Quanto è dura superare un ostacolo di un centimetro? Se la domanda vi sembra un po’ bizzarra, provate a rivolgerla a una persona con handicap motorio, impegnata costantemente a percorrere i marciapiedi della città con la sua carrozzina. Vi risponderà che quel centimetro quasi invisibile, presente all’inizio dello scivolo di un marciapiede, è il primo disagio, tutt’altro che trascurabile, di un percorso irto di ostacoli disseminati lungo un normale passaggio pedonale. E oltre al disagio c’è pure la beffa: un ostacolo da zero a un cm e mezzo la Legge non lo considera nemmeno una barriera architettonica. Ma andiamo oltre.

Ci sediamo anche noi in una carrozzina.

Una volta superato quel primo impiccio, continuando a muoversi in carrozzina, quanti disagi, ancora più pesanti si vivono di fronte a rattoppi sull’asfalto del marciapiede, deiezioni animali, biciclette o motorini attaccati a un lampione, o a un vaso sporgente sul davanzale di una finestra al piano terreno?

Queste domande se le sono poste dieci anni fa la direzione e redazione di una radio molto attiva sui temi sociali, RVS Firenze (collegata al network nazionale Radio Voce della Speranza). RVS, insieme a Mauro Sbrillo, Presidente onorario del Coordinamento toscano gruppi auto-aiuto, costretto a muoversi in una carrozzina fin da bambino a causa del virus della poliomielite, decidono di realizzare una simulazione di marciapiede cittadino con i tipici ostacoli che bisogna superare in carrozzina. Quel marciapiede ricostruito in legno viene trasformato in un progetto da offrire alle scuole per insegnare ai ragazzi a comprendere la disabilità e a ridurre il pregiudizio verso chi presenta handicap di vario tipo. Nasce così il “Marciapiede Didattico”, un progetto che grazie al coordinamento dell’Agenzia di soccorso e sviluppo avventista ADRA e il contributo dell’Otto per mille della Chiesa Avventista, prende sempre più quota e viene adottato in alcune scuole fiorentine e in altri comuni d’Italia.

L’intervento dell’Università di Firenze

L’interesse crescente verso questo tipo di esperienza arriva fino all’Università di Firenze presso il Dipartimento di Formazione, Lingue, Intercultura, Letterature e Psicologia. Le professoresse di psicologia sociale Amanda Nerini e Camilla Matera ne fanno un oggetto di ricerca sociale unica nel suo genere. Pochi mesi prima dello scoppio della pandemia vengono reclutati 437 studenti di due istituti scolastici fiorentini (una scuola media e un liceo classico, artistico-musicale) e suddivisi in gruppi sperimentali e di controllo. Nei gruppi sperimentali si è fatto percorrere ai ragazzi tutto il marciapiede, seduti in una carrozzina, misurando prima e dopo l’esperienza, attraverso test ad hoc, il cambiamento di percezione verso quella disabilità. L’obiettivo? Verificare l’impatto dell’immedesimazione verso una disabilità in presenza (o meno) di un portatore di handicap.

Il problema è più che mai attuale e urgente. Le statistiche infatti mostrano che in Italia ci sono quasi 3 milioni e 100mila persone con disabilità fisiche (Istat, 2017) e anche se oggi esistono diverse norme per garantire la parità di trattamento, sussistono ancora numerosi limiti nella vita quotidiana delle persone con disabilità: solo il 25% delle persone oltre i 25 anni ha un diploma di scuola superiore e l’11% entra nel mercato del lavoro. Anche i dati sulla soddisfazione e l’inclusione sociale sono piuttosto negativi: la percentuale di persone con gravi limitazioni che dichiarano di essere soddisfatte della propria vita è molto più bassa (19,6%) rispetto al resto della popolazione (44,3%).

Effetti oltre le attese

I risultati della ricerca sociale dell’Università di Firenze sono stati pubblicati recentemente sulla rivista Journal of Applied Social Psychology e presentati lo scorso 15 aprile in un videoforum, “Disabilita il pregiudizio con il Marciapiede Didattico”. Dallo studio è emerso che “I risultati ottenuti dimostrano che assumere il punto di vista di un gruppo minoritario mentre si interagisce con un membro di questo stesso gruppo è più efficace nel ridurre il pregiudizio che avere questa prospettiva senza incontrare direttamente nessuno dei suoi membri”, sottolineano le ricercatrici Matera e Nerini. “La prospettiva di immedesimazione alla presenza di una persona con una disabilità ha portato ad atteggiamenti più favorevoli, a livelli più alti di empatia e a intenzioni di contatto più elevate verso le persone con disabilità rispetto a quelle riportate da individui che hanno completato l’attività di mettersi nei panni di qualcun altro senza incontrare una persona appartenente a una minoranza”, continuano le professoresse. Ma uno degli aspetti particolarmente rilevanti è che questo tipo esperienza di immedesimazione ha dimostrato di essere efficace nel ridurre i pregiudizi anche verso le minoranze che non sono state menzionate direttamente durante l’intervento, come immigrati o omosessuali. E questo anche nel gruppo in cui si era fatta esperienza del Marciapiede Didattico senza la presenza di una persona disabile. Si dovranno verificare meglio la durata di questi effetti e approfondire alcuni meccanismi psicosociali che hanno prodotto i risultati indiretti durante la ricerca. Ma di sicuro, in epoca di difficoltà di convivenza sociale, non solo per ragioni sanitarie, uno strumento didattico di questo tipo può offrire alle scuole un contributo concreto. Anche perché il progetto del Marciapiede Didattico non si ferma qui.

Il progetto continua

Qual è il suo futuro? “Speriamo presto di poter ritornare nelle scuole medie e superiori per interagire con tanti ragazzi e proporre il Marciapiede Didattico a un numero di scuole ancora maggiore”, sottolinea Dag Pontvik, direttore nazionale ADRA, “ma vogliamo anche ampliare il progetto coinvolgendo le scuole elementari e così sensibilizzare i bambini affinché possano crescere con uno sguardo più ricco verso l’altro e verso la collettività nel suo insieme”. Per visionare tutte le relazioni e documenti della ricerca sociale presentati al forum e ottenere altre informazioni è possibile utilizzare questo link.

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