Per gli operatori del settore si tratta di una situazione inedita: mai i prezzi dell’acciaio erano stati così elevati. L’accelerazione della domanda cinese, la contrazione dell’offerta e le difficoltà – aggravate dal recente, estemporaneo, blocco del Canale di Suez – incontrate dalla logistica globale a causa della pandemia sono i principali motivi dell’aumento esponenziale dei prezzi in tutto il pianeta. Anche in Italia i coils, gli enormi rotoli che vengono spianati e tagliati negli stabilimenti di lavorazione, hanno ormai superato i 900 euro per tonnellata, con tempi di consegna anche a 6 mesi. E dopo un anno buio per l’industria, la ripartenza degli impianti sta trascinando le aspettative di crescita dei prezzi e dunque i prezzi stessi. Il comparto naviga a vista, soprattutto in Europa: si dà fondo alle scorte, mentre le importazioni vanno a ruba. E anche per questo Bruxelles, dopo aver annullato i dazi antidumping alla Turchia, sta riesaminando le misure di salvaguardia. Entro giugno la decisione, con esiti tutti da determinare.

Inversione di tendenza dopo un anno nero – Nel 2020 le esportazioni dell’industria siderurgica italiana sono diminuite in valore di 3,4 miliardi di euro, passando da 18,1 a 14,7 miliardi di euro. “Tale variazione è dovuta sia alla riduzione dei prezzi (in media -4,6%), sia al calo delle vendite all’estero in quantità (-14%)”, ha rilevato l’ufficio studi di Siderweb, elaborando i dati dell’Istat. Il trend di decrescita è stato accelerato dalla pandemia: veri e propri crolli della produzione si sono registrati negli impianti dell’ex Ilva a Taranto (-56,9%), Genova (-40,9%) e Alessandria (-40,6%). Il dato complessivo sulla produzione del 2020 ha fatto invece segnare un -12,2% a 20,35 milioni di tonnellate, con una ripresa registrata già a dicembre e poi confermata nei mesi successivi. Secondo i dati di Federacciai, l’output delle acciaierie italiane a febbraio è stato di 2,74 milioni di tonnellate e nel primo bimestre ha sfiorato i 4 milioni di tonnellate. Rispetto ai 2020, gli incrementi sono stati rispettivamente dell’1,6% per il dato mensile e dell’1,2% per il dato cumulativo.

Solo la Cina ha già recuperato il gap – I numeri diffusi dalla World Steel Association indicano in 150,2 milioni di tonnellate l’output di febbraio dei 64 Paesi aderenti all’organizzazione, che coprono il 98% dei volumi mondiali, per una crescita del 4,1% su febbraio 2020. Nel primo bimestre la produzione complessiva è stata di 315 milioni di tonnellate, in aumento del 6,6% rispetto allo scorso anno. È la Cina a dominare di gran lunga la produzione mondiale: a febbraio l’acciaieria del mondo ha fatto registrare 83 milioni di tonnellate, con un +10,9% rispetto a febbraio 2020, già in piena crisi Covid. Meno di 10 tonnellate complessive per il secondo Paese produttore al mondo, cioè l’India (-3,1%), e 7,5 tonnellate per il terzo, ovvero il Giappone (-5,6%). Restano ancora lontani dai livelli di produzione dello scorso anno Stati Uniti e Germania, con variazioni di output che superano il -10 per cento.

Le aspettative: prezzi in salita, scorte in picchiata – Ma è proprio Berlino che segnala come il vento stia cambiando a tutte le latitudini. Secondo l’indagine mensile di sentiment nel settore dell’acciaio di S&P Global Platts, condotta in Germania all’inizio di aprile tra produttori, distributori, commercianti e acquirenti finali, il mercato si aspetta un forte aumento dei prezzi, nonché tempi lunghi di consegna, a causa della scarsa offerta attuale. L’indice sulle aspettative dell’andamento del prezzo dell’acciaio, che al valore 50 indica stabilità, ha raggiunto quota 92, sottolineando le attese di una nuova espansione, dai livelli già elevati di marzo, quando l’indice aveva toccato quota 73. Tra i diversi gruppi, i più rialzisti si sono dimostrati gli acquirenti finali, con un indice arrivato fino a quota 100, mentre leggermente più prudenti i commercianti e i produttori, tra i quali l’indice si è fermato rispettivamente a quota 89 e 87. Ad aspettative di prezzi elevati, e di rinnovata continuità produttiva, hanno corrisposto invece forti aspettative di riduzione delle scorte, soprattutto tra i produttori e distributori. L’indice sulla produzione si è attestato a 50, indicando stabilità, mentre l’indice sulle scorte si è fermato a quota 40, scendendo fino al livello di 25 tra produttori e distributori, suggerendo così aspettative di un drastico calo dei livelli delle scorte soprattutto nelle posizioni iniziali della filiera. Dopo un anno di scarsa domanda, nessuno vuole perdere il treno delle nuove richieste, e allora si dà fondo ai magazzini in una fase in cui le importazioni stanno diventando sempre più difficili e costose.

Ue, quote esaurite in pochi giorni – Ad aprile è infatti iniziato il nuovo periodo dei contingenti tariffari fissato dalla salvaguardia Ue sulle importazioni di acciaio. Secondo i dati della Commissione, le quote di importazione di alcuni prodotti siderurgici sono già state esaurite per alcuni Paesi, e anche le quote per tondo e vergella sono vicine al completamento. La quota relativa ai coils laminati a caldo (HRC) dall’India, pari a oltre 160mila tonnellate, è andata esaurita in un solo giorno. Recentemente il Paese è stato il principale fornitore di HRC nell’Ue a causa della forti carenze locali. Esaurite nel primo giorno di rinnovo anche le quote relative a tubi gas (44mila tonnellate) e profilati cavi (67mila tonnellate) per la Turchia, e sono bastati pochi giorni per raggiungere il limite anche per i laminati mercantili. Lo stesso per diverse quote per l’import dalla Russia.

Entro giugno Bruxelles decide sulle misure di salvaguardia – Intanto le misure di salvaguardia sono attualmente oggetto di un riesame da parte della Commissione Europea, che ha aperto un’inchiesta per valutare una possibile proroga oltre il 30 giugno 2021 di quanto attualmente in vigore sulle importazioni di determinati prodotti di acciaio, a seguito di una richiesta pervenuta da 12 Stati membri dell’Ue. Nell’inchiesta, che si concluderà entro il prossimo giugno, la Commissione dovrà determinare se le misure di salvaguardia continuino a essere necessarie per prevenire “un grave pregiudizio” nei confronti dell’industria siderurgica dell’Ue. A luglio 2018 era stata introdotta una misura di salvaguardia provvisoria sulle importazioni di acciaio finalizzata a prevenire danni economici per i produttori siderurgici dell’Ue, dato il rischio di aumenti delle importazioni in relazione all’introduzione da parte degli Usa di restrizioni commerciali sui prodotti siderurgici. All’inizio del 2019 Bruxelles ha confermato la misura che si traduce in contingenti tariffari che riflettono i flussi commerciali tradizionali, al di sopra dei quali viene fissato un dazio del 25% sulle importazioni. La Commissione ha già riesaminato il funzionamento della misura nell’ottobre 2019 e nel luglio 2020, e di recente ha adattato i volumi dei contingenti tariffari per rispecchiare l’uscita del Regno Unito dall’unione doganale dell’Ue a decorrere dal 1° gennaio 2021.

Chiusa l’inchiesta antisovvenzioni sull’import dalla Turchia – Pochi giorni fa, come riportato da Kallanish Commodities, la Commissione Europea ha chiuso con un nulla di fatto l’indagine anti-subsidy, avviata a giugno 2020, sull’import dalla Turchia. L’investigazione si basava su una denuncia di Eurofer, associazione europea dei produttori di acciaio, secondo la quale le importazioni di determinati prodotti piatti laminati a caldo, di ferro, di acciai non legati o di altri acciai legati originari della Turchia sarebbero state oggetto di sovvenzioni causando pertanto un pregiudizio all’industria dell’Unione. A febbraio Bruxelles aveva annunciato che le misure provvisorie collegate a questa investigazione sarebbero state eliminate, e il 24 marzo la stessa Eurofer aveva ritirato la denuncia. Confermate invece le misure anti-dumping temporanee sui coils a caldo, con disposizioni definitive. A gennaio la Commissione aveva imposto ad Ankara, a titolo provvisorio e per 6 mesi, misure comprese tra il 4,8% e 7,6%, mentre a fine aprile sono state confermate nella forchetta tra il 4,7% e 7,3 per cento.

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