“Dopo le vacanze di Pasqua si torna a scuola fino alla prima media anche nelle zone rosse”. Dopo l’annuncio del premier Mario Draghi, il 26 marzo, il pianeta istruzione si prepara a tornare in aula. “Ma servono i tracciamenti. E il problema dei trasporti, soprattutto nelle grandi città, non è stato ancora risolto”, dice Antonello Giannelli, presidente dell’Associazione nazionale presidi. “Dovevano aprire anche le seconde e terze medie e le superiori”, insiste Antonio Affinita, direttore del Moige, il movimento italiano genitori. D’accordo anche Angela Nava, coordinatrice nazionale dei “Genitori Democratici”: “L’asticella andava alzata almeno fino a 13 anni”. Richieste destinate a cadere nel vuoto, almeno per ora.

La certezza è che, secondo le stime di Tuttoscuola, rivista specializzata del mondo dell’istruzione, dal 6 aprile, saranno 5,3 milioni gli studenti che seguiranno le lezioni in presenza a scuola: si tratta del 62,3% (sei su dieci) degli 8,5 milioni di alunni. Tra loro 3,1 milioni frequentano le scuole dell’infanzia, le primarie e il primo anno di secondaria di primo grado anche se si trovano in regioni classificate in zona rossa.

A non essere così sicuro che si ritorni in classe è il presidente dell’Anci e sindaco di Bari Antonio Decaro che nel corso di una diretta Facebook ha detto: “Non credo che se i dati restano questi sarà aperta di nuovo la scuola“. In ogni caso se l’impegno di Draghi resterà quello espresso in conferenza stampa, le regioni più interessate dalla riapertura in presenza dopo Pasqua sono la Lombardia con 785.910 in presenza (e 615.903 in dad), il Lazio con 687.592 (e 133.737 a casa), la Campania con 484.731 (e 460.262 in dad), la Toscana con 265.966 (e 238.650 online), il Veneto con 373.003 in presenza (e 307.093 in dad).

Secondo Tuttoscuola, sempre dopo Pasqua 3,2 milioni di studenti (il 37,6%) si ritroveranno ancora a fare lezione online, con la consueta alternanza del 50% per gli studenti delle superiori nelle regioni in cui è consentito. Con riferimento ai diversi settori scolastici, seguiranno le attività didattiche a scuola 1.393.010 bambini delle scuole dell’infanzia (il 100%), 2.605.865 alunni della primaria (il 100%), 906.011 alunni della scuola secondaria di I grado (il 52,9%) e parzialmente in alternanza al 50% 407.304 studenti delle superiori (il 14,6%).

“Questa scelta – spiega Antonello Giannelli, presidente dell’Associazione nazionale presidi – è dovuta al fatto che il piano vaccinale sta andando avanti in maniera spedita: questo mette al riparo i docenti dal rischio del contagio. I bambini della primaria e prima classe delle medie sono relativamente immuni da rischio. L’assetto deciso da Draghi è lo stesso preso da Conte”. Giannelli non risparmia una critica: “Il problema dei trasporti non è ancora stato risolto, soprattutto nelle città metropolitane”. E sui tracciamenti il numero uno dell’Anp è chiaro: “Un piano non ho avuto il piacere di leggerlo. Serve un grosso sforzo organizzativo e logistico altrimenti non si va da nessuna parte. Varrebbe la pena di tentare”.

A dare un colpo al cerchio e uno alla botte è anche il direttore del Moige, Antonio Affinita: “La notizia buona è il fatto che è stata ascoltata la voce dei genitori che stanno vivendo un periodo drammatico. La notizia cattiva è che gli altri gradi di scuola non tornano ancora. Non c’è unitarietà tra gli scienziati in merito al fatto che in prima media si può andare e in seconda no. Noi siamo favorevoli alla riapertura anche delle superiori con un piano dei trasporti che funzioni e con i tamponi da fare”. Più soddisfatta Angela Nava, coordinatrice nazionale Genitori Democratici: “Finalmente c’è una sorta di attenzione maggiore per la scuola e per i più piccoli. E’ più facile aprire le scuole dell’infanzia e la primaria perché non pongono il problema dei trasporti. Sembra che abbiano agito in base alla misura del tempo dell’accudimento: dai 12 anni in poi possono stare da soli a casa. Una valutazione contestabile”.

Intanto da martedì 30 marzo, 687mila ragazzi delle scuole laziali (regione passata in fascia arancio) lasceranno la dad e in Trentino (classificato in zona rossa) si è deciso di riaprire già da lunedì nidi, scuole dell’infanzia e scuole elementari. Oltre mezzo milione di alunni toscani, invece, con 285mila calabresi andranno in didattica a distanza fino al 6 aprile. In altre tre regioni in arancione (Abruzzo, Molise e Basilicata) la scuola sarà da casa. Prima che inizino le vacanze pasquali, saranno 2 milioni in presenza e quasi 6,5 milioni a fare lezione da casa.

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