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Lavoro

22 Marzo 2021

Ultimo aggiornamento: 15:14 del 22 Marzo 2021

Decreto Sostegni, contributi ridotti di 3mila euro per 820mila autonomi e professionisti che hanno perso ricavi a causa del Covid

di F. Q.
Il provvedimento stanzia 1,5 miliardi in più per finanziare l'anno bianco contributivo varato dal governo Conte 2. Sullo sfondo resta la promessa riforma degli ammortizzatori sociali, che stando agli annunci del ministro Andrea Orlando dovrebbero diventare universali comprendendo dunque anche gli autonomi
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L’articolo 3 del decreto Sostegni aumenta di 1,5 miliardi di euro, portandolo a 2,5 miliardi, il fondo creato dal governo Conte 2 per finanziare il cosiddetto “anno bianco contributivo” riservato ad autonomi e professionisti danneggiati dalla pandemia. Come già previsto dalla legge di Bilancio 2021, a godere dell’esonero dai contributi previdenziali sono gli iscritti a enti previdenziali privati – dai geometri agli avvocati passando per giornalisti, architetti e ingegneri – e i commercianti, artigiani e professionisti che fanno capo alla gestione separata Inps con reddito professionale 2019 fino a 50mila euro e un calo di fatturato di almeno il 33% causa Covid.

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A beneficiarne, stando alla relazione tecnica, saranno 330mila professionisti – su 941mila con redditi sotto 50mila euro – e 490mila autonomi su 4,2 milioni con redditi rispondenti al requisito. Quasi tutti godranno dell’esonero massimo, pari a 3mila euro annui.

Sullo sfondo resta la promessa riforma degli ammortizzatori sociali, che stando agli annunci del ministro Andrea Orlando dovrebbero diventare universali comprendendo dunque anche gli autonomi. Sempre con la manovra è stata creata l’indennità Iscro, definita “cassa integrazione per gli autonomi“: tra 250 e 800 euro al mese per sei mensilità. Ma quell’aiuto, oltre ad essere destinato solo a chi ha redditi sotto la soglia di povertà (non oltre 8.145 euro) è finanziato con un aumento delle aliquote contributive per tutti gli iscritti alla gestione separata. Tranne appunto quelli “graziati” perché hanno perso oltre il 33% di ricavi. Per gli altri l’aliquota pagata, che già ammonta al 25,7%, sale di 0,26 punti percentuali quest’anno e 0,51 punti per ciascuno degli anni 2022 e 2023.

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  • 13:24 - Manovra, Egualia: "Ok incentivi investimenti ma non risolte criticità farmaci essenziali per Ssn"

    Milano, 31 ott. (Adnkronos Salute) - Egualia esprime "apprezzamento" per le misure della legge di Bilancio a sostegno degli investimenti nell'industria farmaceutica, ma sottolinea come gli interventi previsti "non siano sufficienti a risolvere le criticità strutturali che minacciano la sostenibilità della produzione e la disponibilità dei farmaci essenziali, in particolare quelli fuori brevetto". E' la posizione espressa dall'organo di rappresentanza dell'industria dei farmaci generici equivalenti, biosimilari e value added medicines sul testo della Manovra 2027. "Gli incentivi agli investimenti rappresentano un segnale positivo - analizza Riccardo Zagaria, presidente di Egualia - ma attrarre nuove produzioni non basta se non si creano le condizioni per mantenere quelle esistenti. È necessario intervenire già con questa Manovra sul payback farmaceutico, distinguendo i medicinali coperti da esclusiva da quelli acquistati attraverso gare pubbliche. Si tratta di mercati profondamente diversi: i farmaci fuori brevetto sono già sottoposti a una fortissima competizione sui prezzi e non possono continuare a sostenere meccanismi di ripiano indifferenziati".

    Per Egualia, anche la riduzione del payback prevista per le imprese che investono in Italia, "pur apprezzabile, non affronta questo squilibrio strutturale". L'associazione chiede inoltre di "anticipare al 2027, anziché al 2028", l'ulteriore incremento del tetto della spesa farmaceutica per acquisti diretti, "così da alleggerire fin dal prossimo anno la pressione economica sulle imprese".

    La sicurezza delle forniture, osserva Zagaria, "non dipende soltanto dagli investimenti futuri, ma anche dalla capacità di preservare oggi le produzioni di medicinali essenziali in Italia e in Europa. Un farmaco può costare pochi euro. Ma perdere la capacità di produrlo può costare molto di più, in termini di autonomia industriale e sicurezza degli approvvigionamenti". Da qui l'auspicio: "Ci auguriamo che il confronto parlamentare consenta di correggere la Manovra in questa direzione", conclude il presidente di Egualia.

  • 13:13 - Cortei, l'ex consigliere di Trump Bolton: "Tattiche russe schema già visto, puntano a destabilizzare società"

    (Adnkronos) - Le elezioni di midterm del 3 novembre saranno soprattutto un giudizio su Donald Trump e sulla sua gestione dell'economia. L'ex consigliere per la Sicurezza nazionale Usa John Bolton, in un'intervista all'Adnkronos, indica nell'inflazione, nel costo della vita e nei timori per il lavoro i fattori che peseranno sul voto. Anche se, osserva, la guerra nel Golfo è una delle ragioni dell'aumento dei prezzi della benzina, gli elettori "non stanno votando contro la guerra, ma contro le sue conseguenze". Sulle proteste in Europa, Bolton ipotizza che Mosca possa finanziare gruppi radicali per destabilizzare le società, precisando però: "Non ho prove". Un Congresso a maggioranza democratica potrebbe sottoporre l’amministrazione a indagini e audizioni, ma avrebbe margini limitati per frenare Trump in politica estera. Sull'Ucraina, "Putin vede Trump come un bersaglio facile" e un accordo negoziato dal presidente senza altri interlocutori rischierebbe di favorire Mosca. Quanto all'Iran, Bolton ritiene che il voto non determinerà la scelta di Trump di riprendere le operazioni militari: "Si sveglierà il 4 novembre e valuterà come si sente".

    Alcuni governi accusano Mosca di alimentare proteste e tensioni sociali. La Russia sta cercando di destabilizzare i governi europei?

    "Credo che i russi conducano in Europa quella che molti chiamano 'tattiche di zona grigia'. Da tempo cercano di influenzare le elezioni e i processi politici. Succede fin dalla rivoluzione bolscevica del 1917. L'ideologia è diversa e non sto dicendo che sia comunismo, ma i russi continuano a usare molte delle tecniche di influenza sviluppate durante la Guerra fredda. Possono interferire nelle elezioni, hackerare i sistemi di voto, diffondere annunci che alimentano il malcontento e minare la fiducia nelle istituzioni elettorali, oppure promuovere campagne negative contro determinati candidati. Non mi sembra un grande salto ipotizzare che finanzino gruppi radicali, non necessariamente perché ne condividano le idee, ma perché sperano che destabilizzino le società in cui operano. Non ho prove, ma è uno schema già visto molte volte".

    Come giudica il rapporto personale di Trump con Putin? Un accordo negoziato da Washington potrebbe consegnare una vittoria strategica a Mosca?

    "Finché sarà Trump a negoziare da solo, senza il coinvolgimento di altri, il rischio è molto concreto. Trump non conosce molto gli affari internazionali, la Russia o l'Ucraina. Nel suo primo mandato chiese a John Kelly, allora capo di gabinetto, se la Finlandia facesse ancora parte della Russia e rimase sorpreso scoprendo che non era così. Pensa che le relazioni tra Stati siano determinate dalle relazioni personali tra i rispettivi leader. Credo che, se lui e Putin sono amici, allora anche i rapporti tra Stati Uniti e Russia siano buoni. È quanto di più lontano dalla realtà, soprattutto quando si ha a che fare con leader come Putin, Xi Jinping o Kim Jong-un. Putin, a mio avviso, considera Trump un bersaglio molto facile ed è ormai abbastanza sicuro di averlo portato in una posizione favorevole alla Russia. Probabilmente aspetterà la fine delle elezioni per vedere se sarà possibile raggiungere un accordo sfavorevole all'Ucraina. In Congresso ci sarebbe una forte opposizione, anche bipartisan, ma non basterebbe a fermare Trump".

    Perché il rapporto tra Trump e la premier italiana Giorgia Meloni sembra così imprevedibile?

    "Quando la presidente del Consiglio Meloni lo ha criticato per le sue parole sul Papa, tra le altre cose, a Trump non è andata giù. A Trump non interessa che Meloni sia una politica conservatrice né tanto meno l'importanza strategica dell'Italia o del suo governo: semplicemente non gli piace essere criticato. Se ha un buon rapporto con qualcuno, allora anche le relazioni tra gli Stati sono buone. Ma, se lo critichi pubblicamente, non puoi essere suo amico, e penso che se ne risenta. È quasi impossibile avere a che fare con Trump se non si abbandona l'idea che abbia una filosofia, una grande strategia o una politica coerente: non è così. Si occupa di ciò che ha davanti a sé. È stato definito 'transazionale', e la definizione è corretta se indica una persona che prende una decisione alla volta, senza considerarne le conseguenze o pensare a due o tre mosse più avanti. Qualcuno ha detto che Trump non ha idee, ha reazioni. Ha reagito alle critiche di Meloni per le sue parole sul Papa. Non è un dissidio irreparabile, ma la sua risposta non era il risultato di una strategia geopolitica meditata".

    Le midterm sono considerate soprattutto referendum sui temi interni e sull'economia. E' così?

    "E' Trump stesso a essere sulla scheda. Ha detto che voleva che fosse così, e gli elettori hanno accettato. Se i sondaggi sono corretti - vedremo - al momento sembrano indicare che i repubblicani perderanno il controllo della Camera e forse anche del Senato. È un giudizio molto negativo su Trump, sulle sue politiche economiche e, direi, sulla persona di Trump. Molti indipendenti e un numero crescente di repubblicani non hanno mai apprezzato molto Trump. Non gli piace il suo comportamento né l'approccio che adotta su molte questioni. Non è semplicemente che i democratici siano diventati la maggioranza negli Stati Uniti: sono molti indipendenti e repubblicani a pensare che, non potendo votare contro Trump, perché non è candidato, debbano sfogare la propria frustrazione votando contro i repubblicani. Penso che è quello che accadrà".

    E per i dem invece?

    "Per i democratici il tema centrale è stato quello che chiamano 'affordability': soprattutto inflazione, insicurezza economica e timori per il lavoro. Nel 2024 gli elettori scelsero Trump perché ritenevano che Biden non avesse gestito bene l'economia e non pensavano che Kamala Harris avrebbe fatto meglio. Pensavano che con Trump sarebbero stati in mani sicure, ma non ha mantenuto la promessa. Stanno sfogando ora la loro frustrazione. È vero che una ragione per cui la benzina costa di più è la guerra nel Golfo, ma gli elettori non stanno votando contro la guerra: stanno votando contro le conseguenze dell’aumento dei prezzi. È un aspetto importante, che potrebbe incidere sulle decisioni di Trump dopo il voto".

    Se i democratici conquistassero una o entrambe le Camere, come reagirebbe Trump?

    "Trump divide il mondo in due categorie: vincenti e perdenti. Lui si considera un vincente, quindi, se i repubblicani perderanno la Camera o il Senato, non sarà colpa sua ma di qualcun'altro. Dirà che i candidati hanno condotto campagne sbagliate e che, nonostante la sua presenza in diversi Stati, erano così deboli da non poter essere salvati neppure da lui. Non la considererà una bocciatura personale, ma del Partito repubblicano. Credo che diventerà un po' più imprevedibile di quanto non sia stato nel primo mandato, cosa che sembra difficile da immaginare, vista la sua scarsa capacità di concentrarsi a lungo. I democratici, in una o in entrambe le Camere, cercheranno di usare le commissioni parlamentari per indagare sull'amministrazione Trump nelle rispettive aree di competenza. Sarà un periodo molto sgradevole per lui. I dem si adopereranno affinché ogni commissione del Congresso indaghi su Trump nell'ambito delle proprie competenze. Ogni aspetto dell'amministrazione Trump, non solo nei primi due anni, ma nei primi sei anni, a partire dal primo mandato. Si rivelerà molto spiacevole per Trump e lui lo sa bene. Quindi, dal punto di vista politico, saranno due anni difficili per Trump".

    Quanto potrebbe un Congresso ostile limitare i poteri di Trump in politica estera?

    "La capacità del Congresso di contenerlo, soprattutto in politica estera, è piuttosto limitata. La Costituzione attribuisce al presidente la responsabilità principale di definire e illustrare la politica estera. Trump, in realtà, non ha una vera politica, ma è lui a prendere le decisioni e questo non cambierà. Il Congresso potrà criticarlo e convocare audizioni; per limitarlo con una legge servirebbero maggioranze in entrambe le Camere e, in caso di veto presidenziale, due terzi dei voti per superarlo. È possibile che i democratici mettano Trump sotto impeachment, e forse facciano lo stesso con il capo del Pentagono Pete Hegseth, ma l'impeachment alla Camera non equivale alla condanna al Senato: servono 67 voti su 100. Non vedo come possano raggiungerli nei prossimi due anni. Potrebbero convincere tre o quattro repubblicani, arrivando a 58 o 59 voti, ma non a 67".

    Le elezioni in Israele e negli Stati Uniti possono influenzare la decisione su un nuovo attacco in Iran?

    "Non credo che il voto americano o quello israeliano di questa settimana avranno un impatto su Trump. Non so cosa farà, e non credo che lo sappia neppure lui. Ha certamente chiesto ai militari di compiere i preparativi necessari per lanciare un nuovo attacco. Se decidesse di farlo, potrebbe agire abbastanza facilmente. Ma non penso che i risultati elettorali, di per sé, avranno un effetto concreto. Non c'è modo di prevedere cosa accadrà, anche perché non credo che Trump lo sappia. Le notizie secondo cui Jd Vance starebbe cercando di contattare alcuni esponenti della linea dura iraniana per negoziare mi sembrano una battaglia persa in partenza: i falchi non vogliono trattare. Ma questo mostra che non è stata presa una decisione definitiva. Dopo il voto, Trump deciderà. Potrebbe riprendere una campagna molto intensa di attacchi aerei contro obiettivi militari iraniani, oppure dichiarare vittoria e tornare a casa, o scegliere una via intermedia. È così che agisce: quando arriva il momento di decidere, si sveglierà martedì o mercoledì mattina, il 4 novembre, e valuterà come si sente".

  • 13:05 - Cortei, l'ex consigliere di Trump Bolton: "Tattiche russe schema già visto, puntano a destabilizzare società"

    (Adnkronos) - Le elezioni di midterm del 3 novembre saranno soprattutto un giudizio su Donald Trump e sulla sua gestione dell'economia. L'ex consigliere per la Sicurezza nazionale Usa John Bolton, in un'intervista all'Adnkronos, indica nell'inflazione, nel costo della vita e nei timori per il lavoro i fattori che peseranno sul voto. Anche se, osserva, la guerra nel Golfo è una delle ragioni dell'aumento dei prezzi della benzina, gli elettori "non stanno votando contro la guerra, ma contro le sue conseguenze". Sulle proteste in Europa, Bolton ipotizza che Mosca possa finanziare gruppi radicali per destabilizzare le società, precisando però: "Non ho prove". Un Congresso a maggioranza democratica potrebbe sottoporre l’amministrazione a indagini e audizioni, ma avrebbe margini limitati per frenare Trump in politica estera. Sull'Ucraina, "Putin vede Trump come un bersaglio facile" e un accordo negoziato dal presidente senza altri interlocutori rischierebbe di favorire Mosca. Quanto all'Iran, Bolton ritiene che il voto non determinerà la scelta di Trump di riprendere le operazioni militari: "Si sveglierà il 4 novembre e valuterà come si sente".

    Alcuni governi accusano Mosca di alimentare proteste e tensioni sociali. La Russia sta cercando di destabilizzare i governi europei?

    "Credo che i russi conducano in Europa quella che molti chiamano 'tattiche di zona grigia'. Da tempo cercano di influenzare le elezioni e i processi politici. Succede fin dalla rivoluzione bolscevica del 1917. L'ideologia è diversa e non sto dicendo che sia comunismo, ma i russi continuano a usare molte delle tecniche di influenza sviluppate durante la Guerra fredda. Possono interferire nelle elezioni, hackerare i sistemi di voto, diffondere annunci che alimentano il malcontento e minare la fiducia nelle istituzioni elettorali, oppure promuovere campagne negative contro determinati candidati. Non mi sembra un grande salto ipotizzare che finanzino gruppi radicali, non necessariamente perché ne condividano le idee, ma perché sperano che destabilizzino le società in cui operano. Non ho prove, ma è uno schema già visto molte volte".

    Come giudica il rapporto personale di Trump con Putin? Un accordo negoziato da Washington potrebbe consegnare una vittoria strategica a Mosca?

    "Finché sarà Trump a negoziare da solo, senza il coinvolgimento di altri, il rischio è molto concreto. Trump non conosce molto gli affari internazionali, la Russia o l'Ucraina. Nel suo primo mandato chiese a John Kelly, allora capo di gabinetto, se la Finlandia facesse ancora parte della Russia e rimase sorpreso scoprendo che non era così. Pensa che le relazioni tra Stati siano determinate dalle relazioni personali tra i rispettivi leader. Credo che, se lui e Putin sono amici, allora anche i rapporti tra Stati Uniti e Russia siano buoni. È quanto di più lontano dalla realtà, soprattutto quando si ha a che fare con leader come Putin, Xi Jinping o Kim Jong-un. Putin, a mio avviso, considera Trump un bersaglio molto facile ed è ormai abbastanza sicuro di averlo portato in una posizione favorevole alla Russia. Probabilmente aspetterà la fine delle elezioni per vedere se sarà possibile raggiungere un accordo sfavorevole all'Ucraina. In Congresso ci sarebbe una forte opposizione, anche bipartisan, ma non basterebbe a fermare Trump".

    Perché il rapporto tra Trump e la premier italiana Giorgia Meloni sembra così imprevedibile?

    "Quando la presidente del Consiglio Meloni lo ha criticato per le sue parole sul Papa, tra le altre cose, a Trump non è andata giù. A Trump non interessa che Meloni sia una politica conservatrice né tanto meno l'importanza strategica dell'Italia o del suo governo: semplicemente non gli piace essere criticato. Se ha un buon rapporto con qualcuno, allora anche le relazioni tra gli Stati sono buone. Ma, se lo critichi pubblicamente, non puoi essere suo amico, e penso che se ne risenta. È quasi impossibile avere a che fare con Trump se non si abbandona l'idea che abbia una filosofia, una grande strategia o una politica coerente: non è così. Si occupa di ciò che ha davanti a sé. È stato definito 'transazionale', e la definizione è corretta se indica una persona che prende una decisione alla volta, senza considerarne le conseguenze o pensare a due o tre mosse più avanti. Qualcuno ha detto che Trump non ha idee, ha reazioni. Ha reagito alle critiche di Meloni per le sue parole sul Papa. Non è un dissidio irreparabile, ma la sua risposta non era il risultato di una strategia geopolitica meditata".

    Le midterm sono considerate soprattutto referendum sui temi interni e sull'economia. E' così?

    "E' Trump stesso a essere sulla scheda. Ha detto che voleva che fosse così, e gli elettori hanno accettato. Se i sondaggi sono corretti - vedremo - al momento sembrano indicare che i repubblicani perderanno il controllo della Camera e forse anche del Senato. È un giudizio molto negativo su Trump, sulle sue politiche economiche e, direi, sulla persona di Trump. Molti indipendenti e un numero crescente di repubblicani non hanno mai apprezzato molto Trump. Non gli piace il suo comportamento né l'approccio che adotta su molte questioni. Non è semplicemente che i democratici siano diventati la maggioranza negli Stati Uniti: sono molti indipendenti e repubblicani a pensare che, non potendo votare contro Trump, perché non è candidato, debbano sfogare la propria frustrazione votando contro i repubblicani. Penso che è quello che accadrà".

    E per i dem invece?

    "Per i democratici il tema centrale è stato quello che chiamano 'affordability': soprattutto inflazione, insicurezza economica e timori per il lavoro. Nel 2024 gli elettori scelsero Trump perché ritenevano che Biden non avesse gestito bene l'economia e non pensavano che Kamala Harris avrebbe fatto meglio. Pensavano che con Trump sarebbero stati in mani sicure, ma non ha mantenuto la promessa. Stanno sfogando ora la loro frustrazione. È vero che una ragione per cui la benzina costa di più è la guerra nel Golfo, ma gli elettori non stanno votando contro la guerra: stanno votando contro le conseguenze dell’aumento dei prezzi. È un aspetto importante, che potrebbe incidere sulle decisioni di Trump dopo il voto".

    Se i democratici conquistassero una o entrambe le Camere, come reagirebbe Trump?

    "Trump divide il mondo in due categorie: vincenti e perdenti. Lui si considera un vincente, quindi, se i repubblicani perderanno la Camera o il Senato, non sarà colpa sua ma di qualcun'altro. Dirà che i candidati hanno condotto campagne sbagliate e che, nonostante la sua presenza in diversi Stati, erano così deboli da non poter essere salvati neppure da lui. Non la considererà una bocciatura personale, ma del Partito repubblicano. Credo che diventerà un po' più imprevedibile di quanto non sia stato nel primo mandato, cosa che sembra difficile da immaginare, vista la sua scarsa capacità di concentrarsi a lungo. I democratici, in una o in entrambe le Camere, cercheranno di usare le commissioni parlamentari per indagare sull'amministrazione Trump nelle rispettive aree di competenza. Sarà un periodo molto sgradevole per lui. I dem si adopereranno affinché ogni commissione del Congresso indaghi su Trump nell'ambito delle proprie competenze. Ogni aspetto dell'amministrazione Trump, non solo nei primi due anni, ma nei primi sei anni, a partire dal primo mandato. Si rivelerà molto spiacevole per Trump e lui lo sa bene. Quindi, dal punto di vista politico, saranno due anni difficili per Trump".

    Quanto potrebbe un Congresso ostile limitare i poteri di Trump in politica estera?

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  • 10:00 - Polonia, scontro su Corte Costituzionale e Nawrocki forza ingresso nella sede: "Tusk minaccia sicurezza nazionale"

    Varsavia, 31 ott. (Adnkronos) - Si aggrava lo scontro istituzionale in Polonia tra il presidente conservatore Karol Nawrocki e il governo del premier Donald Tusk sul controllo della Corte Costituzionale. Dopo aver forzato nella notte l'ingresso nella sede della Corte a Varsavia, Nawrocki ha denunciato questa mattina che la crisi rappresenta una minaccia per la sicurezza interna del Paese, chiedendo consultazioni urgenti con tutte le forze parlamentari per "stabilizzare la situazione politica e ripristinare l'ordine costituzionale". Rivolgendosi ai manifestanti radunati all'esterno dell'edificio, presidiato dalle forze di sicurezza, il capo dello Stato ha chiesto "il ripristino dello Stato di diritto e il ritiro delle forze di sicurezza dispiegate dal governo nei locali della Corte". Nawrocki aveva interrotto una visita ufficiale in Senegal per rientrare ieri sera a Varsavia, dove è stato ripreso in un video mentre forzava l'accesso alla sede dell'istituzione.

    La crisi è precipitata dopo la sospensione del presidente della Corte Costituzionale, Bogdan Swieczkowski, e del suo vice. Secondo una comunicazione pubblicata sul sito della Corte, Swieczkowski, nominato durante il governo del partito nazionalista e conservatore Diritto e Giustizia (PiS), sarà sostituito temporaneamente da Anna Korwin-Piotrowska, una dei cinque giudici recentemente nominati dall'attuale Parlamento, ma non riconosciuti da Nawrocki, sostenuto dal PiS. La vicenda rappresenta l'ultimo capitolo di un lungo scontro sulla magistratura polacca. Durante i suoi anni al governo, dal 2015 al 2023, il PiS aveva nominato alla Corte giudici politicamente vicini al partito, suscitando le critiche delle istituzioni europee. La Corte di giustizia dell'Unione europea aveva stabilito che l'organo non poteva essere considerato indipendente e imparziale a causa delle gravi irregolarità nelle procedure di nomina dei giudici e del suo presidente. Dopo la vittoria elettorale del 2023, la coalizione guidata da Tusk ha avviato un processo per smantellare le controverse riforme giudiziarie introdotte dai precedenti governi.

    Agli eventi della notte sta seguendo un durissimo lo scontro tra le due parti. Swieczkowski ha denunciato un "colpo di Stato" e "un attacco a un'istituzione costituzionale", sostenendo che la Corte sia composta da "giudici nominati legalmente, non da usurpatori entrati dalla porta sul retro accompagnati dalle forze di sicurezza del governo". Di segno opposto la reazione del ministro della Giustizia Waldemar Zurek, che ha condannato il comportamento di Nawrocki, giudicando inaccettabile il suo ingresso forzato nell'edificio. "È inammissibile che qualcuno protetto dall'immunità presidenziale si comporti in questo modo - ha dichiarato all'emittente Tvn24 - Per me è un comportamento scandaloso, che sfrutta la situazione per alimentare ulteriormente le tensioni nelle piazze".

  • 08:33 - Webuild, acquista ulteriore 4,68% di Trevi e sale al 34,58%. Opa diventa obbligatoria

    Roma, 30 ott. - (Adnkronos) - Nel contesto dell’offerta pubblica di acquisto volontaria totalitaria sulle azioni ordinarie di Trevi-Finanziaria Industriale Spa, Webuild comunica di aver acquistato altre 3.068.084 azioni di Trevi a un prezzo unitario non superiore a 5,165 euro per azione (ovverosia il corrispettivo offerto per ciascuna azione Trevi nel contesto dell’offerta, prezzo che rientra nell’intervallo di valori individuato dal Consiglio di Amministrazione di Trevi).

    A seguito degli ultimi acquisti, verrà a possedere complessivamente 22.675.764 azioni ordinarie Trevi, pari a circa il 34,58% del capitale sociale e dei diritti di voto. Il Gruppo possiede quindi oltre un terzo del capitale di Trevi, con conseguente obbligo di promuovere un’offerta pubblica di acquisto.

  • 19:16 - Malattie rare, De Stefano (UniCatt): "Piastrinopenia aumenta del 40% rischio mortalità"

    Roma, 30 ott. (Adnkronos Salute) - "La piastrinopenia immune è una malattia rara che, nella narrazione corrente, viene attribuita ai giovani di sesso femminile. In realtà è trasversale: anche le persone anziane possono avere una piastrinopenia immune, oltre naturalmente ai giovani e ai bambini. È una patologia non banalissima, in quanto aumenta all’incirca del 40% il rischio di mortalità: circa la metà di questo incremento è legata a emorragie dovute alla bassa conta piastrinica". Lo ha detto Valerio De Stefano, professore di Ematologia all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, in occasione della terza giornata del Congresso nazionale della Società italiana per lo studio dell’emostasi e della trombosi (Siset), in corso a Roma.

    "La situazione sta cambiando in maniera vertiginosa perché abbiamo a disposizione varie classi di farmaci che possono incrementare il numero di piastrine - prosegue De Stefano - Con la splenectomia, cioè la rimozione della milza, organo dove avviene la distruzione del complesso antigene-anticorpo, abbiamo fino al 60% di pazienti liberi dalla malattia nei successivi 10 anni. Ma fortunatamente, negli ultimi 10-15 anni abbiamo a disposizione tutta una classe di farmaci che ci permette di superare questo approccio così invasivo. Possiamo avere terapie ‘one shot’, con somministrazioni di anticorpi monoclonali e quindi una manipolazione immunitaria che porta a un riequilibrio del sistema immunitario, oppure farmaci che mantengono la conta piastrinica in maniera cronica e stabile, con un modesto effetto di tipo immunitario".

    De Stefano richiama infine l’attenzione sulle difficoltà della ricerca indipendente. "Oggi - conclude - abbiamo vincoli bloccanti da parte dei regolamenti sulla privacy e dei comitati etici che stanno uccidendo la possibilità di fare ricerca indipendente. Attualmente l’unica ricerca importante su larga scala che può essere fatta è quella finanziata dall’industria. Questo va anche bene ma dobbiamo renderci conto che, per tutelare i pazienti, è necessario fare uno sforzo in più".

  • 19:13 - Malattie rare, Grandone (Siset): "Non creare allarmismo su trombosi nelle donne"

    Roma, 30 ott. (Adnkronos Salute) - Quando si parla di trombosi nelle donne in fase di gravidanza, nel post parto o che assumono la pillola anticoncezionale, "è importante non creare allarmismo. Il rischio da somministrazione di farmaci ormonali, soprattutto a base di estroprogestinici, è modesto e questo va sottolineato”. Così Elvira Grandone, vicepresidente e presidente eletto Siset, partecipando oggi al XXIX Congresso nazionale della Società italiana per lo studio dell’emostasi e della trombosi. Un appuntamento che rappresenta una grande occasione per tutti i ricercatori italiani di incontrarsi e presentare i più recenti risultati della ricerca nel settore.

    "L’utilizzo di estroprogestinici avviene sia a scopo contraccettivo sia a scopo terapeutico per numerose condizioni che possono influire negativamente sulla fertilità femminile e per le quali la terapia ormonale rappresenta spesso un trattamento necessario - continua l'esperta - Il rischio è assolutamente basso in termini assoluti e tutte le società scientifiche internazionali sono allineate su questo punto. Lo sforzo che dobbiamo fare è identificare, tra le numerose donne alle quali prescriviamo questi prodotti, quelle che meritano un’attenzione particolare. Oggi disponiamo di moltissimi farmaci e, per questo, la terapia deve essere personalizzata, sempre più sartoriale".

    La necessità di una maggiore attenzione alla salute della donna riguarda anche il riconoscimento delle patologie tromboemboliche ed emorragiche. "Queste patologie - chiarisce Grandone - sono spesso poco conosciute, non solo perché alcune sono rare e quindi se ne parla meno rispetto alle malattie che hanno un’incidenza maggiore nella popolazione generale. C’è anche da parte nostra", dei clinici, "una ridotta sensibilità, soprattutto nei confronti di alcune fasce della popolazione meno presenti e meno rappresentate nella letteratura scientifica. Penso, per esempio, alle donne che hanno problematiche legate al ciclo mestruale o sanguinamenti in altre età della vita, anche quando l’epoca riproduttiva è terminata. Si tende generalmente ad attribuire queste manifestazioni a problemi degli organi riproduttivi e non, invece, a possibili alterazioni della coagulazione", conclude.

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