Il Consiglio di Stato sblocca la riforma delle banche popolari del governo Renzi che impone a quelle con attivo superiore a 8 miliardi di trasformarsi in società per azioni. Per i giudici di Palazzo Spada il decreto e le successive disposizioni attuative da parte della Banca d’Italia sono legittimi e il modello organizzativo della Spa è “idoneo e necessario per assicurare il celere reperimento di capitale sul mercato, anche al fine di prevenire crisi bancarie”. Si chiude così un contenzioso durato anni, finito davanti alla Corte Costituzionale e in sede europea, aperto da alcuni soci che ritenevano – senza successo – la nuova normativa incostituzionale, contestando il venir meno della vocazione mutualistica. Nel frattempo, in seguito al riassetto del sistema, con acquisizioni e fusioni, molte questioni sono venute meno, ma la decisione era particolarmente attesa dalla Popolare di Sondrio, ultimo istituto ad avere mantenuto la forma cooperativa, e che ora potrà diventare società per azioni. Il titolo ha chiuso in rialzo a +0,84%.

Già la Corte di Giustizia dell’Unione Europea, cui il Consiglio di Stato aveva girato il quesito, aveva ritenuto legittimo fissare una soglia di attivo oltre la quale le banche sono obbligate a trasformarsi in società per azioni, ma “a condizione che tale normativa sia idonea a garantire la realizzazione degli obiettivi di interesse generale”. A questo principio si è rifatto il Consiglio di Stato. Nelle 156 pagine di sentenza, i giudici evidenziano che lo scopo è stato adeguare la forma societaria alle dinamiche del mercato in modo da garantire alle banche “una maggiore competitività, un rafforzamento patrimoniale e di capitalizzazione, nonché una maggiore trasparenza nell’organizzazione, nell’operatività e nella loro funzionalità”: elementi “essenziali” per evitare il dissesto e “l’effetto contagio“.

La normativa, secondo il Consiglio di Stato, è “idonea” al perseguimento dell’obiettivo, “dato dal rafforzamento patrimoniale delle banche di grandi dimensioni e, dunque, dalla mitigazione del rischio di una loro crisi, foriera di possibili pregiudizi alla stabilità del sistema finanziario e bancario, oltre che dei settori economici influenzati dalla concessione del credito bancario”. La soglia degli 8 miliardi è ritenuta “ragionevole” e “proporzionata“. A cascata, sono legittime anche tutta una serie di altre disposizioni funzionali: dai poteri attuativi attribuiti a Bankitalia alle modifiche sulle maggioranze per assumere le delibere assembleari.

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