Difficile elencare i problemi della scuola pubblica: aule pollaio, banchi a rotelle, personale insufficiente, strutture vecchie e cadenti, insegnanti poco o mai stati idonei all’insegnamento, tecnologia obsoleta, amministratori di condominio più che dirigenti scolastici, genitori che legiferano in chat… Quindi, tutto sommato, nulla che la pandemia abbia stravolto, se non evidenziato con il contributo all’esasperazione popolare.

Le difficoltà della scuola pubblica sono consolidate e ad oggi restano quel che sono: fino alla maggiore età i futuri adulti non votano, non producono reddito, non sono rappresentati, non hanno alcun peso politico, sono “discarica sociale” alla bisogna, in cui differenziare colpe come quella di essere da un anno focolaio, luogo di contagio, compostaggio virale. Poco importa, ormai, che alcuni studi scientifici abbiano dimostrato l’evidenza della non responsabilità della diffusione del virus per colpa degli untori da scuola: dopo un anno non c’è stato nessun balzo evoluzionistico che dimostri la creatività logistica nel risolvere in modo diverso il problema della presenza in classe, ma l’accanimento ad accusarla.

In tutto questo marasma, quello della famosa didattica a distanza, quella dei genitori che non han problemi di computer e connessione e non vedono quale sia il problema, quella degli insegnanti che all’idea di portarli al parco a far lezione maledicono la mobilità muscolare, quelli che la ginnastica l’han declinata facendo teoria di scacchi in aula… (minutino di raccoglimento), quelli che dopo un anno ancora puntano la webcam sul soffitto, quelli che in fondo “siamo usciti dalla guerra” per cui possiamo scendere ancora più in basso, quelli che finché non vedono i lividi o il sangue dei figli sgorgare da un futuro che ci rinuncia invocano la resilienza… in tutto questo marasma c’è ancora chi ci crede: crede che la scuola sia una conquista e ora più di sempre rischia di finire come la Costituzione, buona per le celebrazioni, bella e intoccabile, da regalare ai diciottenni senza avergli insegnato che va difesa anche dopo.

C’è chi ci crede ancora che la scuola sia il futuro di un paese e per qualche motivo si trova a dover lottare anche contro chi si è convinto che la colpa della diffusione del virus sia lì dentro. Ma dentro, in qualche modo, ci sono ancora insegnanti vere che stiamo lasciando sole.

Commenti - Non perdere ogni mattina gli editoriali e i commenti delle firme Fatto Quotidiano.

ISCRIVITI

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te.

In queste settimane di pandemia noi giornalisti, se facciamo con coscienza il nostro lavoro, svolgiamo un servizio pubblico. Anche per questo ogni giorno qui a ilfattoquotidiano.it siamo orgogliosi di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. La pubblicità, in un periodo in cui l'economia è ferma, offre dei ricavi limitati. Non in linea con il boom di accessi. Per questo chiedo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, pari al prezzo di un cappuccino alla settimana, fondamentale per il nostro lavoro.
Diventate utenti sostenitori cliccando qui.
Grazie Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

“La mia compagna Lee non si offende quando la prendiamo in giro”: polemiche sulla frase del sussidiario sulla bambina cinese

next
Articolo Successivo

Oggi 5,6 milioni di bambini e ragazzi tornano a scuola. Tra i dubbi dei virologi e le incognite su trasporti, sicurezza e tracciamento

next