Mentre il caso Astrazeneca, somministrato negli Open day anche agli under 60, è arrivato sul tavolo del Comitato tecnico scientifico, dalla Scozia arriva un nuovo studio. I ricercatori dell’Università di Edimburgo sostengono che non ci sono ancora dati sufficienti per concludere che vi sia un nesso causale né un’associazione tra il vaccino sviluppato a Oxford e la trombosi dei seni venosi cerebrali ma il composto sembra invece associato ad un lieve aumento del rischio di sviluppare la porpora trombocitopenica immune (anche nota come Morbo di Werlhof, malattia causata dagli anticorpi che distruggono le piastrine). Lo studio è stato pubblicato su Nature. Per gli scienziati si tratta di un rischio quest’ultimo, “importante ma raro”, e confrontabile a quelli dei vaccini contro epatite B, morbillo, parotite, rosolia e influenza. “Questo rischio molto piccolo è importante ma deve essere visto nel contesto dei benefici molto chiari del vaccino” Astrazeneca.

Sull’associazione tra questo vaccino e la porpora trombocitopenica immune, alla cui base c’è la piastrinopenia o trombocitopenia (cioè un drastico calo delle piastrine), uno degli effetti collaterali segnalati da marzo in vari paesi, l’Agenzia europea del farmaco (Ema) ad aprile aveva detto che i casi riportati non rivelavano un quadro che confermasse una relazione causale con i vaccini di Pfizer e AstraZeneca, ma che avrebbe indagato. “Le autorità sanitarie pubbliche dovrebbero informare le loro giurisdizioni di questi rischi aumentati relativamente piccoli associati” al vaccino Astrazeneca scrivono i ricercatori che spiegano che non sono state osservate associazioni positive tra il vaccino Pfizer-Biontech ed eventi trombocitopenici, tromboembolici ed emorragici.

Per verificare l’esistenza di un legame tra la vaccinazione e questi disturbi, il gruppo guidato dal professor Aziz Sheikh ha esaminato i casi di questi disturbi tra 2,53 milioni di adulti in Scozia vaccinati tra dicembre e aprile con il siero di Pfizer e AstraZeneca. Hanno cosí visto che con AstraZeneca c’era un leggero aumento del rischio di porpora trombocitopenica immune fino a 27 giorni dopo la somministrazione, con una frequenza stimata di 1,13 casi ogni 100.000 prime dosi. Non sono stati trovati invece sufficienti per concludere che vi sia un nesso tra il vaccino di AstraZeneca e la trombosi dei seni venosi cerebrali. Secondo i ricercatori questi dati vanno considerati nel quadro generale dei benefici evidenti del vaccino AstraZeneca: la possibilità di avere un grave evento avverso per il vaccino è molto più bassa di quello di avere una forma grave di Covid o di morirne, soprattutto per gli anziani e i fragili.

L’abstract dello studio su Nature

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