‘Le condizioni di lavoro sembrano essere quelle dei primi film del Novecento: ci sono ritmi infernali come nelle pellicole di Charlie Chaplin” A dichiararlo è Marino Masucci, segretario generale Fit Cisl Lazio, durante il presidio organizzato all’esterno dello stabilimento di Passo Corese, in provincia di Rieti, per il primo sciopero nazionale dei lavoratori di Amazon. A incrociare le braccia lunedì 22 marzo sono stati i driver e addetti alla logistica che per 24 ore non confezioneranno e spediranno i pacchi. ”Vogliamo che il colosso dell’e-commerce riconosca il nostro lavoro – gli fa eco Ivan Orsini, Rsa Fit Cgil del polo di Settecamini – chiediamo la stabilizzazione dei precari che per quanto riguarda i fattorini sono la maggior parte, circa l’80%.”
Salari più alti e ritmi più blandi sono le altre richieste: ”Siamo schiavi di un applicazione che non tiene conto degli incidenti di percorso – racconta Giovanni, 24 anni che nella multinazionale lavora da tre – abbiamo circa 4 minuti per consegna e quindi se c’è traffico o se il cliente non risponde subito, siamo costretti a correre per recuperare il tempo perso. È un’ingiustizia che non sopportiamo – conclude Masucci – Amazon ha fatto miliardi durante la pandemia e non riesce a mettersi in testa che parte di questi profitti vanno ridistribuiti sui lavoratori

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