Un’ordinanza e/o un decreto per la riapertura e un protocollo che ne definisca le regole: il solco per la riammissione di parenti e visitatori nelle Rsa dopo un anno di porte blindate, è tracciato. “Le Regioni propongono un protocollo che è già stato oggetto di un primo confronto interno con l’area Prevenzione del ministero della Salute, si tratterà poi di fare un’ordinanza al solo scopo di togliere alibi o di proseguire sulla via dell’emendamento al decreto Riaperture”. Questo, nella sintesi del consulente del ministro Speranza, Sandra Zampa, lo schema per la riapertura delle Residenze Sanitarie assistenziali che ospitano anziani non autosufficienti. E nel caso si scelga la prima strada, come la mettiamo con la norma ancora in vigore che più di un anno fa ha decretato la chiusura delle Rsa ai visitatori, affidando la decisione sulle eccezioni alla discrezionalità del direttore sanitario delle strutture stesse? “Nel primo decreto utile andrebbe inserito un’articolo che capovolga l’attuale norma. Quest’ultima prevede l’apertura alle visite solo in casi eccezionali, bisognerebbe quindi trasformarla nel suo opposto: si apre a meno che non ci sia una ragione specifica per la cautela. Io preferirei questa strada che però è la più lunga, ma si possono prendere entrambe: prima l’ordinanza e poi il nuovo decreto”.

Dal canto suo il sottosegretario alla Salute, Pierpaolo Sileri, sottoscrive le dichiarazioni del collega Andrea Costa, che ai microfoni di Rai Radio1 lunedì pomeriggio aveva parlato di “un emendamento che verrà inserito nel decreto Riaperture“, dando il mese di maggio come termine per la definizione del caso. “Come diceva stamattina in radio Andrea Costa, stiamo provvedendo a risolvere il problema delle Rsa e quindi anche quello della discrezionalità dei direttori sanitari, che verrà superata da regole comuni che siano uguali per tutti”, dice a ilfattoquotidiano.it. E lo stesso Costa, raggiunto in tarda serata, conferma che “da parte del governo c’è oggi la disponibilità a emettere un provvedimento che vada in questa direzione, creando pari diritti a tutti i cittadini. Ci sarà una condivisione con le regioni per definire il protocollo per regolare gli accessi.
Le Rsa sono luoghi dove gli ospiti ormai sono in gran parte vaccinati e credo sia sbagliato non permettere le visite ai parenti”.

Sileri, che chiama le Rsa le “uniche zone rosse permanenti” del Paese , ricorda addirittura che secondo lui “da un punto di vista sanitario era già fattibile a settembre”. Oggi poi non vede il problema, a valle di una campagna vaccinale partita proprio dalle case dei fragilissimi, con il 95% degli ospiti che ha avuto la prima dose e oltre l’80 anche la seconda: “Oltre il test all’ingresso e la mascherina francamente non andrei”, dice. “Purtroppo quella norma (la chiusura con delega di ogni decisione sulle eccezioni al direttore sanitario, ndr) è stata fondamentale a scopo difensivo, ma da settembre-ottobre non lo era più. Ciò non significa che doveva esserci un liberi tutti, ma con accessi contingentati controllati mediante test, una visita a settimana si poteva fare già allora. Oggi, con le persone vaccinate, nelle Rsa non si osservano più forme gravi della malattia e decessi. Inoltre i figli degli ospiti iniziano ad essere vaccinati anche loro, quindi magari ci sono mamme e figli vaccinati: ma perché non si possono incontrare nelle Rsa? Serve purtroppo una norma che aiuti quei direttori sanitari che, forse per paura anche perché hanno vissuto la gravità della prima e della seconda ondata, diciamo che sono restii e vogliono tutela“.

Insomma, anche per Sileri basterebbe una regola che incroci i requisiti del cosiddetto patentino vaccinale con le esigenze delle Rsa, aggiungendo un meccanismo di manleva o di alleggerimento della pressione per i direttori sanitari delle strutture. “Ma qui non c’è solo un problema di direttore sanitario, c’è anche un problema strutturale e organizzativo delle Rsa”, aggiunge citando i rapporti annuali dei Nas sulle Residenze sanitarie assistenziali che evidenziano situazioni fuori dalle regole per almeno il 25% delle strutture e che con la chiusura della pandemia sono solo più che peggiorate.

Intanto, in attesa della cornice il protocollo di regole ha preso forma. La Conferenza Stato-Regioni, nella riunione di mercoledì 5 maggio “formalizzerà le linee guida”, come ha anticipato all’AdnKronos Salute il presidente Massimiliano Fedriga, che nelle scorse settimane era stato chiamato direttamente in causa dal Comitato Open Rsa Now e che lamenta come “per quanto riguarda la data purtroppo siamo limitati molto dal Dpcm, che è ancora in vigore, e che deve essere modificato. Su questo lavoreremo con il governo e sembra che ci sia la massima disponibilità“.

Secondo quanto trapelato nella giornata di martedì, le nuove regole prevederanno che in caso di focolai tra gli ospiti o il personale, l’accesso dei visitatori sarà consentito ” esclusivamente sulla base delle valutazioni della Direzione Sanitaria ovvero del referente medico-referente Covid-19 della struttura”. In condizioni normali, invece, sarà concesso “a visitatori o familiari in possesso di Certificazione Verde Covid-19“, cioè il cosiddetto Green Pass o “in alternativa può essere validamente utilizzata l’attestazione di una delle condizioni necessarie per il rilascio delle stesse purché non scadute”. Si prevede inoltre che “la struttura garantisca una programmazione degli accessi dei familiari lungo l’arco della giornata con modalità e forme atte a evitare assembramenti, per cui di norma gli accessi devono riguardare non più di due visitatori per ospite per visita e per una durata definita“. Nelle linee guida sono contenute anche indicazioni di carattere generale e si sottolinea che “si dovranno considerare le condizioni dell’ospite e del visitatore, nonché le caratteristiche logistiche della struttura stessa e le mutabili condizioni epidemiologiche”.

Ovviamente rimane necessario il “massimo rigore nell’utilizzo dei dispositivi di protezione individuale, nel garantire il distanziamento sociale”, si legge ancora tra le linee guida che per evitare assembramenti prevedono “il mantenimento di almeno 1 metro di separazione tra visitatori (estendibile fino a 2 metri in base allo scenario epidemiologico di rischio), ad eccezione dei componenti dello stesso nucleo familiare o conviventi o per le persone che in base alle disposizioni vigenti non siano soggette al distanziamento interpersonale”.

Inoltre all’ingresso i familiari o i visitatori, “oltre ad esibire la Certificazione Verde Covid-19” saranno “sottoposti al protocollo di sorveglianza già in uso presso la struttura”. Via libera anche all’uscita programmata degli ospiti, ma con “una specifica autorizzazione da parte delle Direzioni sanitarie-Responsabili medici-Referente Covid-19”, mentre “viene sconsigliato l’accesso di minori per i quali non sia possibile garantire il rispetto delle misure di prevenzione”. In presenza di condizioni climatiche favorevoli, poi, “vanno sempre privilegiati gli incontri in spazi aperti e allo scopo dedicati”. Per quanto riguarda gli spazi al chiuso, invece, la visita “deve avvenire preferenzialmente in spazi dedicati esclusivamente alla finalità della visita stessa ed è opportuno che la struttura identifichi spazi idonei, ampi ed arieggiati”. Inoltre in presenza di specifiche condizioni psico-fisiche “può essere valutata la visita all’interno del nucleo di degenza”.

Le strutture, in ogni caso, devono garantire una regolare informazione ai familiari sulla situazione clinica degli ospiti, non solo nei casi di positività dell’ospite al Sars-Cov-2, e sulle regole di prevenzione e sicurezza Covid-19, fra cui quelle relative agli isolamenti e quarantene. Inoltre viene previsto lo sviluppo di strategie di corresponsabilizzazione rivolte agli utenti e ai loro familiari/rappresentanti legali, nell’ottica della massima condivisione delle scelte assunte, sia con colloqui/incontri diretti, sia attraverso altre forme di “patto di condivisione del rischio“.

D’altro canto secondo il presidente della Società Italiana di Geriatria e Gerontologia (Sigg), Francesco Landi, che è stato intervistato martedì dall’Ansa, il ricovero e la mortalità a causa del Covid-19 in pazienti anziani nei reparti ospedalieri ha visto “una drastica riduzione nei mesi di marzo e aprile” e questo mostra che “la strategia vaccinale funziona, perché permette di creare una bolla di protezione“. Secondo l’ultimo aggiornamento del report sulla Sorveglianza delle strutture residenziali socio-sanitarie nell’emergenza Covid-19, realizzato dall’Istituto Superiore di Sanità (Iss), poi, nel mese di novembre 2020 l’incidenza settimanale di Covid ha raggiunto un picco del 3,2% nelle strutture residenziali per anziani e del 3,1% in tutte le strutture residenziali, mentre, in controtendenza con il dato nazionale, nell’ultima settimana di febbraio, nei mesi di marzo e aprile si raggiungono valori sovrapponibili o inferiori a quelli registrati nella prima settimana di ottobre (0,4% nelle strutture residenziali per anziani e del 0,3% in tutte le strutture residenziali nella settimana dal 19 al 25 aprile 2021).

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