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Lavoro

22 Marzo 2021

Ultimo aggiornamento: 15:14 del 22 Marzo 2021

Decreto Sostegni, contributi ridotti di 3mila euro per 820mila autonomi e professionisti che hanno perso ricavi a causa del Covid

di F. Q.
Il provvedimento stanzia 1,5 miliardi in più per finanziare l'anno bianco contributivo varato dal governo Conte 2. Sullo sfondo resta la promessa riforma degli ammortizzatori sociali, che stando agli annunci del ministro Andrea Orlando dovrebbero diventare universali comprendendo dunque anche gli autonomi
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L’articolo 3 del decreto Sostegni aumenta di 1,5 miliardi di euro, portandolo a 2,5 miliardi, il fondo creato dal governo Conte 2 per finanziare il cosiddetto “anno bianco contributivo” riservato ad autonomi e professionisti danneggiati dalla pandemia. Come già previsto dalla legge di Bilancio 2021, a godere dell’esonero dai contributi previdenziali sono gli iscritti a enti previdenziali privati – dai geometri agli avvocati passando per giornalisti, architetti e ingegneri – e i commercianti, artigiani e professionisti che fanno capo alla gestione separata Inps con reddito professionale 2019 fino a 50mila euro e un calo di fatturato di almeno il 33% causa Covid.

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A beneficiarne, stando alla relazione tecnica, saranno 330mila professionisti – su 941mila con redditi sotto 50mila euro – e 490mila autonomi su 4,2 milioni con redditi rispondenti al requisito. Quasi tutti godranno dell’esonero massimo, pari a 3mila euro annui.

Sullo sfondo resta la promessa riforma degli ammortizzatori sociali, che stando agli annunci del ministro Andrea Orlando dovrebbero diventare universali comprendendo dunque anche gli autonomi. Sempre con la manovra è stata creata l’indennità Iscro, definita “cassa integrazione per gli autonomi“: tra 250 e 800 euro al mese per sei mensilità. Ma quell’aiuto, oltre ad essere destinato solo a chi ha redditi sotto la soglia di povertà (non oltre 8.145 euro) è finanziato con un aumento delle aliquote contributive per tutti gli iscritti alla gestione separata. Tranne appunto quelli “graziati” perché hanno perso oltre il 33% di ricavi. Per gli altri l’aliquota pagata, che già ammonta al 25,7%, sale di 0,26 punti percentuali quest’anno e 0,51 punti per ciascuno degli anni 2022 e 2023.

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  • 14:05 - Festival economia civile, premiati i 'Comuni di Economia Civile' e le 'Amministrazioni Condivise'

    Firenze, 4 ott. (Adnkronos) - Nella sua ultima giornata di lavori, il Festival Nazionale dell’Economia Civile ha salutato Firenze con due sessioni tenute in Piazza della Signoria, ai piedi di Palazzo Vecchio. Due premiazioni al centro del programma: il “Premio Nazionale Comuni di Economia Civile 2026” e il “Premio Amministrazione Condivisa”.

    Il primo è stato assegnato rispettivamente ai comuni di Melpignano e Capergnanica. Per il secondo premiati Soglia Abitare (Roma), Progetto Radici (Legambiente Marche), Asac (Roma), Camper del Lavoro Arpal (Puglia), Valle del Serchio Croce Rossa (Bagni di Lucca). Premi introdotti da Chiara Tommasini (Presidente CSVnet): “Amministrazione condivisa significa smettere di considerare il volontariato una risorsa gratuita e trattarlo da partner: co-decisore, co-gestore, co-attore delle politiche pubbliche, seduto allo stesso tavolo con ruoli diversi, partendo dai bisogni e non dai servizi. È un passaggio culturale: per il funzionario pubblico significa non avere più a che fare con procedimenti burocratici ma con la relazione, la mediazione e la gestione del conflitto; per il volontariato significa non arrivare più per tappare i buchi, e saper dire anche di no”.

    La sindaca di Melpignano Valentina Avantaggiato ha così commentato: “Noi abbiamo in questi anni cercato di lavorare mettendo in sinergia diversi aspetti, attuando una politica della cura, che si prendesse cura delle persone, dell'ambiente, del paesaggio, del welfare, delle politiche del cibo, dell'ambiente, dell'energia. Il tentativo è stato quello di immaginarsi non come una roccaforte ma come un tassello all'interno di un sistema globale e abbiamo cercato di affrontare le diverse sfide dando servizio ai cittadini e costruendo una possibilità di tornare all'interno del nostro territorio e anche di restare”.

    Alex Severgnini è il sindaco di Capergnanica, in provincia di Cremona: “Abbiamo deciso di partire dall'edilizia scolastica per offrire alle nuove generazioni le migliori condizioni di formazione, indipendentemente dalla loro condizione socio-economica: dare l'eccellenza a tutti. Abbiamo coinvolto il terzo settore, i cittadini e gli studenti stessi, che ci hanno spiegato come volevano le scuole che stavamo costruendo, e vi abbiamo inserito funzioni che le fanno vivere 365 giorni all'anno”.

    E poi Marco Ciarulli, presidente Legambiente Marche per Radici: “Un progetto in rete con 18 grandi reti nelle Marche che racchiudono quasi un migliaio di presidi territoriali, ma assieme a queste reti abbiamo condiviso con altre associazioni esterne a queste reti in un percorso di coprogrammazione e coprogettazione che ci ha permesso di fare un lavoro unico nelle Marche di condivisione di intenti e condivisione degli obiettivi. Primo percorso che possiamo definire in Italia con oltre 400 ETS esterni a questa rete che ha potuto progettare assieme a noi e fare le proprie attività come il terzo settore sa fare”.

    Durante il panel “80 anni di partecipazione femminile e nuove economie della democrazia”, interventi di Alessandra Rinaldi (Presidente Commissione Donne CooperAzione) e Claudia Benedetti (Vicepresidente Vicaria iDEE – Associazione delle Donne del Credito Cooperativo). “La cooperazione - ha detto Rinaldi - non è l'alternativa povera ad altri modi di fare impresa: è un altro modo di fare impresa, capace di tenere insieme sostenibilità economica e finalità sociali, mutualità e competitività, partecipazione democratica e capacità manageriale”. Poi Benedetti ha aggiunto: “La parità non è un tema che riguarda le donne, ma lo sviluppo del Paese: più partecipazione delle donne significa più base produttiva, decisioni migliori, più innovazione e maggiore mobilità sociale. Ad esempio nei CdA del credito cooperativo la presenza femminile ha raggiunto il 30% e deve ancora crescere: le abbassano l'età media e portano titoli di studio più alti, perché sotto i 45 anni sono quasi tutte laureate o con dottorato”. Maria Paola Monaco (Professoressa di diritto del lavoro dell’Università degli Studi di Firenze e Delegata della Rettrice all’Inclusione e Diversità) nel suo intervento: “Si parla di temi che sono legati al lavoro di cura, al lavoro delle donne e anche a tutto quello che segue al lavoro di cura, al lavoro delle donne che deve essere un lavoro che può diventare visibile soltanto se noi lo censiamo e di qui appunto la necessità di fare rendicontazione sociale attraverso tanti strumenti. Noi dell'Università di Firenze lo stiamo facendo attraverso la redazione dei bilanci di genere dove il focus è sui dati, ma i dati che servono alle politiche”.

    Il Festival nasce da un’idea di Federcasse (Associazione Nazionale delle Banche di Credito Cooperativo, Casse Rurali, Casse Raiffeisen), promosso con Confcooperative, organizzato e progettato con NeXt – Nuova Economia per Tutti, con il contributo di Fondosviluppo, Assimoco, Federazione Toscana delle BCC, Publiacqua e la collaborazione dell’Università degli Studi di Firenze, SEC – Scuola di Economia Civile, Gioosto.com e la Fondazione MUS.E e il patrocinio del Comune di Firenze.

  • 13:47 - Nautica, Pozzi (min.Sport): "Grandi eventi volano per territori e pratica sportiva, America's Cup scommessa vinta"

    Genova, 4 ott. (Adnkronos) - "In questi quattro anni di governo non sono mancati grandi eventi sportivi in Italia, dalla Ryder Cup alle Olimpiadi invernali fino ai Giochi del Mediterraneo a Taranto. Credere e investire nei grandi eventi serve a rilanciare gli indotti, i tessuti sociali dei territori e l'aumento del movimento sportivo. C'è un dato molto importante: nella sola settimana della regata preliminare a Napoli, la Federazione Italiana Vela ha registrato in Campania un +17% di tesserati, con la maggior parte dei ragazzi sotto i 14 anni. Uno dei motivi per cui il governo investe nei grandi eventi è proprio il potenziamento della pratica sportiva. Se è vero che Bagnoli sarà una legacy e che l'indotto economico di un appuntamento come l'America's Cup è stato determinante nella decisione di candidarci ad ospitare la 38esima edizione, dall'altro lato l'obiettivo è far crescere la vela, un modus operandi che applichiamo ad ogni grande evento. I primi dati arrivati da Napoli ci confermano che sull'America's Cup abbiamo creduto fortemente e stanno già arrivando le prime risposte”. Lo ha detto Mario Pozzi, capo della segreteria tecnica del ministero dello Sport e i Giovani, intervenendo nell'ambito del 66esimo Salone Nautico di Genova, in corso fino al 6 ottobre e intitolato ‘We are made of sea’.

  • 13:43 - Nautica, Perrelli (America's Cup Partnership): "ntusiamo incredibile, premesse fantatische per 2027"

    Genova, 4 ott. (Adnkronos) - "Lo scorso anno il team New Zealand, che era il Defender che ha strutturato e definito l'accordo col Governo per portare la Coppa America a Napoli, ha siglato un accordo con Confindustria Nautica. Quindi qui a Genova ha portato la Coppa America e noi abbiamo preso il testimone: oggi continuiamo questo dialogo che sta crescendo insieme a tutto il percorso della Coppa America. Che aspettative ci sono per il 2027? Le premesse sono fantastiche. Sono state bellissime le regate, l'organizzazione e il successo sia di Cagliari sia ovviamente quello che abbiamo visto il weekend scorso a Napoli. Le risposte del territorio, ma anche dell'audience televisiva in tutto il paese, sono state superiori alle aspettative. Possiamo immaginare che l'anno prossimo sarà ancora meglio”. Lo ha detto Marzio Perrelli, Chief Executive Officer dell'America's Cup Partnership, durante la sua visita al 66esimo Salone Nautico di Genova, in svolgimento fino al 6 ottobre e intitolato ‘We are made of sea’.

  • 10:02 - Premio Malaparte, Pontecorvo Ricciardi: "Proteggiamo l'identità di Capri con la cultura"

    Roma, 4 ott. (Adnkronos) - “Samantha Schweblin è una voce molto amata e molto apprezzata della letteratura contemporanea. Siamo molto grati e orgogliosi che abbia accettato il premio e il nostro invito a Capri”. Così Michele Pontecorvo Ricciardi, presidente della Fondazione Ferrarelle Ets e presidente regionale del Fai Campania, commenta l’assegnazione del Premio Malaparte alla scrittrice argentina e il valore della manifestazione per l’isola.

    “Capri ci dice che è quantomai indispensabile che il Premio Malaparte continui ad esserci”, sottolinea Pontecorvo Ricciardi, spiegando il senso dell’impegno per la cultura in un’isola sempre più frequentata. “La stagione, sia sul piano del meteo che della folla, non è ancora conclusa e quest’isola è sempre più presa d’assalto e ha sempre più bisogno che una fiammella di cultura pensi a proteggerla”.

    Un legame, quello tra Capri e la cultura, che affonda le radici nella storia dell’isola. “Il fatto che quest’isola sia stata sempre rifugio per tanti intelletti sensibili e importantissimi dell’Ottocento e del Novecento europeo e internazionale” rappresenta, secondo il presidente della Fondazione Ferrarelle Ets, “una tradizione da custodire. Il Premio Malaparte si sforza di mantenere questo legame tra l’isola e la grande letteratura e il Fai ritiene che questa sia una tradizione che l’isola non debba assolutamente perdere”.

    Pontecorvo Ricciardi richiama quindi il rapporto tra accoglienza, cultura e lettura. “Il premio è aperto a tutti, ovviamente: l’isola accoglie tutti e questo è importantissimo, ma bisogna riavvicinare in qualche modo il mondo alla lettura”. Un obiettivo che, aggiunge, “non solo il Premio Malaparte può gestire”, ma per il quale “nel nostro piccolo cerchiamo di fare il possibile”. Infine l’invito ai visitatori, con una battuta che sintetizza il messaggio: “Venite a Capri e a leggere libri e non a fare le foto per Instagram”.

  • 09:57 - Festival nazionale economia civile, Mario Mantovani: "Democrazia energetica passa anche dall'Amazzonia"

    Roma, 3 ott. (Adnkronos) - “Democrazia energetica” al centro del programma pomeridiano della terza giornata di lavori al Festival Nazionale dell’Economia Civile di Firenze, giunto all’ottava edizione. Durante il panel è stata presentata la ricerca sull'impatto delle Comunità Energetiche Rinnovabili, collegata al think tank sulle CERIS con l'Osservatorio Nazionale sulla Nuova Economia Sociale e Civile (https://onesc.nexteconomia.org). La ricerca ha mappato 351 CER, comprese CER Solidali e a Impatto Sociale: “Si sviluppano soprattutto dove esistono reti associative e istituzionali forti. I modelli più efficaci sono partecipativi e multistakeholder. Producono risparmio energetico, contrasto alla povertà, investimenti locali e capitale sociale. Restano però poco conosciute: l’indice NESC sulla conoscenza è appena 0,32/1, il valore più basso. Si propone di riconoscere le CER come soggetti economici, con accesso alle risorse, trasparenza e accountability”. Mario Mantovani (ambientalista e Presidente della Fundação Florestal do Estado de São Paulo), ha portato il suo contributo sul tema di democrazia energetica portando l’esempio dell’Amazzonia: “Dove vivono circa 20 milioni di persone: tra i 2 e i 4 milioni risiedono nelle città principali, mentre tutte le altre vivono nella foresta. Anche queste comunità devono poter accedere all'energia: è una questione di democrazia. L’obiettivo dell’associazione che rappresento è quello di portare in questi luoghi pannelli solari, connessione internet e altri strumenti indispensabili per favorire l'integrazione delle popolazioni locali. L'obiettivo è anche aiutare le comunità a valorizzare le proprie attività estrattive e di raccolta dei prodotti della foresta, come le noci del Brasile o le materie prime destinate, per esempio, alla produzione di cosmetici. Cerchiamo di sostenere le persone in ogni fase di questo processo, affinché non siano sfruttate da chi acquista i loro prodotti al prezzo più basso. Vogliamo che conoscano il valore di mercato internazionale delle loro merci, che sappiano quanto valgono e che possano ottenere le certificazioni necessarie per valorizzarle. Si tratta di costruire un'intera filiera economica capace di favorire lo sviluppo”. A commentare il lavoro, Nicola Armaroli (dirigente di ricerca CNR e divulgatore): “Il 90% delle tecnologie che servono per la transizione le abbiamo già. Aspettare sempre la tecnologia che ci salverà, la fusione o la CCS, è un modo per continuare a ritardare una transizione che possiamo già fare. In Italia ci sono 300 GW di richieste di allacciamento presso Terna solo per le rinnovabili, a fronte di una potenza di picco tra i 45 e i 50 GW: se ne realizzassimo un decimo sarebbe già un successo. Il problema è principalmente culturale: vogliamo fare la transizione elettrica, ma ci mancano banalmente gli elettricisti”.

    Nel panel “Chi resta indietro? Abitare insieme in un mondo che cambia”, a confronto i contributi di Alessandro Maggioni (Presidente CCL – Consorzio Cooperative Lavoratori), Anna Meli (Presidente di COSPE), Lorenzo Terzani (Presidente Consorzio Fabrica) e Alessandro Santoni (Coordinatore Nazionale della Consulta dei Piccoli Comuni dell’ANCI e Sindaco Comune di San Benedetto Val di Sambro). “Fabrica - ha detto Terzani - si occupa del tema dell'abitare a favore delle popolazioni delle fasce più deboli. Molti ci guardavano un po' di traverso perché si era convinti che le cooperative sociali si debbano occupare di infanzia e di anziani, ma non di politiche abitative. Invece già 15 anni fa ci era chiaro che questo tema era centrale perché riguarda le fasce più deboli della popolazione”. Quindi Meli: “La crisi abitativa non colpisce tutti allo stesso modo: colpisce precari, giovani, studenti, redditi bassi e medio-bassi, ma quando alla fragilità economica si somma anche un cognome straniero, un colore della pelle diverso, un permesso di soggiorno, le difficoltà aumentano in maniera significativa: c’è un intreccio incredibile fra disuguaglianza e discriminazione”. Infine Santoni: “Chi resta indietro non è necessariamente chi è lontano, ma chi non può scegliere: i piccoli comuni, che rappresentano circa il 70% dei comuni italiani, e il resto del Paese sono due facce della stessa medaglia, e su questo si gioca molto del nostro futuro”.

    E' arrivato poi il momento del “Premio Nazionale Prepararsi al Futuro 2026”, dedicato a tutti gli aspiranti startupper o alle startup costituite da meno di 36 mesi che hanno fatto dello sviluppo sostenibile la loro chiave di business. Silvia Rossi (Direttrice Fondosviluppo) spiega così il senso del premio: “Tra radicamento territoriale e competitività non c'è contraddizione: anzi, il legame con il territorio può diventare un forte fattore distintivo. Da solo però quel legame non basta più: per competere servono innovazione, capacità manageriale, investimenti, competenze digitali, sostenibilità economica e soprattutto la capacità di attrarre le nuove generazioni. La sfida è trasformare l'identità cooperativa in un modo nuovo di fare impresa, forte e radicato nei territori: il fondo mutualistico è uno strumento attivo in questa direzione”. Proprio a questo proposito, Franco Ferrarini (Vicepresidente Fondazione del Credito Cooperativo Tertio Millennio ETS) ha aggiunto: “I dati sulla mutualità ci indicano la rotta: il Credito Cooperativo non si limita a rispondere a un bisogno specifico, ma offre da tempo a cooperative e startup una gamma completa di sostegno e accompagnamento. Secondo l'Istituto Tagliacarne, i clienti del Credito Cooperativo crescono il 12% in più degli altri e fanno più rete: è il segno della qualità di questo accompagnamento. Con la Fondazione Tertio Millennio seguiamo da anni le cooperative di giovani e da cinque anni anche le startup, offrendo alle selezionate un corso di formazione imprenditoriale”.

    La startup premiata è risultata quindi “Atipiche” di Collalto Sabino (Rieti). Si tratta una cooperativa che fa della fermentazione un gesto culturale prima ancora che produttivo. Attorno alla filiera corta e alla valorizzazione delle produzioni locali costruisce un ecosistema di attività agroalimentari, laboratori, percorsi di educazione alimentare, catering ed esperienze territoriali. È un modello economico partecipativo e radicato nella comunità, che trasforma il saper fare contadino in una leva concreta di rigenerazione rurale e di presidio dei luoghi.

    Stefano Zamagni (Professore Emerito di Economia Politica, Università di Bologna e già Presidente della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali 2019-2023) è intervenuto all’interno del panel “Economia Sociale ed Economia Civile: due traiettorie per un futuro comune”, spiegando: “L'economia civile è un paradigma, cioè uno sguardo sulla realtà, ed è la derivazione nella modernità del pensiero francescano. È come un grande ombrello sotto il quale possono trovare spazio modelli diversi, come l'economia sociale, che ne applicano i principi in un determinato contesto storico e geografico”. Parole alle quali Gabriele Sepio (avvocato tributarista e Segretario Generale della Fondazione Terzjus) ha aggiunto: “I modelli che oggi chiamiamo economia sociale sono il portato storico dell'economia civile: organismi senza scopo di lucro che prendono in carico i bisogni della collettività e si

    governano in modo democratico e partecipativo. Un modello economico e giuridico non si costruisce sulla sabbia: se lo vogliamo fondato su reciprocità, gratuità e mutualità, dobbiamo raccogliere gli insegnamenti che arrivano dal Settecento e che oggi trovano attuazione nel Piano nazionale per l'economia sociale”.

    All’interno di un Festival al quale è stato dato ampio risalto alla cultura e al suo valore all’interno di tematiche economiche, è Matteo Spanò (Presidente Fondazione MUS.E Firenze) a spiegarne il significato: “Il festival è stato contaminato dalla cultura, ma è normale se si parla di un evento di economia civile come questo. Io credo che la cultura, analizzata da un lato sotto l'aspetto della quantità, dei numeri, degli aspetti dell'incidenza sul PIL, diventa fondamentale nell’osservare i processi e i metodi. Quindi è bene che anche qui si parli di cultura come settore importante e trainante del PIL, ma anche come metodo di partecipazione”.

    Il Festival nasce da un’idea di Federcasse (Associazione Nazionale delle Banche di Credito Cooperativo, Casse Rurali, Casse Raiffeisen), promosso con Confcooperative, organizzato e progettato con NeXt – Nuova Economia per Tutti, con il contributo di Fondosviluppo, Assimoco, Federazione Toscana delle BCC, Publiacqua e la collaborazione dell’Università degli Studi di Firenze, SEC – Scuola di Economia Civile, Gioosto.com e la Fondazione MUS.E e il patrocinio del Comune di Firenze.

  • 09:54 - Festival nazionale economia civile, il rumore della cultura: quanto impatta l’arte nel contesto economico e sociale?

    Roma, 3 ott. (Adnkronos) - In occasione del Festival Nazionale dell’Economia Civile, ritorna il confronto sul ruolo e sulla forza delle espressioni artistiche nel produrre consapevolezza, empatia e impatto concreto: grazie all’impegno di Fondazione MUS.E nel provare a misurare quello che per sua natura è intangibile, abbiamo una stima di quanto valga davvero un’attività culturale, al di là della sola circolazione di denaro che produce.

    Andare a una mostra, a teatro o a un concerto non si limita a far “girare l'economia”, ma arricchisce il tessuto sociale e culturale della comunità. A testimoniarlo sono i dati misurati attraverso l’algoritmo del Civil Impact®, che per la Fondazione MUS.E registra un valore pari a 3,57: ciò significa che, per ogni euro investito, si realizza un beneficio sociale pari a 3,57 euro. A fronte di un input complessivo pari a € 7.946.702,00, il valore sociale generato sul territorio da MUS.E sfiora i 28,4 milioni di euro (€ 28.383.133,54).

    Accanto alla traduzione economica, si è cercato di misurare anche il profilo di generatività dell’organizzazione stessa, ovvero come i diversi livelli di azione interna ed esterna creano nuove possibilità di relazioni e benessere per le persone e le organizzazioni coinvolte. Questa rilevazione, unica nel suo genere tra le Fondazioni culturali italiane, riporta un profilo di generatività complessivamente medio-alto, attestato da un indice sintetico pari a 6,89 su 10. Il risultato descrive un'organizzazione dotata di una solida consapevolezza del proprio ruolo, di prassi consolidate di sostenibilità e di una spiccata capacità di riflettere sul senso della propria azione istituzionale.

    Nel corso del 2025, inoltre, Fondazione MUS.E ha avviato un percorso formativo e partecipativo promosso dal Presidente e dal Consiglio di Amministrazione per definire la propria Carta dei Valori. L'iniziativa ha coinvolto sia gli organi di governance sia l'intera comunità professionale (68 persone per un totale di 6 incontri, 18 ore di formazione e 36 ore di laboratorio) per costruire una cultura organizzativa condivisa e trasparente.

    I sei valori identitari individuati ed entrati a far parte della vita organizzativa sono:

    ● Persona: riconoscimento dell’unicità, valorizzazione delle potenzialità e rispetto delle diversità.

    ● Trasparenza: comunicazione chiara di scelte e obiettivi per costruire relazioni autentiche.

    ● Passione: l'energia che nutre l’entusiasmo e unisce verso obiettivi comuni.

    ● Responsabilità: consapevolezza delle proprie azioni e impegno nel portarle a termine.

    ● Collaborazione: condivisione di competenze per migliorare il lavoro di squadra e i risultati.

    ● Ascolto: apertura e attenzione per favorire il confronto e l’innovazione.

    Infine, nell'ottica di un continuo miglioramento delle condizioni di benessere e partecipazione dei lavoratori, la Fondazione ha misurato il proprio clima interno tramite l'indagine BESt Work Life® (promossa da NeXt Economia e coerente con il framework BES dell'Istat), registrando un punteggio pari a 5,8 su 10. Un punto di partenza fondamentale per guidare le future strategie di gestione interna e rafforzare l'adesione ai valori aziendali.

  • 00:21 - "Nei post due calici per fingere di non essere soli", sui social la coppia che non c'è

    Roma, 3 ott. (Adnkronos Salute) - Non ci sono solo piatti 'instagrammabili', tavole apparecchiate con cura e mise en place pensate per creare un'atmosfera. E nemmeno soltanto tutorial di skincare, make-up e consigli sull'outfit. Sui social, da Instagram a TikTok fino a Telegram, "anche le immagini della vita privata possono diventare strumenti per costruire e comunicare una precisa identità". Dietro una fotografia apparentemente spontanea, infatti, può esserci una vera e propria scenografia: l'ambiente, la posizione del corpo, la musica, ciò che viene mostrato e, soprattutto, ciò che viene volutamente lasciato fuori dall'inquadratura.

    Tra i fenomeni più curiosi c'è quello della "coppia invisibile": fotografie "costruite ad arte per far pensare che accanto a chi pubblica ci sia un partner, anche quando non c'è nessuno. Ci sono corsi, non solo rivolti agli influencer o agli aspiranti tali, che spiegano come fotografarsi al meglio e come costruire una scenografia. I contenuti non sono mai del tutto casuali: si studiano l'ambientazione, il contenuto, la musica e anche il modo di porsi". Lo evidenzia all'Adnkronos Salute Anna Maria Giannini, docente di Psicologia all'Università degli studi di Roma La Sapienza.

    Un esempio? "Un uomo che non vuole mostrare di essere solo può fotografare un paesaggio, una parte del proprio corpo o un momento della serata - spiega - Può pubblicare la foto di un aperitivo o di una cena, magari con due calici di vino, senza però mostrare la persona che dovrebbe essere seduta accanto a lui. Che cosa comunica questa immagine? Può essere costruita proprio per far pensare che si abbia una relazione o per trasmettere un messaggio di 'non solitudine' - osserva Giannini - Si fa vedere che si è in compagnia, creando interesse e curiosità, ma in realtà non c'è nessuno accanto".

    È una differenza sottile, ma importante: "Non viene mostrato esplicitamente un partner, viene piuttosto lasciato un indizio affinché sia chi guarda la fotografia a completare la storia", aggiunge Giannini. "Al contrario, chi non ha problemi a mostrare la propria solitudine può scegliere immagini molto diverse: un calice di vino accanto a un libro o un tramonto osservato da soli. Chi non vuole mostrarsi in una situazione di solitudine può invece mostrare due bicchieri di vino a tavola, riprendere sé stesso e l'ambiente, ma mai l'altra persona", sottolinea.

    "Anche sui social, dunque, ciò che non viene mostrato può diventare parte del messaggio. Una fotografia non racconta necessariamente quello che sta accadendo davanti all'obiettivo: può raccontare, soprattutto, l'immagine di sé che si vuole trasmettere agli altri", conclude.

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