Smentendo gli scettici la tassa una tantum sulla ricchezza introdotta dall’Argentina lo scorso anno per reperire risorse nella lotta al Covid ha raccolto 223 miliardi di pesos, l’equivalente di 2,4 miliardi di dollari (2 miliardi di euro). Si tratta del 75% dell’obiettivo finale di gettito stimato dal governo di Buenos Aires che oggi ha reso noti i dati sull’andamento del tributo. Il prelievo interessa i soli patrimoni al di sopra dei 200 milioni di pesos (1,8 milioni di euro), secondo le stime circa 10mila persone, lo 0,8% più ricco della popolazione argentina. L’aliquota può raggiungere, per le ricchezze più elevate, il 5,2%.

Chi doveva pagare ha procrastinato sino all’ultimo, a inizio aprile solo il 2% dei aveva versato quanto dovuto, con una scadenza per il pagamento fissata al 16 di aprile. Alla fine però i pagamenti hanno superato le attese, smentendo chi aveva messo alla berlina il tributo in quanto facilmente eludibile. Anche perché l’Argentina non ha tradizione di un sistema fiscale particolarmente efficiente e ha sperimentato in passato fughe di capitali. Tuttavia la tassa è stata sufficientemente ben congeniata per produrre i risultati sperati. I fondi raccolti tra gli argentini più ricchi saranno destinati a politiche sanitarie, sussidi alle piccole attività, edilizia scolastica e quella popolare.

L’opportunità di aumentare il prelievo sulle fasce più benestanti della popolazione, anche per contribuire alla lotta alla pandemia, è ormai posizione comune tra le grandi organizzazioni internazionali a cominciare da Fondo monetario internazionale e Banca mondiale. Negli ultimi decenni il prelievo su ricchi e ricchissimi si è progressivamente ridotto in tutto il mondo. Elemento che ha contribuito ad alimentare l’incremento delle diseguaglianze nei paesi occidentali. A differenza di quanto propugnato dai sostenitori della riduzione delle imposte per i più ricchi non c’è stato alcun beneficio per l’economia nel suo complesso né tanto meno si è verificato quell’effetto “sgocciolamento” secondo cui la ricchezza accumulata in alto avrebbe finito per “bagnare” anche il basso.

Lo scorso dicembre il Fattoquotidiano.it ha lanciato una raccolta firme per sottoporre alle forze politiche l’ipotesi di introdurre un prelievo sui patrimoni superiori ai 50 milioni di euro per aiutare le categorie più colpite dalla pandemia. Un prelievo del 2% che riguarderebbe meno di 3mila contribuenti ma che potrebbe fruttare un gettito fino a 10 miliardi di euro. Le firme già raccolte sono poco meno di 80mila.

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