La Formula 1 ha deciso di cancellare il Gp di Turchia in programma il prossimo 13 giugno. La motivazione ufficiale cita “le restrizioni dettate dall’emergenza Covid“. In 24 ore Istanbul ha perso prima la finale di Champions League, in programma il prossimo 29 maggio allo stadio Do Dragao di Oporto, poi il Gran premio di F1, che in Turchia si è svolto solo 8 volte nella storia ed era tornato nel calendario lo scorso anno dopo quasi un decennio di assenza. “Non vedevamo l’ora di correre in Turchia, ma le restrizioni di viaggio in vigore hanno impedito di essere lì a giugno”, ha dichiarato in un comunicato Stefano Domenicali, presidente e amministratore delegato della F1. Il nuovo calendario vedrà anticipato al 20 giugno il Gp di Francia, mentre saranno due gli appuntamenti in Austria, il 27 giugno e il 4 luglio. In questo modo le gare in programma resteranno 23 come previsto.

La finale di Champions tra Manchester City e Chelsea, originariamente prevista allo stadio Atatürk, è stata spostata in Portogallo in seguito alla decisione del governo del Regno Unito di inserire la Turchia nella sua lista rossa delle destinazioni di viaggio Covid-19: organizzare la partita a Istanbul avrebbe significato che nessuno dei fan dei club sarebbe stato in grado di viaggiare per vedere la sfida. Ora anche la Formula 1 spiega che dietro alla decisione ci sono ragioni legate alla pandemia. La Turchia ha iniziato a fine aprile un lungo lockdown, necessario per riportare sotto controllo i contagi, arrivate qualche settimana fa fino a 40mila al giorno. Proprio in questi giorni, però, il presidente Recep Tayyip Erdogan ha annunciato i primi allentamenti: i nuovi contagi sono scesi nell’ultima settimana del 34%. La situazione resta comunque ancora al di sopra della soglia di allarme, con 359 casi ogni 100 mila abitanti.

Detto delle ragioni sanitarie, sullo sfondo di questi decisioni restano le tensioni tra Europa e Turchia, rese evidente del caso sofagate, che ha visto protagonista Erdogan e la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen durante l’ultima visita ad Ankara.

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