“Se adesso avete il tram prendetevelo… non dite io faccio dico… non avete molto tempo… questi lunedì si riuniscono in Provveditorato… martedì ci saranno le linee… questa (l’insegnante commissaria d’esame, ndr) deve tenere già la garanzia che voi… e la traccia…”. Il tram da afferrare al volo era il concorso per diventare insegnanti, lo stipendio sicuro a vita, il sogno di tanti laureati e laureate senza santi in paradiso. Ma per salire su questo tram bisognava ungerne le ruote. Secondo l’accusa, pagare tangenti. Da 15mila euro in su. Anche 30 o 40mila euro, in qualche caso. E alle due sorelle che tentennavano, nonostante lo sconto offerto (20mila euro in due), perché i soldi erano comunque tanti e bisognava chiedere un prestito, veniva detto “sì però svegliatevi”. Se dormite, il tram passa e non torna più.

Siamo in una casa di Giugliano (Napoli), è il 13 gennaio 2021, e chi presenta la proposta indecente dei “soldi per vincere il concorso” è una insegnante del locale istituto tecnico Marconi. Si chiama Concetta Orabona e da mercoledì è agli arresti domiciliari con accuse di corruzione indebita insieme alla collega Cristina Morone, componente di una commissione esaminatrice dei concorsi che spalancano le porte dell’insegnamento. La signora Orabona sta parlando con la signora Morone al suo fianco, senza sapere che le loro interlocutrici, le due sorelle E., le stanno registrando di nascosto con il cellulare. Il file audio, attraverso un giro trasversale, sarà consegnato ai poliziotti del commissariato di Pompei agli ordini del vice questore Antonella Palumbo, che poi cureranno le indagini delegate dalla Procura di Napoli Nord.

A portare quell’audio in polizia sono il presidente e un altro componente della commissione esaminatrice. Sono lì per sporgere querela perché sono stati tirati in ballo in questo “mercimonio” e intendono dissociarsene. Per attirare i ‘clienti’, infatti, le due docenti sostenevano che i soldi servivano per corrompere l’intera commissione. Presidente e commissario d’esame hanno ricevuto l’audio da un sindacalista. Costui aveva diffidato le due sorelle a incontrare Orabona e Morone. Le sorelle ci sono andate lo stesso. Per ascoltare. Registrare. E poi informare il loro sindacalista di riferimento.

Le 56 pagine dell’ordinanza firmata dal Gip di Napoli Nord Raffaele Coppola sono in sostanza la trascrizione e la spiegazione di due file audio registrati di nascosto. Uno da parte delle due sorelle. Un altro, risalente al dicembre 2019, lo ha raccolto la signora E. P.. Aspirava a diventare insegnante di sostegno e le furono chiesti 20mila euro. Saliti a 40mila qualche mese dopo, nel luglio 2020, quando le fu prospettato il superamento di un concorso per insegnante di laboratorio di tecnologia. In entrambi i casi la signora non pagò.

Che gli affari delle due andassero bene lo stesso, secondo l’inchiesta, lo proverebbero due circostanze. La prima: durante la perquisizione che ha accompagnato l’arresto, la polizia di Pompei ha ritrovato in casa Orabona 48mila euro in contanti (che lei giustifica come provento di corsi di preparazione, che sarebbero legali). La seconda affonda le radici nel periodo natalizio del 2019: quando la signora E. P. va a casa Orabona, lei le mostra “una cartellina contenente un elenco di nominativi con diverse buste al cui interno vi erano somme di denaro, versate da coloro che avevano accettato la proposta di superare la selezione per il TFA di abilitazione al sostegno, aggiungendo che i soldi sarebbero stati da lei conservati fino all’esito positivo della selezione e restituiti in caso di esito negativo”, si legge nell’ordinanza.

Sì, per rassicurare la ‘clientela’ si usava la formula del “soddisfatti o rimborsati”. Insomma, secondo gli inquirenti c’era chi pagava. Senza farsi scrupolo. Nella convinzione che il sistema dei concorsi fosse marcio come lo raccontavano le signore Orabona e Morone in una delle intercettazioni ambientali:
Orabona: Perché è inutile che fai un discorso di pura etica…
Morone: e di morale…
Orabona: … non ci sta nessuna etica… non partiamo dall’etica ma partiamo che ci sono 11 posti, sono 5 membri che… vanno 3 posti alla Preside… 3… e poi 2, 2, 2 e 2…
Si teorizzata una spartizione a tavolino dei vincitori. Ma sul punto il Gip è chiaro: “Le indagate millantavano un accordo che non c’è mai stato tra i membri della commissione”. Serviva solo come esca. E vedere se chi ascoltava, poi abboccava.

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