Mi manca il primo lockdown, fu un colpo di fulmine, la vita a mia immagine e somiglianza: letto, film, letto. Non mi sentivo più un pesce fuor d’acqua, finalmente tutti come me, senza nulla da fare, costretti a pensare, a riflettere su se stessi, sulla propria vita, ma quanti hanno capito che è solo nei tempi morti che si può capire veramente l’essenza della vita?

C’è voluto un virus per farci capire che il tempo libero è un’invenzione da schiavi, il tempo non è mai stato libero, non può essere libero, il tempo è abissale, Cioran parlava della “caduta nel tempo”, il tempo è una condanna, e non si è mai laureato in medicina, non è mai stato un dottore! Il tempo è una malattia, una malattia della pelle, peggio della lebbra.

E tutti a contorcersi come vermi, presi all’amo, tutti o quasi, non voglio esagerare, ci sarà stato qualche illuminato, qualcuno avrà sentito di essere finito nella trappola della nudità dell’Essere, e avrà goduto di questa vertigine muta e scarnificante. Fuori dalle finestre un nuovo deserto, non più il deserto della fretta e degli appuntamenti, il deserto dei clacson e delle corna, dove l’unico appuntamento al quale mai si arrivava era semplicemente: la vita. Tutta l’immensa organizzazione del Sistema non è altro che distrazione, distrazione dalla vita, genocidio del pensiero e delle emozioni libere, genocidio della vaghezza, del perdersi, dell’ignoto a portata di mano. La vita è sempre un indirizzo sbagliato.

Il virus ci ha riportato al numero civico della nostra condizione: la condizione umana. E quanti si sono di colpo sentiti stranieri? Stranieri in casa, stranieri conviventi, stranieri allo specchio. L’occasione era ghiotta, tentare di cogliersi finalmente dal vivo! Senza impegni lavorativi, senza distrazioni. Faccia a faccia con la gratuità dell’esistenza. Avere un volto, un volto da indagare, un partner da esplorare, una solitudine da prendere per mano, senza paura. Fuori dalle finestre un nuovo deserto da contemplare: alberi, strade vuote, poliziotti alla ricerca di un criminale deambulante. Brividi nudi.

Verità. Una vita senza più menzogne. Un virus religioso, quasi una seconda venuta di Cristo sulla Terra. Quanti hanno sprecato questa occasione? Le attività chiuse, estasi buddista. Inattività benedetta! Era in atto una palingenesi del mondo, la possibilità di un uomo nuovo! Un uomo sospeso nella sua essenza, come un camaleonte oscillante nel vuoto che diventa trasparente come l’aria.

Invece no! Siamo tornati quelli di prima, e ancora più incazzati, più affamati di menzogna. E per fortuna, dico io, egoisticamente! Saracinesche aperte di nuovo, ristoranti, cinema, clacson, corna, “fanculo” che fuoriescono dal finestrino della macchina con rinnovata energia! E Vasco Rossi forse tornerà a riempire gli stadi! La calca, il ritorno della calca. Tutti ricalcati, ancora! Decalcomanie dell’assurdo, senza spessore, appiattiti, eviscerati, senza più il sangue del nostro abbandono, del nostro naufragio felice nell’Essere, si torna in fila, nel reggimento del quotidiano, intruppati nel vuoto organizzato dal Sistema che ci vuole distratti e senza pensiero. Il paradiso perduto del lockdown.

Quanto mi manca. Un virus ci stava insegnando la verità, l’invisibile ci stava ammaestrando al Nulla, al senso escatologico della nostra condizione di mortali sull’orlo di sconosciute vertigini. Tutto perduto, vaccini, bistecche al ristorante, per chi potrà permettersele, e pizze per tutti. Torna il tempo libero: la grande invenzione degli schiavi. Quanti hanno capito che la condanna del tempo abissale era la sola vera scoperta di un nuovo territorio? Era la rivoluzione! Tutto finito! Il canto delle sirene ucciso dal canto delle saracinesche che si alzano. Torna la vita organizzata: i clacson, le corna, i vaffanculo, gli appuntamenti immancabili, e a mancarci sarà sempre la vita, ma per pochi mesi abbiamo sognato, almeno: io ho sognato l’uomo nuovo.

Ok, ci avete creduto? Ma siete matti? Si fa per scherzare. Non azzardatevi a fermarvi, vi voglio così, sempre in forma, attivi, energici, io intanto mi ritaglio il mio lockdown personale: devo ancora finire di vedere tutti i film di Lattuada. Buon lavoro a tutti, vi voglio bene. E guai se non vi vaccinate, malfidenti. Ho bisogno di voi, dei vostri happy hour, è tempo di tornare al deserto di prima, prima del lockdown, il paradiso ormai è perduto, per sempre, fino al prossimo virus.

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