Non ho mai conosciuto Beppe Grillo. L’ho fisicamente visto in due occasioni dei suoi spettacoli al Forum di Assago a Milano così diversi e così coinvolgenti; uno squisito “uovo fuori dal cavagnolo”, che mai più avrei potuto immaginare. E che men che meno avrei immaginato come uomo-forza politica nuova e prorompente. Eppure… la valanga di adesioni “politiche” che ebbe, lanciando non tanto una “organizzazione” (che ancora oggi è piuttosto scarsa) quanto una “idea” (la chiamò Movimento 5 Stelle), rivelò che aveva toccato un tasto importante, un messaggio che tanti aspettavano e che era lì, tomo tomo cacchio cacchio, e che diceva: “dai, forza, scoprimi, ti sto aspettando da tanto, per la miseria, ma che aspetti?…”.

Aveva lanciato una sorta di proclama che chiamava la gente ad un “risorgimento politico“, una sorta di “prima guerra di indipendenza”, e come per le guerre di indipendenza, magari senza capire molto quel che stava accadendo o si voleva far accadere, la “gente” accorse e si sacrificò, combatté e… alla fin fine vinse.

L’appello di Grillo era rivolto a tutti o quasi, di sicuro però non era per nulla interessato a coinvolgere i “figli di papà”, quelli indicati dai “poteri forti”, responsabili da sempre delle condotte politiche del mondo intero a partire dalle guerre puniche, dalle quali vengono tanti lutti e sacrifici dei più deboli, quelli per le cui politiche il ricco diventa sempre più ricco e il povero sempre più povero… Su, avanti, datemi del “comunista”… tanto altro non sapete dire!

Così avvenne un fatto che mai si era verificato nella nostra storia: la “gente” rispose con attenzione, “con entusiasmo” e non con una stanca partecipazione. E fu così che dalla “gente” (non dai “poteri forti”) cominciò a uscire un bel gruppo di persone sconosciute, simpatiche, grintosette, addirittura un poco guasconcelle. Politicamente nessuno le conosceva, ma ce le trovammo – con un certo stupore – addirittura al governo. E fecero cose notevoli, cose che la “gente” chiedeva, consapevolmente o no, da sempre, ma che i governi espressi da “lorsignori” si guardavano bene dal realizzare. Anzi, i sempiterni “governi dei poteri forti”, sostenuti sempre da persone degne ma anche da farabutti tangentari che ne venivano protetti, ormai per professione legiferavano talvolta sfacciatamente a favore del malaffare, della vergogna nazionale.

Sbucarono dal nulla personaggi “de noantri”: figli di ferrovieri, di massaie, di impiegati delle poste, di negozianti… Figli “nostri”, non figli di “lorsignori”, gente decisa, preparata, gente che si era formata con studi seri e impegnativi: non avevano interessi da proteggere o da spingere e avevano anche un atteggiamento molto deciso e concreto. Vennero fuori leggi incredibili e il mondo di “lorsignori” ne ebbe paura. Per qualche tempo (ma, in fondo, ancora oggi) sulla stampa nazionale, tutta nelle mani di “lorsignori”, ci fu espressione di terrore e di “si salvi chi può”. Poi la medesima si organizzò e cominciò una guerra di notizie false, di balle, di somministrazione a man bassa di dubbi e sospetti, che per nulla si interessava di ciò che questi “novelli cialtroni” cercavano di realizzare per il bene di tutti, non solo delle élites…

L’importante era buttarli fuori, rimettere le mani sulla polpa, continuare quelle politiche di protezione dei loro interessi. Soprattutto quando “la polpa” si addensò sotto la forma e la sostanza del Recovery Fund. Fu la goccia che fece traboccare il vaso, fu l’enorme successo che questi cialtroni seppero realizzare (e la gente non sa – perché la stampa è stata ben accorta nel nasconderlo) in Europa. La gente non sa che non solo questi cialtroni hanno portato a casa un impegno europeo a erogare all’Italia, fra fondi perduti e prestiti, circa 200 miliardi di euro, ma addirittura, udite udite, con fatiche e davvero encomiabile capacità tutto questo progetto fu “partorito” proprio dall’Italia, governata dai sullodati cialtroni, che riuscirono (bravissimo Giuseppe Conte, è farina del suo sacco) a inoculare la proposta in Europa, difenderla dai sorrisini, sostenerla e portarla fino in fondo. Loro, i cialtroni. Cioè “i nostri”, quegli arroganti sconosciuti che un voto politico sconsiderato aveva portato al potere in Italia.

Fu un’onta che “lorsignori” non potevano accettare: ma soprattutto quelle somme, che da sempre venivano gestite (leggi: spesso e volentieri “manipolate”) dal “potere forte” senza tante discussioni né senza troppi controlli, facevano troppo gola. Occorreva porre rimedio, e come? Ci volevano dei sicari che uccidessero i cialtroni, e li trovarono in Lombardia e in Toscana ma le teste stavano a Roma.

Io non conto nulla, ma ho sostenuto da subito Grillo. Mi commuoveva l’animo sincero e altruista di Dario Fo. Ho avuto fiducia nei “cialtroni” e ne ho ancora, forse anche più di prima. Sento che da questa parte dell’Italia e soltanto da qui possono venire le idee e le forze fresche, dopo tanto ma tanto fetore nauseante. E voterò tranquillo i miei cari “grillini”.

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