Ne L’eroe dai mille volti, Joseph Campbell dimostra la ricorsività dei miti nella nostra cultura. L’autore cerca di ricostruire il mito primigenio, l’archetipo, da cui discendono tutte le varianti successive. E in effetti, la sola memoria scolastica ci riporta alle figure del fratricida che mette in moto gli eventi (è il caso di Caino e Abele, così come di Romolo e Remo) o del bambino “salvifico”, prima abbandonato, poi destinato a salvare i suoi pari (Zeus, Mosé).

Anche per la narrazione della questione Lgbt+ troviamo alcuni temi ricorrenti, tirati in ballo quando si deve legiferare a favore della comunità arcobaleno. Sarà interessante indagarne alcuni. Soprattutto sulla legge Zan contro cui si sono mossi non solo i soliti noti – associazioni e partiti ostili al progresso civile – ma anche un non inaspettato drappello di militanti del mondo del femminismo e della stessa galassia omosessuale.

Secondo i detrattori la legge mette in pericolo la libertà di parola. Se dovesse passare il ddl Zan si rischierebbe di ridurre al silenzio stampa, politica e chiesa. Tale clamore basterebbe però per ribaltare l’accusa, per chiedersi se tutte queste parti in gioco non abbiano effettivamente qualcosa di cui rispondere, quando ci si interroga sull’odio contro minoranze e donne. Semplificando: è la legge Zan il problema, o sono alcuni attori sociali che forse portano avanti comportamenti riconducibili a discriminazione, violenze e crimini correlati in ragione dell’identità di genere e all’orientamento sessuale?

Tale argomento – “se passa, non potrò più…”– può essere ricondotto a uno spettro già agitato nel 2016. L’approvazione delle unioni civili avrebbe impedito a nuove famiglie di formarsi. Qual era il dispositivo per cui il riconoscimento di coppie gay e lesbiche avrebbe impedito a quelle etero di formarsi non è mai stato chiarito. E a cinque anni dall’approvazione della legge Cirinnà notiamo che la famiglia “tradizionale” è sempre lì al suo posto, con tutti i suoi difetti. L’archetipo che emerge è quello della comunità in pericolo: ieri si voleva abolire la famiglia, oggi il libero pensiero.

Veniamo alla seconda critica alla legge Zan. Secondo nomi di punta di certo femminismo – spoiler: è solo una parte di esso e nemmeno la più al passo coi tempi – introdurre l’identità di genere nel testo di legge porterebbe a cancellare le donne. A loro risponde Angelo Schillaci, con le armi del diritto, sul suo profilo Facebook, a cui rimando.

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Pubblicato da Angelo Schillaci su Lunedì 12 aprile 2021

Si paventano così apocalittiche visioni per cui gli sport femminili verrebbero popolati da uomini travestiti da donne, per vincere le competizioni. Le carceri femminili sarebbero popolate da uomini che si fingono donne, così come i bagni per signore. Lo scopo? Guardare dalla fessura o stuprare le povere malcapitate. Tutti esempi portati da attiviste più o meno note che diverrebbero quotidianità qualora il ddl Zan venisse approvato. Pazienza che poi, in tutti i paesi in cui sono state fatte leggi simili, non sia avvenuto nulla di tutto questo. Al netto di episodi sporadici, agitati come dati statistici incontrovertibili (quando la realtà è un’altra, come possiamo leggere altrove).

Anche qui, siamo di fronte al déjà vu: ai tempi delle unioni civili assistevamo ad argomentazioni per cui “se oggi permettiamo a due uomini di sposarsi, perché domani non dovrebbe accadere la stessa cosa con il proprio cane?” per non parlare dell’immancabile sdoganamento della pedofilia, per cui la legge Cirinnà avrebbero aperto al sesso coi bambini. L’archetipo è, dunque, il seguente: l’abuso verso i soggetti più deboli.

Non è un caso, ancora, che in qualche letterina a orologeria contro la legge Zan che abbiamo avuto la sciagura di leggere si faccia menzione all’immancabile pericolo dell’“utero in affitto”. Il ddl in questione porterebbe in automatico orde di coppie gay a “comprare bambini” strappandoli a povere donne ucraine e indiane (dove per altro i gay non possono nemmeno adottare). Cosa che fu detta sempre ai tempi delle unioni civili sulle stepchild adoption. Peccato che nel ddl in questione non ci sia nessun riferimento alla gestazione per altri. Emerge però il terzo archetipo: la minaccia per i bambini.

Fine della libertà, distruzione dell’ordine sociale, donne e bambini in pericolo sono per altro argomenti già usati in passato contro comunisti, ebrei, migranti e tutte quelle soggettività che hanno messo in discussione una società di fatto violenta contro le minoranze, le donne stesse e i soggetti più deboli.

Adesso, che a cavalcare certi argomenti siano destre più o meno fasciste, cattolici integralisti e fanatici di ogni ordine e grado lo inseriamo in quello che potremmo definire un incidente evolutivo. Che pure filosofe, attiviste/i e personaggi del mondo della cultura si prestino a tutto questo, forse va considerato come il canto del cigno di una generazione che non ha più nulla da dire. E che adotta quegli archetipi forse per ricordare a se stessa di esistere ancora. In un mondo che vola oltre certi limiti. Basti vedere i recenti sondaggi, per cui la legge Zan è approvata dalla stragrande maggioranza della popolazione. Forse, a palazzo, si dovrebbe prendere atto di tutto questo.

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