Marta, italiana di 24 anni, bloccata all’aeroporto di Heathrow e trattenuta nel centro di detenzione – per non dire prigione per clandestini – del Colnbrook Immigration Removal Centre per poi essere rimpatriata in Puglia. Maria, spagnola di 25 anni fermata a Gatwick e rinchiusa a Yarl’s Wood prima di essere rispedita a Valencia. E poi ci sono Eugenia, giovane arrivata nel Regno Unito da Bilbao e una lista di cittadini da Francia, Repubblica Ceca e altre nazioni europee, scioccati dall’accoglienza al loro approdo sull’isola, detenuti ed espulsi per aver ignorato regole post-Brexit che sono nuove e ancora oscure per giovani che solo sei mesi fa potevano liberamente attraversare la Manica per cercare lavoro.

Un trattamento a cui i leader dei 27 paesi europei stanno reagendo con la richiesta formale al primo ministro britannico Boris Johnson di rispettare i diritti dei cittadini europei. “Il Consiglio Europeo chiede al Regno Unito di rispettare il principio della non discriminazione tra gli stati membri e i diritti dei cittadini dell’Unione Europa”, è quanto scritto sul messaggio intercettato dal quotidiano The Guardian, con cui i 27 si stanno preparando a sollecitare il premier della Brexit alla piena implementazione degli accordi siglati con Downing Street.

Da Bruxelles a Londra, su Johnson si intensificano le pressioni.”I cittadini provenienti dall’Unione Europea non avrebbero dovuto essere trattenuti nei centri di detenzione. Ben venga che il Ministero dell’Interno britannico abbia riconosciuto che la misura è sproporzionata“, commenta Maike Bohn, co-fondatrice del movimento the3million del che già dall’esito del referendum della Brexit nel 2016 si sta battendo per i diritti degli oltre 3 milioni di residenti europei in Gran Bretagna e sta chiedendo che il governo britannico fornisca anche agli europei che si sono naturalizzati nel paese con il cosiddetto Settled Status, una prova fisica e non solo digitale del loro status, per evitare problemi alle frontiere. “È estremamente preoccupante però – aggiunge – che questa detenzione arbitraria sia potuta avvenire, che si sia potuto privare persone della propria libertà per diversi giorni. Il Ministero dell’Interno britannico ha svariati meccanismi a disposizione per far fronte a queste situazioni e rinchiudere qualcuno nei centri di detenzione sarebbe dovuta essere l’ultima delle misure – continua Bohn. – Avere anche solo il 3% della popolazione di europei in Regno Unito senza status il 1 luglio (quando saranno operative le nuove regole doganali) è come buttare 150mila persone sotto un bus”.

Intanto, dato che il nuovo sistema di immigrazione britannico non garantisce più ingressi preferenziali e automatici ai cittadini dell’Unione Europea, il sito dell’Ambasciata Italiana nel Regno Unito contiene tutto il vademecum per chi vuole arrivare. Riassumiamo qui i principali permessi che servono per sbarcare sull’isola:

Senza visto – Il soggiorno temporaneo come ‘standard visitor’ per un periodo fino ad un massimo di 6 mesi non richiede permesso di soggiorno per attività di turismo, visite a familiari o partecipazione ad eventi e conferenze, per esempio. Ma non si potranno svolgere attività lavorative retribuite. Prima di partire verificate se l’attività che volete svolgere in Uk necessita di un visto, sull’apposito portale del governo britannico. Per evitare problemi portare con sé passaporto, lettera che provi lo scopo della visita, biglietto di ritorno, prova di alloggio e che ci si può sostenere finanziariamente durante il soggiorno.

Visto per lavorare – I lavoratori qualificati possono ottenere uno Skilled Worker Visa se hanno un’offerta di impiego da parte di un’azienda in Uk e raggiungono 70 punti nel nuovo sistema di immigrazione adesso in vigore per gli europei. Guadagna punti per esempio chi dimostra di sapere l’inglese. La richiesta di visto si può fare attraverso una app prima di recarsi nel paese, ma è importante ricordare che non ci si può candidare o accettare un’offerta di lavoro se si è entrati in Uk come standard visitor. Il governo britannico disciplina il processo che i datori di lavoro dovranno seguire per diventare “sponsor” e poter assumere i nostri lavoratori. Occorre poi dimostrare di possedere fondi sufficienti per mantenersi nel Regno Unito e pagare l’Immigration Health Surcharge per accedere accesso ai servizi sanitari dell’NHS (National Health System) britannico.

Per chi volesse lavorare in Uk – Il governo britannico offre poi una serie di permessi come il visto di lavoro temporaneo o Visto Temporary Worker, il Frontier workers visa per i cittadini europei che alla data del 31 dicembre 2020 non risiedevano abitualmente nel Regno Unito pur essendo lavoratori dipendenti o autonomi nel paese, il Visto Intra-Company Transfer per chi viene trasferito in una filiale britannica, un Visto Investor per chi ha fondi da investire nel paese, un Visto Global Talent ad esempio per scienziati, designer o ‘futuri leader’, e poi chi ha un business innovativo può fare domanda per un Visto Start-up e Innovator.

Visto di studio – Per frequentare una scuola privata gli studenti tra i 4 ed i 17 anni devono richiedere un Child Student Visa. Gli studenti sopra i 16 anni possono ottenere uno Student Visa per frequentare un corso offerto da uno sponsor accreditato se dimostrano però di disporre di fondi per mantenersi gli studi, e di conoscere l’inglese.

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