Ci sono sette cose importanti da sapere per comprendere le novità del processo all’Ilva gestita dai Riva.

Riassumerò queste sette cose con sette parole.

1. DIOSSINA. Le indagini nascono dopo un esposto sulla diossina presentato alla Procura della Repubblica nel febbraio del 2008 da PeaceLink. Nell’esposto si allegano le analisi di un pezzo di pecorino di pecore e capre che avevano pascolato attorno all’Ilva. La diossina è cancerogena (IARC classe I) ed entra nella catena alimentare. Questo processo per la prima volta si occupa della contaminazione della catena alimentare, portando l’attenzione su un reato di particolare gravità: avvelenamento di acque o di sostanze alimentari (art. 439 del codice penale). La diossina si forma chimicamente in un impianto che è definito “impianto di sinterizzazione” (o di “agglomerazione”). L’Ilva di Taranto è dotata del più grande impianto di agglomerazione d’Europa, con un camino alto 212 metri (il camino E-312).

2. BENZO(A)PIRENE. Anche il benzo(a)pirene è un cancerogeno (IARC classe I) ma proviene dalla cokeria dell’Ilva. Nel 2009 e 2010, superando i limiti di legge, è stata al centro del processo, assieme alla diossina.

3. COZZE. Nel 2011 le associazioni Fondo Antidiossina e PeaceLink denunciano il superamento dei limiti di legge delle diossine nel simbolo e nel vanto gastronomico della città di Taranto: la cozza. Come per il pecorino, anche per le cozze i controlli degli enti sanitari hanno dato ragione agli ambientalisti, confermando i superamenti dei limiti di legge. Anche questo filone di indagini è entrato nel processo.

4. AIA. L’Aia è l’Autorizzazione Integrata Ambientale che avrebbe dovuto imporre prescrizioni severe all’Ilva assieme all’adozione delle migliori tecnologie disponibili. E invece nel 2011 l’Aia viene rilasciata dalla ministra Stefania Prestigiacomo con prescrizioni così blande che l’anno successivo, alla luce delle indagini di “Ambiente Svenduto”, viene riscritta per gli impianti dell’area a caldo.

5. AREA A CALDO. L’Ilva si compone di due parti: l’area a caldo e l’area a freddo. La prima comprende le fasi di “cottura” del minerale di ferro (impianto di sinterizzazione) e di trasformazione del carbone in carbon coke (cokeria); la successiva fase è quella della produzione della ghisa negli altoforni a cui segue la trasformazione in acciaio e il confezionalento delle bramme (grandi “lingotti” di acciaio). Qui finisce l’area a caldo (la più inquinante) e da qui comincia l’area a freddo che trasforma l’acciaio nei prodotti finiti (come laminati piani e tubi). L’Ilva di Genova ha solo l’area a freddo. L’Ilva di Taranto ha l’area a caldo e l’area a freddo.

6. PERIZIA EPIDEMIOLOGICA. E’ la perizia chiave del processo, realizzata dal dott. Francesco Forastiere. Nella perizia è stato costruito un modello concettuale causa/effetto fra le emissioni industriali e gli effetti sanitari.

7. POLITICA. La grande novità di questo processo è che ha toccato anche la politica. E in particolare la sinistra. Senza entrare nel merito delle singole situazioni, è ragionevole chiedersi come mai sia stata la magistratura a mettere sotto accusa l’Ilva e non la sinistra, all’interno della quale si sono stati coltivati buoni rapporti, persino di stima, con Riva.

Sostieni ilfattoquotidiano.it: se credi nelle nostre battaglie, combatti con noi!

Sostenere ilfattoquotidiano.it vuol dire due cose: permetterci di continuare a pubblicare un giornale online ricco di notizie e approfondimenti, gratuito per tutti. Ma anche essere parte attiva di una comunità e fare la propria parte per portare avanti insieme le battaglie in cui crediamo con idee, testimonianze e partecipazione. Il tuo contributo è fondamentale. Sostieni ora

Grazie, Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Ecofuturo tv 2021, ecco la seconda puntata: “Pompe di calore, efficienza energetica, Ecobonus e condomini”

next