di Derek

Caro Antonio Conte, così non va bene. Sarò eccessivamente franco e duro, ma sei un uomo tutto in un pezzo e spero di poterti dire, inutilmente, come la penso. Leggo i titoli dei giornali e sembra che tu te ne voglia andare perché la società, colpita come tutte dalla pandemia e dai limiti del governo cinese, cercherà di far quadrare i conti.

Caro Antonio, non va bene proprio per niente.

Nell’ultimo anno in Italia sono morte oltre 130mila persone, moltissimi italiani non hanno visto un euro di stipendio, altri hanno chiuso la saracinesca per sempre, altri hanno perso o perderanno il lavoro. E tu, che hai appena vinto un campionato, con ancora un anno di contratto (e che contratto) minacci di andare. E si parla pure di buonuscita. Ma buonuscita per cosa? Per rompere il contratto con un anno in anticipo? Nelle aziende di solito ci sono le penali. Semmai la dovresti pagare tu.

Il tuo stipendio annuale (se è vero quello che si legge) equivale a quello di quasi 1000 operai. Capisci? 1000 operai che magari ora sono in cassa integrazione e prendono ancora meno. Vorresti delle garanzie? E loro secondo te non le vorrebbero? E quali garanzie ci hai dato tu?

In due anni per quel che mi riguarda hai dimostrato l’elasticità mentale di un’oloturia. Hai tenuto in panchina giocatori di talento per far giocare i tuoi pupilli (che hanno fatto più danni che altro) o giocatori di medio livello, fino a quando non è stato evidente che non te li avrebbero venduti allora ti sei arreso. Per questo motivo il primo anno hai buttato via una finale di Europa League ampiamente alla nostra portata. E già li facevi i capricci.

Hai vinto il campionato. Bravo. Lo sai vero che era l’obiettivo minimo sindacale in un anno in cui le avversarie arrancavano tutte per differenti motivi. Sei stato strapagato per questo. Niente di speciale quindi, credo che potresti essere d’accordo.

Ora vuoi delle garanzie? Amico mio, ce le hai. Hai la garanzia di uno stipendio da nababbo in un’epoca in cui molti tuoi concittadini, molti tuoi tifosi, non hanno più niente. Hai la garanzia di un popolo di tifosi che non vede l’ora di applaudirvi allo stadio, hai la garanzia di poter competere anche il prossimo anno in Italia e in Europa.
Sei arrivato tra i malumori, perché per noi interisti rappresentavi uno di “quelli là”. Ad alcuni sei pure diventato simpatico (a me mai sia chiaro).

Hai vinto un campionato, ok, e per questo sicuramente sarai ricordato da tutti noi. Ma non hai compiuto un’impresa. Mourinho andò via, ma dopo aver vinto in un modo in cui nessuno aveva mai vinto prima, e per questo tutti lo ricorderemo sempre con affetto e gratitudine. Tu di veramente speciale non hai fatto ancora nulla.

Se te ne andrai sarai di nuovo uno di “quelli là”, ma stavolta non parlo di quelli della squadra da sempre rivale. Parlo di quelli che non si accontentano mai di quel tanto che hanno, di quelli che cercano sempre una via più facile, di quelli che quando il gioco si fa appena un pochino più duro scappano.

Io credo che per prima cosa potresti dimostrare di essere di parola e rispettare gli impegni che ti sei preso mettendo una firma su un contratto. Poi potresti dimostrare di essere profondamente serio, che pensa anche a chi sta intorno a lui, e dimostrare che non contano solo i soldi (che nel tuo caso sono già tanti) proprio in questo periodo difficile (dove non ultimo abbiamo scoperto che probabilmente per soldi, i soliti maledetti soldi, c’è chi è morto prendendo una funivia)

Infine potresti avere l’ambizione sfrenata di dimostrare a te stesso e al mondo che sei un allenatore vero e che puoi, anzi vuoi, vincere anche nelle difficoltà. Ma forse te ne andrai, scappando, lasciando il ricordo in tutti noi di una persona meno speciale di quello che si pensava, un professionista non proprio affidabile, un patacca (con affetto, come diciamo qui in Romagna), insomma uno di quelli là.

Sicuramente tu non sei così. Ma sono abbastanza sicuro che è così che sarai ricordato.

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