Mancano ancora 24 ore al verdetto dell’Agenzia europea del farmaco sul vaccino Astrazeneca, sospeso in diversi Paesi Ue dopo alcuni casi di trombosi cerebrale (associata a carenza di piastrine) e su cui, al momento, non ci sono evidenze di un nesso causale. Il presidente dell’Aifa Giorgio Palù, però, intervistato a Porta a porta su Rai1, ha avanzato una prima ipotesi sulla conclusione a cui potrebbero arrivare gli esperti Ue. “Io mi aspetto che l’Ema dia una nota di avvertenza, perché se ci sono soggetti femminili che hanno avuto trombosi, bisognerà studiarli”. L’esperto pensa “soprattutto alle donne che prendono la pillola, che è un farmaco pro-trombotico, o che hanno difetti della coagulazione del sangue”. A suo parere, quindi, l’Agenzia Ue potrebbe suggerire di fare “maggiore attenzione” a questi soggetti quando si somministra il siero Astrazeneca. “Aspettiamo però che ci sia questa valutazione“. Ma gli esperti chiedono maggiore cautela nelle dichiarazioni.

L’alert sulle donne giovani nasce dal fatto che in Germania sono stati accertati in totale sette casi della rarissima trombosi cerebrale della vena sinusale in concomitanza con piastrinopenia, di cui sei donne e un uomo. Va quindi chiarito se soffrissero già di difetti della coagulazione del sangue o se il fenomeno sia stato favorito anche dalla contemporanea assunzione della pillola anticoncezionale. Che ci sia un minimo rischio di trombosi per chi la assume, infatti, è riportato nei foglietti illustrativi. Su questo però il professor Marco Gambacciani della Società italiana Menopausa avverte: “La pillola non aumenta il rischio di trombosi in maniera clinicamente rilevante in donne giovani che non hanno problemi di salute, così come non aumentano i fattori di rischio per le donne in menopausa che non hanno controindicazioni e assumono la terapia ormonale sostitutiva”. A suo parere, le parole di Palù sono “l’ennesimo attacco alla salute delle donne” e bisogna fare attenzione a mandare certi messaggi su Astrazeneca senza “evidenze scientifiche”: “È davvero dannoso generare confusione e paure”. Gambacciani sostiene che “al momento l’unica evidenza che abbiamo è che nel Regno Unito l’unico effetto collaterale del vaccino è stato quello di ridurre di cento volte la mortalità per Covid“.

Anche la professoressa Alessandra Graziottin, direttrice del Centro di Ginecologia e Sessuologia Medica del San Raffaele Resnati di Milano, vuol specificare che, nonostante fare “‘attenzione alla contraccezione’ è corretto perché è un fattore in più che in soggetti predisposti, per fattori genetici o acquisiti, può scompensare la bilancia verso l’ipercoagulabilità”, si deve usare “cautela”. Mentre Antonio Ragusa, direttore di Ostetricia e ginecologia all’Ospedale Fatebenefratelli di Roma, ricorda che “nel Regno Unito su 17 milioni di persone vaccinate con Astrazeneca c’è stata una cinquantina di eventi tromboembolici, il che vuol dire la metà del numero che ci si aspetta normalmente. Dire pubblicamente che la pillola è un farmaco pro-trombotico senza parlare dei benefici e dire che la stessa pillola diminuisce drasticamente i tumori all’ovaio e all’intestino è un grave errore di comunicazione“. Mentre parla di “rischio estremamente basso” la presidente della Società italiana della contraccezione, Franca Fruzetti: “Bisogna smettere di dire che è un farmaco pro-trombotico. Una comunicazione sulla contraccezione ormonale fatta così è una bomba a mano, non vedo il motivo per creare allarmismo, questa comunicazione ha gettato nel panico le donne che prendono la pillola, abbiamo ricevuto un numero incredibile di telefonate”.

In realtà, questione pillola a parte, anche Palù sostiene che “il rapporto rischi-benefici” del vaccino della casa anglo-svedese resta “nettamente a favore dei benefici”. Un concetto ripetuto anche dall’Oms, che su Twitter sottolinea: “Il numero di eventi gravi verificatisi a seguito di vaccini contro il Covid-19 è stato estremamente basso rispetto ai milioni di vaccinati. È importante che le campagne di vaccinazione continuino, per prevenire gravi malattie”. Nel frattempo, spiegano, gli esperti Oms e Ema “stanno esaminando i dati sui casi di coaguli del sangue in persone che erano state vaccinate con AstraZeneca e in settimana arriveranno alla conclusione se alcune o tutte le condizioni erano legate alla vaccinazione o provocate da altri fattori“. Anche il ministro della Salute Roberto Speranza, nel corso della sua audizione alle Commissioni Affari sociali della Camera e Sanità del Senato, auspica che “già nella giornata di domani possano arrivare i chiarimenti e le rassicurazioni necessarie per poter superare le difficoltà delle ultime giornate. Pretendiamo il massimo livello di sicurezza”, ha spiegato.

In replica alle domande dei parlamentari, Speranza ha poi ricostruito come si è arrivati alla decisione dello stop precauzionale. “La sospensione temporanea delle somministrazioni di AstraZeneca, avvenuta il 15 marzo in Italia, in Germania, in Francia, in Spagna e poi a seguire in numerosi ulteriori Paesi europei è stata il frutto di un confronto prima tra le Agenzie regolatorie e poi tra i ministri della Salute in costante raccordo con i capi dell’esecutivo”. L’alert è partito da Berlino, dove il “prestigioso Paul Ehrlich Institut ha segnalato in Germania sette casi di trombosi che si sono verificati tra i 4 e i 16 giorni successivi alla somministrazione del vaccino in pazienti giovani, tra i 20 e i 50 anni, tra i quali forme molto rare di trombosi cerebrale dei seni venosi in concomitanza con piastrinopenia e sanguinamento. Queste evidenze hanno indotto gli esperti tedeschi a suggerire di sospendere la vaccinazione con AstraZeneca”. In Italia, invece, “prima la Procura di Siracusa e poi quella di Biella avevano sospeso prima il lotto Abv2856 e poi il lotto Abv5811. Alla luce di queste considerazioni e della concatenazione di eventi i principali Paesi europei, in accordo tra loro – rimarca il ministro – hanno valutato in via del tutto cautelare e precauzionale di sospendere la somministrazione di AstraZeneca e di chiedere all’Ema un chiarimento su tutti gli ultimi dati emersi dalla farmacosorveglianza in Germania e non solo”.

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