Attualità

Vincenzo Mollica racconta i suoi giorni difficili: “Non vedo una minc**a di niente, ma vado avanti”

di Davide Turrini

“Non vedo una minchia di niente, ma vado avanti”. Vincenzo Mollica racconta i suoi giorni difficili a RTL102.5. “Sto come un apprendista pensionato, che deve studiare per portare a casa una nuova fase della vita. Mi guida la curiosità, quella non l’ho mai persa. Certo, come apprendista pensionato però cerco di evitare tutti i giovanilismi della vita”. Mollica non perde il gusto della citazione, tanto che il cinema, uno degli amori della sua vita torna per spiegare la sua malattia: “Mi sveglio e porto con me i tre amici che mi accompagnano: diabete, glaucoma e Parkinson. Cerco di andarci d’accordo, sono il buono, il brutto e il cattivo, a seconda delle giornate. Ma si va avanti, si cammina”.

Nonostante le difficoltà l’ex inviato Rai continua a coltivare le sue passioni: cinema, fumetti, musica, letteratura: “Sono anche su Instagram, ho un sito tutto mio in cui dialogo con chi mi segue”. L’intervista radiofonica è motivo di rievocazione di tante sue interviste, storiche interviste per giunta, con i personaggi più importanti dello spettacolo italiano, tra cui Benigni che gli salta addosso sulle spalle: “Come dimenticarlo, è successo all’improvviso, come sempre con Roberto. Non c’è mai niente di costruito, nasce tutto lì. Eravamo in un albergo, andiamo sul terrazzo, lui mi guarda e si aggrappa alla mia schiena. Poi comincia l’intervista. L’operatore registra e va in onda tutto, senza un taglio”. Poi il ricordo di Celentano (“mi spiazzava sempre”) e Fellini (“fa parte di quelle persone che ti fanno avvicinare al sapere, che ti fanno capire meglio la vita e come affrontarla, come starci dentro con curiosità, con passione, ogni giorno”).

Infine, qualche consiglio per i giovani che vogliono diventare giornalisti: “Oggi serve un mix che deve essere ben shakerato, fatto di curiosità, passione e fatica. Per fare bene il giornalista devi essere un cercatore di storie, uno di quelli che le storie le capisce, le sa ascoltare e poi le racconta con un’emozione tale che arrivi a coinvolgere l’ascoltatore, il telespettatore. Se manca una di queste tre caratteristiche, è un giornalismo che si fa precario”.

Vincenzo Mollica racconta i suoi giorni difficili: “Non vedo una minc**a di niente, ma vado avanti”
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