Nessuna proroga per il progetto di scissione di Autostrade per l’Italia (Aspi). Nell’assemblea di Atlantia mancano i numeri. Passa così la linea dei Benetton che puntano ad un ritocco dell’offerta di Cassa depositi e prestiti, assieme ai fondi Blackstone e Macquarie. Ma i piccoli soci sono sul piede di guerra: non sono disposti a veder passare di mano un asset importante come Autostrade per l’Italia ad un prezzo (9,1 miliardi) che ritengono troppo basso. Con una mossa che, a loro dire, è stata praticamente imposta dal governo italiano in seguito al crollo del ponte Morandi nell’agosto del 2018. I piccoli investitori sperano che Cdp alzi la posta in gioco per conquistare l’88% di Aspi. C’è grande attesa quindi sulla nuova offerta che potrebbe essere approvata dal consiglio di via Goito mercoledì 31 marzo per essere poi inviata ad Atlantia a stretto giro. Tuttavia, secondo indiscrezioni, la proposta non modificherà al rialzo la valutazione di Aspi, ma potrebbe tenere conto di 1,5 miliardi di potenziali indennizzi legati in buona parte alle cause in corso per il crollo del ponte di Genova.

Per ora, quindi, l’unica certezza è che l’assemblea di Atlantia ha rinunciato all’idea di una proposta di acquisto alternativa a quella di Cdp. Del resto, nei giorni scorsi i Benetton avevano fatto sapere di ritenere “più opportuno coltivare l’unica operazione espressa dal mercato” come chiariva una nota della cassaforte di famiglia Edizione di giovedì 25 marzo. Anche perché “a testimonianza di quanto siano invalidanti per un processo di vendita di mercato le condizioni imposte dal governo, si osserva che Atlantia non ha ricevuto offerte alternative o manifestazioni di interesse concrete da nessun altro investitore”. Di qui l’indisponibilità di Edizione e Fondazione Crt a prorogare dal 31 marzo a fine luglio il progetto di scissione.

Al momento, quindi, Atlantia va avanti con la trattativa con Cdp che ha attribuito ad Autostrade il valore di 9,1 miliardi. In pratica, se questo sarà il prezzo definitivo, Cassa depositi e prestiti e i suoi alleati dovranno sborsare circa 8 miliardi per l’88 per cento della società. Una cifra che è però ancora molto lontana da quella indicata da alcuni fondi azionisti di Atlantia che attribuiscono ad Aspi un valore compreso fra 10,5 e 11,5 miliardi.

Intanto, in attesa che a trenta mesi di distanza dal crollo del ponte di Genova si decida il futuro del gruppo autostradale più importante del Paese, Aspi è tornata da investire annunciando 1,5 miliardi di lavori per barriere di sicurezza e opere in galleria. Gli interventi fanno parte del piano industriale dell’azienda cui fa capo poco più della metà della rete autostradale (3mila chilometri su un totale di seimila). Sono funzionali al miglioramento della viabilità, ma rischiano di essere un’arma a doppio taglio per i tempi di percorrenza. Un tema spinoso, quest’ultimo, visto che l’Antitrust ha appena multato Aspi per 5 milioni per i danni agli automobilisti provocati dalle lunghe code causate dai cantieri in autostrada.

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