“Poco prima di fare coming out, in famiglia, ero impaurito e agitato. Mia madre fu comprensiva e dolcissima, invece mio padre non la prese bene. Poi fece un percorso di accettazione personale e alla fine divenne un mio grande sostenitore“. A parlare di sé, in un’intervista al Corriere della Sera, è il deputato Alessandro Zan, relatore del disegno di legge che porta il suo cognome (il ddl Zan, ndr), che si prefigge di combattere l’omotransfobia e in generale le discriminazioni basate sul sesso, l’orientamento sessuale, l’identità di genere e la disabilità.

Il parlamentare del Pd ha raccontato come, per la sua crescita personale e politica, fu fondamentale l’Erasmus in Inghilterra: “Tornando in Italia compresi quanto la nostra società fosse ancora fortemente machista e patriarcale. Ma un mondo diverso, fuori, era possibile. Così ho cominciato la mia militanza”. Da lì l’Arcigay a Padova, sua città d’origine, l’iscrizione ai Democratici di sinistra (“un’ottima scuola politica”), il Pride nazionale del 2002, il Padova Pride Villagge e gli anni da amministratore nella Giunta del sindaco Flavio Zanonato.

“Fortunatamente – ricorda Zan – non ho mai subito violenze fisiche per il fatto di essere gay. Ma ho spesso ricevuto battute, scherzi omofobi e qualche danno alla bicicletta”. In più, aggiunge, anche “epiteti e scherni verbali, che erano frequenti nella Padova degli anni Ottanta e lo sono ancora oggi. Anche se la città sta evolvendo e le nuove generazioni stanno cambiando radicalmente atteggiamento”. Zan ha anche commentato l’ipotesi che il leghista Andrea Ostellari, che sta osteggiando il cammino del disegno di legge in commissione Giustizia, corra per diventare sindaco di Padova: “L’attuale primo cittadino, Sergio Giordani, sta facendo benissimo e verrà riconfermato. La città deve guardare all’Europa e non a certe derive sovraniste”.

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