Dopo l’ok, con un solo voto di scarto, all’emendamento che chiedeva di sospendere temporaneamente i brevetti dei vaccini, il Parlamento europeo ha approvato giovedì mattina la risoluzione che chiede una deroga temporanea all’accordo ‘Trips‘ dell’Organizzazione mondiale del Commercio, al fine di migliorare l’accesso globale a medicinali connessi alla Covid-19 a costi abbordabili e di affrontare i vincoli della produzione mondiale e le carenze nell’approvvigionamento. La risoluzione è stata adottata con 355 sì, 263 contrari e 71 astensioni.

Una presa di posizione che contrasta con la linea adottata dalla Commissione, organo esecutivo dell’Unione, che sinora ha sempre difeso l’utilità delle licenze delle case farmaceutiche. Il voto ha un limitato impatto pratico ma un alto valore simbolico e potrebbe avere un qualche peso in vista delle negoziazioni che avranno luogo nel consiglio dell’Organizzazione mondiale del commercio (Wto) del prossimo luglio. “È proprio il caso di dire Davide batte Golia. Con coraggio il Parlamento europeo si è schierato dalla parte dei più deboli, i Paesi più poveri che chiedono più vaccini anti-Covid e a prezzi accessibili. Chi pensava di schierare l’Unione europea dalla parte delle multinazionali del farmaco si sbagliava. Chi pensava di calpestare l’interesse pubblico per ingrossare i profitti di Big Pharma ha perso”, commenta in una nota Tiziana Beghin, capodelegazione del Movimento 5 Stelle al Parlamento europeo.

Secondo gli eurodeputati, gli accordi volontari di licenze (dove lo sviluppatore del vaccino decide a chi e a quali condizioni il brevetto può essere concesso in licenza per la produzione) e il trasferimento volontario di tecnologia e di competenze tecniche verso i paesi in cui esistono già industrie produttrici di vaccini rappresentano il modo più importante per scalare e accelerare la produzione globale nel lungo termine. Per affrontare le difficoltà di produzione, i deputati chiedono all’Unione europea di “eliminare rapidamente le barriere all’esportazione e a sostituire il proprio meccanismo di autorizzazione all’esportazione con requisiti di trasparenza delle esportazioni”. Da parte loro, Stati Uniti e Regno Unito dovrebbero “abolire immediatamente il loro divieto di esportazione di vaccini e delle materie prime necessarie per produrli”. Inoltre, i deputati sottolineano che sono necessari 11 miliardi di dosi per vaccinare il 70% della popolazione mondiale e che è stata prodotta solo una piccola parte di tale quantità.

“L’Ue deve sostenere le capacità produttive nel continente africano poiché solo lo 0,3% delle dosi di vaccino somministrate a livello mondiale (circa 1,6 miliardi di dosi) è stato erogato nei 29 paesi più poveri mentre la maggior parte di esse è stata somministrata nei paesi industrializzati e produttori di vaccini”. Il meccanismo di distribuzione globale dei vaccini Covax rappresenta uno strumento importante, però i parlamentari Ue chiedono di aumentarne significativamente i contributi finanziari e non finanziari. Infine, gli eurodeputati invitano l’Unione europea a garantire che i futuri accordi preliminari di acquisto siano pienamente divulgati, in particolare per i vaccini di prossima generazione, oltre a includere requisiti di trasparenza per i fornitori.

La questione della liberalizzazione dei brevetti è tornata al centro del dibattito dopo che gli Stati Uniti si sono espressi a favore di questa soluzione. Va detto che la presa di posizione della Casa Bianca arriva con il programma vaccinale nazionale già molto avanzato e dopo che, per mesi, sono state bloccate le esportazioni delle dosi all’estero. Cosa che invece l’Europa ha fatto solo in rare occasione. Inoltre i colossi farmaceutici statunitensi (Pfizer, Johnson&Johnson e Moderna) hanno ormai già incamerato profitti miliardari con la vendita delle loro fiale. La sola Pfizer ha stimato 26 miliardi di dollari di profitti aggiuntivi per il 2021 generati dal vaccino contro il Covid.

Nel frattempo però i programmi vaccinali nei paesi più poveri sta accumulando gravi ritardi con rischi per le popolazioni locali e non solo. L’esistenze di aree in cui il virus continua a circolare accresce infatti la possibilità che si sviluppino nuove varianti resistenti ai vaccini prodotti sinora. Dopo le inziali dichiarazioni di molti leader europei, tra cui Emmanuel Macron e Mario Draghi, a sostegno della linea statunitense, i paesi del vecchio Continente si sono invece accodati alla posizione di Berlino, da sempre contraria alle liberalizzazione. Linea fatta propria dalla Commissione Ue. La proposta europea rimane quindi quella delle licenze obbligatorie, in sostanza una casa farmaceutica cede il brevetto ma dietro il pagamento di un compenso. D’altro canto 130 paesi, capitanati da India e Sudafrica, ora sostenuti dagli Usa, chiedono che i brevetti vengano resi disponibili.

Una delle motivazioni con cui vengono difese le licenze è che la loro liberalizzazione non servirebbe ad aumentare la produzione di fiale. Tuttavia un recente ed autorevole studio apparso su Public Citizen ha mostrato come, avendo a disposizione licenze per farmaci e tecnologie, i tempi per la conversione di linee produttive, mettendole in grado di realizzare vaccini con tecnologie mRna, possano essere piuttosto veloci. Questione di pochi mesi, come dimostra il caso di un impianto tedesco utilizzato da BioNtech. L’esistenza di una rete globale di “presidi” industriali in grado di avviare rapidamente la produzione di vaccini, consentendo così un veloce approvvigionamento globale, è il vero obiettivo che si vorrebbe perseguire con la liberalizzazione dei brevetti. Soprattutto in vista di nuove possibili, e purtroppo secondo gli esperti probabili, epidemie.

Articolo aggiornato dalla Redazione alle ore 10.47 del 10/06/21

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