del loro essere omossesuali”.

Le storie degli ospiti, che il Fattoquotidiano.it ha raccolto visitando la casa rifugio, sono simili tra loro: durante l’adolescenza scoprono la loro omosessualità, si innamorano e i problemi cominciano quando i genitori vengono a conoscenza dei loro sentimenti. ”Dopo tre anni di insulti non ce la facevo più e all’ennesima litigata c’è stata la spaccatura definitiva con la mia famiglia“, racconta una delle ospiti del centro. ”Io ero insegnante di scuola guida – spiega invece un’altra ragazza – mi sono innamorata di una mia allieva, ma le nostre famiglie non accettavano la nostra relazione. Dopo aver subito molte minacce e botte ce ne siamo andate, perché dopo un po’ uno non ne può più.” Il progetto di Croce Rossa ha come obiettivo quello di aiutare i giovani a ricostruirsi una vita, terminando in alcuni casi il percorso di studi abbandonato o aiutandoli ad inserirsi nel mondo lavorativo.

Sul Ddl Zan, il disegno di legge contro l’omotransfobia bloccato in commissione Giustizia al Senato, la presidente dell’associazione di volontariato non si sbilancia: “Non voglio entrare nel merito del disegno di legge – specifica – Ma noi siamo favorevoli a tutti gli strumenti normativi che tutelino da qualsiasi forma di violenza”.

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