Si racconta che, quando non ha nulla da fare e si sente bene, Silvio Berlusconi si metta a far di conto. Non sui parlamentari di Forza Italia: quanti gliene restano e quanti rischiano di andar via. Il pallottolliere berlusconiano riguarda i voti che gli mancano per essere eletto al Quirinale. Già, perché sul piatto della federazione unitaria di centrodestra, per invogliare ancor di più l’uomo di Arcore a dire sì, Matteo Salvini ha messo come pietanza principale proprio il Colle. “Se arriviamo ai gruppi unici in Parlamento, la tua candidatura al Quirinale, che tutto il centrodestra sosterrà, avrà radici più solide. Si partirà da una base più forte e coesa…”, è il ragionamento che il leader leghista ha fatto all’ex premier. Cui subito è venuta l’acquolina in bocca. È anche per questo motivo, si dice nel partito azzurro, che il leader questa volta ha detto subito sì (salvo poi rallentare), facendo scoppiare una bomba nel partito. Come andrà a finire lo sapremo nei prossimi giorni, quando (salvo nuovi rinvii) i deputati forzisti si riuniranno a Montecitorio, con intenti bellicosi. Intanto, però, il sasso nello stagno è stato gettato.

Ma davvero Berlusconi può ambire al Quirinale? A parte lui e pochissimi altri, anche tra i suoi non ci crede quasi nessuno. Troppi sono i guai giudiziari passati dall’ex premier. Troppe le polemiche, le leggi ad personam negli anni del suo governo, i rapporti con la mafia, gli scandali sessuali, le cene eleganti, il Parlamento costretto a votare su Ruby nipote di Mubarak, eccetera. Per non parlare del fatto che verrebbe eletto al Colle l’uomo che ha diviso il Paese per vent’anni: pro o contro di lui. Oltre che pregiudicato, plurinquisito spesso prescritto e con pesanti processi ancora in corso. Messo per un attimo da parte tutto questo, ci sono poi i problemi di salute. I sette anni da capo dello Stato sarebbero impegnativi e faticosi per chiunque, figuriamoci per un 84enne che ha passato gli ultimi mesi dentro e fuori dal San Raffaele. Ricoveri che hanno portato al rinvio di udienze e sentenze nei processi in cui è imputato.

Ma siccome tra gli ufficiali di collegamento che uniscono Lega e Fi si racconta che “al presidente mancano solo 50 voti per essere eletto…”, andiamo a vedere se l’ipotesi è reale. I grandi elettori delle prossime elezioni al Colle saranno 1008. Il quorum da superare dalla quarta votazione in avanti (quando basta la maggioranza assoluta) è di 505 voti. Che si abbassa a 503 se si considera che, per prassi, i presidenti di Camera e Senato non votano. Il centrodestra, al momento, sulla carta conta su una forbice che va da 453 a 460 voti. Ovvero sui voti di Lega (196), Forza Italia (130), Fratelli d’Italia (56), Coraggio Italia (29), pezzi del misto (Noi con l’Italia, Maie e altri) e 34 delegati regionali (per la predominanza del centrodestra nelle Regioni). Nell’ipotesi migliore, e considerando che davvero tutti votino per lui, a Berlusconi mancherebbero 43 voti, nella peggiore 50. Niente male. Ma comunque peggio del centrosinistra. Se dall’altra parte fossero tutti compatti, compresi i renziani, sulla carta il centrosinistra insieme al M5S arriverebbe a 545: la soglia per l’elezione al quarto scrutinio sarebbe già superata.

A Berlusconi, come abbiamo visto, mancano una cinquantina di voti. E decisivi, in tal senso, potrebbero essere i 45 parlamentari renziani: spostandosi di qua o di là sarebbero ancora una volta l’ago della bilancia, determinanti anche per la partita del Colle. Con quei 45 però il leader forzista arriverebbe sul filo del traguardo, al foto finish, giocandosela sul filo dei 3-5 voti di scarto. Troppo pochi davvero. Anche perché nel segreto nell’urna sarà difficile per lui fare davvero il pieno dei suoi voti sulla carta. I franchi tiratori, in questo caso, sono sempre in agguato, come ben sa Romano Prodi. E comunque una vittoria così risicata, di misura, non si è praticamente mai vista per il Quirinale.

Ma Berlusconi ci spera. Con Renzi il dialogo da tempo è un po’ sopito, ma si può sempre riprendere. E di certo l’ex sindaco di Firenze non è mai stato un antiberlusconiano. Anzi. I due hanno sempre manifestato reciproca stima. Ma la sfida, per l’ex Cavaliere, resta ai limiti dell’impossibile. Anche perché, nonostante una presunta saggezza da padre nobile sopraggiunta con l’età, per molti italiani Berlusconi resta sempre il Caimano. E vederlo sul Colle più alto assomiglierebbe a una sorta di incubo, ben peggiore del finale del film di Nanni Moretti.

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