Bene ha fatto Rula Jebreal a rifiutare l’invito di Propaganda Live, il programma condotto da Diego Bianchi su La7, dopo aver appreso che sarebbe stata l’unica donna in scaletta. Il due di picche è stato calato con un tweet: “7 ospiti… solo una donna. Come mai? Con rammarico devo declinare l’invito, come scelta professionale non partecipo a nessun evento che non implementa la parità e l’inclusione” e a nulla sono servite le scuse del direttore della rete, Andrea Salerno, che ha parlato di “equivoco”. Ma è davvero un equivoco?

Nel giugno del 2020, la pagina Facebook “Le donne contano” ha pubblicato un sondaggio sulla presenza delle donne nei principali talk show italiani (Propaganda Live, Carta Bianca, Piazza Pulita, Non è l’Arena, Diritto e Rovescio, Petrolio, Otto e mezzo) rilevando una scarsa presenza femminile: le donne ospiti erano in media il 32%, contro il 68% degli uomini. In particolare Propaganda Live nella puntata del 6 e del 12 giugno ha ospitato metà delle donne rispetto agli uomini (13 uomini vs 7 donne e 40 uomini vs 21 donne).

È trascorso un anno ma le cose non sono migliorate, Rula Jebreal ha messo il dito nella piaga denunciando un problema tutto italiano. Lo conferma anche il Global Media Monitoring Project, un ampio progetto che monitora dal 1995 la rappresentanza delle donne nei mezzi di informazione a livello mondiale e che si ripete ogni 5 anni (dovrebbe essere imminente la pubblicazione della sesta ricerca). Anche una ricerca condotta dall’Osservatorio di Pavia ha rilevato che le donne sono complessivamente marginalizzate sui media italiani, non solo quando fanno notizia, ma anche quando firmano le notizie.

Sulle prime pagine dei quotidiani, le firme femminili sono il 20% rispetto all’80% di quelle maschili; su un campione di 2025 newsmaker, le donne erano il 14% del campione analizzato e come presenza “in copertina” erano il 17% (contro l’83% delle presenze maschili); le donne sono sottorappresentate in qualunque professione, ma raggiungono il 48% quando si tratta di parlare di vittime e sopravvissute; le politiche sono l’8% contro il 91% dei loro colleghi, ma la presenza femminile schizza al 70% quando sono intervistate come casalinghe o genitrici; la presenza sale anche quando sono intervistate come “anonime” e rappresentano categorie generiche: studentesse, adolescenti, ecc.: ovvero in funzione di coro indistinto.

È da rilevare che il telegiornale con maggior presenza femminile è il Tg1 anche se si tratta di un misero 19%, mentre il telegiornale più maschilista e che penalizza maggiormente la presenza delle donne è quello de La7, condotto da Enrico Mentana.

Sono numeri che Diego Bianchi dovrebbe leggere anche per evitare di cucire una toppa peggiore del buco quando il suo programma viene colto in fallo. Ieri sera, tra l’offesa e l’imbarazzo, ha risposto a Rula Jeabreal dicendo che Propaganda Live spesso si occupa di minoranze – ma le donne, caro Diego Bianchi, non sono affatto minoranze: rappresentano la metà della popolazione mondiale. Poi ha aggiunto che si sceglie l’ospite non in base al sesso ma alle competenze – e in un contesto come quello italiano, vuol dire affermare che l’assenza delle donne è legata alla loro scarsa competenza.

Si tratta di una argomentazione fallace dettata proprio da stereotipi sessisti, smascherati da tante ricerche e anche da Chiara Volpato in Psicosociologia del maschilismo: sono proprio i pregiudizi e la rappresentazione stereotipata delle donne che ne rendono invisibile l’autorevolezza e la competenza. Per invitare donne competenti basta cercarle e si trovano. Un esempio? Sul palco del Festival Libere di Essere organizzato da D.i.Re, donne in rete contro la violenza, che si è svolto dal 7 al 9 maggio all’Auditorium Parco della Musica di Roma, si sono avvicendate 50 relatrici esperte di economia, sociologia, diritto, scrittrici e attiviste, con interventi competenti e di grande valore.

Il problema, secondo me, non è solo culturale ma anche psicologico ed è legato all’ingombrante narcisismo maschile che inflaziona un protagonismo invadente: gli uomini si cercano e si rispecchiano gli uni negli altri e vivono con diffidenza e fastidio la presenza delle donne. Avessero il coraggio di affrontare la questione.

A parti invertite ci tocca sopportare la voce di opinionisti che occupano la scena televisiva (sempre quelli), spesso invitati a parlare di argomenti che non conoscono, scarsamente competenti, equipaggiati solo col loro ego e scelti sulla base della popolarità, ma soprattutto in virtù del loro sesso. Ne abbiamo abbastanza.

@nadiesdaa

Aggiunta del 17/5 alle ore 10.00

Faccio una precisazione. Diego Bianchi non ha parlato di minoranze ma ha detto che il suo programma rappresenta ‘le diversità’. Non cambia molto rispetto al contenuto del mio post. Se Propaganda Live si ritiene così attenta e sensibile a temi di rilevanza sociale e politica in quanto dà spazio alle ‘diversità’ (diverse da chi?) dovrebbe prestare molta attenzione anche alla questione della rappresentanza e partecipazione delle donne che peraltro non rientrano nelle ‘diversità’ a patto di prendere a paradigma universale l’uomo.

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te

In questi tempi difficili e straordinari, è fondamentale garantire un'informazione di qualità. Per noi de ilfattoquotidiano.it gli unici padroni sono i lettori. A differenza di altri, vogliamo offrire un giornalismo aperto a tutti, senza paywall. Il tuo contributo è fondamentale per permetterci di farlo. Diventa anche tu Sostenitore

Grazie, Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Rula Jebreal ha ragione: sulla questione femminile pure l’informazione ‘di sinistra’ ha un problema

next
Articolo Successivo

Giornali ex Gedi, cronisti verso la Cig ma intanto l’editore tratta per La Nuova Sardegna. Oggi sciopero delle firme al Tirreno

next