È una commedia dell’assurdo che non convince più nessuno, e di cui gli spettatori hanno già intuito il finale. La svolta europeista di Matteo Salvini non c’è e non ci sarà mai. E chi sostiene il contrario sbaglia grandemente, o fa l’ingenuo per finta. Perché non si può trattare con chi viola sistematicamente lo stato di diritto.

Il leader della Lega nella conferenza di giovedì a Budapest con i suoi sodali estremisti antieuropeisti Orbán e Morawiecki non ha perso occasione per andare all’attacco dell’Europa. Ed è anche logico, dal suo punto di vista, perché la “cosa sovranista” che sta cercando di costruire col regime autoritario ungherese e col premier polacco in seno all’Unione altro non è che un attacco al cuore dell’Europa stessa. L’obiettivo dell’incontro di Budapest è chiaramente questo, sbaglia chi minimizza. E sbaglia soprattutto chi, come Giancarlo Giorgetti, prova a ricostruire una verginità europeista alla Lega quando questa è evidentemente improntata all’estremismo anti europeo.

È ora che Giorgetti la smetta di recitare la parte del poliziotto buono che gioca in coppia col poliziotto cattivo Salvini. Non è credibile, se poi il suo leader trama con i regimi autoritari di Orbán e Morawiecki per scardinare i principi su cui si fonda l’Unione. A Giorgetti volto istituzionale e moderato della Lega non crede più nessuno, se il ministro per lo Sviluppo economico non si dissocia dalla propaganda estremista del suo Capitano che lavora con Orbán ad un sodalizio politico basato autoritario.

Non può esistere una Lega di lotta e una di governo, Giorgetti prima o poi il nodo di governare in Italia con forze europeiste e di rinsaldare contemporaneamente l’asse sovranista antieuropeo lo dovrà sciogliere. Altrimenti rischia di restare il cavalier servente di Salvini.

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