Quel che succede in uno stabilimento della Ferrari, per la Ferrari è una questione fuori dal proprio perimetro: “L’azienda è parte terza, parte estranea”, fanno sapere da Maranello sulla vicenda dei lavoratori del magazzino del vicino stabilimento ‘Scaglietti’ di Modena, ai quali è stata negata la possibilità di fare un’assemblea sindacale. Eppure ogni giorno sono proprio loro a scaricare e movimentare coi muletti le casse con l’alluminio e i componenti da trasformare nelle preziosissime scocche che poi verranno inviate nello stabilimento principale di Maranello. Qui diventeranno i bolidi di lusso che tutti sogniamo. Ma i lavoratori del magazzino, una ventina in tutto, non sono dipendenti del Cavallino rampante, bensì soci della cooperativa Prestigio che ha preso l’attività in subappalto dalla multinazionale della logistica Dsv, fornitore della Ferrari. Una catena dove ognuno cerca di massimizzare il proprio margine: “E questo si ripercuote sull’ultimo anello, quello più debole: i lavoratori”, denuncia Marcello Pini del Si Cobas, sindacato di base a cui si sono rivolti alcuni di loro. Ecco le accuse: “Stipendi ridotti per il mancato riconoscimento dei livelli contrattuali corretti, violazione dei protocolli anti-Covid, malattie non pagate, evasione fiscale e contributiva visto che ogni mese ci sono pagamenti grigi in busta paga fino a 600-700 euro”. Pagamenti grigi significa per esempio che in diversi cedolini degli ultimi anni, che ilFattoQuotidiano.it ha potuto vedere, una parte del compenso è giustificata come “rimborso chilometrico esente”, voce su cui la cooperativa non versa imposte e contributi pensionistici.

Possibile che dei magazzinieri vengano mandati così spesso in trasferta? Rivolgendo la domanda direttamente al presidente della cooperativa, Domenico Zappia, arriva l’ammissione che non ti aspetti: “Non si tratta sicuramente di lavoro nero o quant’altro, si tratta solamente di lavoro, come l’hanno definito loro, grigio”. Una conferma che le buste paga non sono a norma. Non le pare? “Non confermo niente. Siamo una cooperativa che vive da dieci anni, le cooperative spurie possono campare tre anni al massimo, poi devono cominciare a pagare le tasse e a fare altre cose”, dice prima di posare il telefono.

I problemi con le cooperative ce li hanno i lavoratori di tantissimi altri magazzini, in Emilia e nel resto del Paese. Ma qui siamo in Ferrari, dove il rosso fiammante vira verso il grigio dei diritti dimenticati. Alcuni lavoratori si sono rivolti al Si Cobas, che nei giorni scorsi ha indetto un’assemblea sindacale. La risposta della cooperativa è stata una lettera ai soci vergata dal suo presidente che, non riconoscendo il Si Cobas come organizzazione legittimata a rappresentare i lavoratori, ha avvertito: “L’adesione a un incontro che dovesse svolgersi fuori dal contesto legale di un’assemblea sindacale regolarmente costituita comporterà la conseguenza che chiunque si assenti dalla postazione lavorativa, per partecipare al predetto incontro, sarà considerato assente ingiustificato e, pertanto, passibile di sanzioni disciplinari”. Zappia ha poi invitato tutti i soci “a denunciare condotte di proselitismo irregolare, tentativi di indebito condizionamento, pressioni psicologiche o violenze fisiche che dovessero subire, rivolgendosi al preposto nonché al presidente, che prenderanno provvedimenti esemplari nei confronti dei responsabili”. E ancora: “Chi proseguirà nel promuovere e appoggiare condotte illegittime subirà i più duri provvedimenti disciplinari che la normativa di settore prevede”.

Per Pini del Si Cobas, si tratta di “esplicite minacce di licenziamento per chi intende anche solo partecipare a un’assemblea sindacale, un diritto sancito dalla legge”. Lunedì scorso alcuni lavoratori (nove per il Si Cobas, cinque per la cooperativa) si sono riuniti lo stesso, in orario di lavoro, ma fuori sotto la pioggia. A loro è arrivata la solidarietà della rappresentanza sindacale Fiom dei dipendenti Ferrari: “La cooperativa – si legge in una nota – ha pensato bene di scrivere un comunicato scandaloso contro l’organizzazione sindacale che ha indetto l’assemblea, cercando di impaurire i lavoratori che avessero partecipato all’iniziativa con minacce fasciste. Ricordiamo che l’assemblea è un diritto e che le responsabilità di rispetto dei diritti dei lavoratori sono condivise fra aziende appaltanti ed appaltatrici. I lavoratori che lavorano in questa azienda devono avere tutti gli stessi diritti, a prescindere dal contratto con cui vengono inquadrati”. Il Si Cobas ora chiede un atto di responsabilità da parte della Ferrari: “Dovrebbe prendere posizione – dice Pini – e chiarire se condivide il comportamento della cooperativa o se lo smentisce prendendo provvedimenti a tutela dei lavoratori”. Ma dalla Ferrari, per il momento, solo silenzio.

Twitter: @gigi_gno

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