Ventiquattro anni al capoclan, pene tra i 10 anni e 8 mesi e 2 anni ad altre 5 persone. Arriva a sentenza con rito abbreviato un pezzo del maxi-processo alla mafia dei Nebrodi. Le condanne sono state inflitte dal gup Simona Finocchiaro a seguito delle richieste formulate in aula dal procuratore aggiunto Vito Di Giorgio e dai sostituti della Dda Fabrizio Monaco e Antonio Carchietti, coordinati dal procuratore di Messina Maurizio De Lucia.

Il capo clan Sebastiano Bontempo ‘u guappo’ è stato condannato a 24 anni, pena più pesante dei 20 anni chiesti dall’accusa, Giuseppe Bontempo a 10 anni e 8 mesi, Samuele Conti Mica a 2 anni più 4mila euro di multa. Condannati anche, tenendo conto del regime premiale per i pentiti, Carmelo Barbagiovanni (3 anni), Giuseppe Marino Gammazza (8 anni e 4 mesi in continuazione con precedenti sentenze) e Salvatore Costanzo Zammataro (4 anni), tutti e tre collaboratori di giustizia. Assolti, invece, Giorgio Marchese e il notaio di Canicattì Antonino Pecoraro, imputato per concorso esterno all’associazione mafiosa per avere redatto parecchi atti con cui si erano realizzate le truffe all’Agea.

L’indagine, condotta dal pool della Dda, ha rivelato come le due note famiglie mafiose nebroidee, quella dei Batanesi e quella dei Bontempo Scavo, avessero creato un sistema di estorsioni e intimidazioni allo scopo di ottenere terreni e attraverso questi poter richiedere i contributi comunitari all’Agenzia per le erogazioni in agricoltura (Agea). Un sistema tanto conveniente da diventare – per gli investigatori – la principale attività dei clan mafiosi sui Nebrodi, per un giro di affari di 10 milioni di euro: è la cifra che avevano ottenuto dall’Ue dal 2012 come contributi all’agricoltura.

Oltre all’egemonia nella zona nebroidea erano anche in grado di interfacciarsi con le “famiglie” di Catania, Enna e del mandamento delle Madonie di Cosa nostra palermitana. Il 15 gennaio 2020, l’operazione Nebrodi aveva portato a 94 arresti e al sequestro di 151 aziende agricole in una delle più vaste operazioni antimafia eseguite in Sicilia e la più imponente, sul versante dei fondi europei dell’Agricoltura in mano alle mafie, mai eseguita in Italia e all’estero. Il maxi-processo con rito ordinario vede ancora imputate 96 persone.

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